NEW YORK — Una parola sparisce dal nome della missione: «referendum». La bozza di risoluzione che gli Stati Uniti hanno distribuito giovedì ai quindici membri del Consiglio di sicurezza ribattezza la Minurso, la Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara occidentale, in Missione delle Nazioni Unite per il Sahara occidentale. Lo stesso giorno il Fronte Polisario, il movimento indipendentista saharawi, ha risposto con una lettera: se il testo passa così, lascia il processo di pace.Il voto è fissato per sabato 31 ottobre, quando scade il mandato della missione, riferisce Security Council Report, l’osservatorio indipendente che segue i lavori del Consiglio. Il testo americano definisce «un’autonomia genuina sotto sovranità marocchina» come «l’unica soluzione fattibile» e fa del piano di Rabat la sola base negoziale. Un anno fa la risoluzione 2797 parlava di esito «più fattibile» e citava ancora l’autodeterminazione.La Minurso è nata nel 1991 proprio per organizzare la consultazione che avrebbe dovuto decidere il destino dell’ex colonia spagnola, un territorio grande quanto la Gran Bretagna conteso dal 1975, quando Madrid si ritirò e il Marocco lo annesse. Il referendum non si è mai tenuto. Il piano marocchino del 2007 offre un’assemblea, un esecutivo e giudici locali eletti; difesa, esteri e religione restano a Rabat. Il Polisario chiede un voto con l’opzione indipendenza.Secondo la stampa marocchina, che dice di aver visionato il testo, la bozza chiude la componente militare della missione il 30 aprile 2027 e la trasforma per sei mesi in una missione politica speciale. Il personale in uniforme va dimezzato entro il 31 gennaio 2027 e il segretario generale António Guterres deve presentare il nuovo assetto entro il 15 dicembre. Il preambolo registra i riconoscimenti crescenti della sovranità marocchina, elogia la «leadership» di Donald Trump e lamenta la mancata partecipazione «di una parte» ai negoziati. Per i rifugiati dei campi di Tindouf, nel deserto algerino, auspica «soluzioni individuali, volontarie e durature».La lettera del PolisarioIl rappresentante del Fronte all’Onu, Sidi Mohamed Omar, ha scritto giovedì alla presidente di turno del Consiglio, l’ambasciatrice greca Aglaia Balta. La bozza «non può costituire la base di alcuna deliberazione» e «riflette pienamente la posizione nazionale del penholder e quella del Marocco, lo Stato occupante», si legge nel testo diffuso dalla Sahrawi Press Service, agenzia ufficiale della Repubblica araba saharawi democratica, lo Stato proclamato dal Polisario. Se la risoluzione passa «senza modifiche sostanziali e significative», il Fronte «non avrà altra scelta che ritirarsi dall’intero processo di pace».Rabat non ha commentato la lettera. La sua posizione l’ha fissata il 13 ottobre l’ambasciatore marocchino all’Onu, Omar Hilale, davanti alla commissione dell’Assemblea generale che si occupa di decolonizzazione: la risoluzione dell’anno scorso è «una svolta irreversibile». Dall’Algeria, che ospita e sostiene il Polisario, nessuna reazione pubblica finora.La 2797 passò il 31 ottobre 2025 con 11 voti favorevoli e le astensioni di Russia, Cina e Pakistan; l’Algeria, allora membro del Consiglio, non partecipò al voto. Nei mesi successivi Marocco, Polisario, Algeria e Mauritania si sono seduti tre volte allo stesso tavolo, a Washington e a Madrid, con l’inviato personale di Guterres Staffan de Mistura. Trump ha ribadito a luglio il sostegno alla sovranità marocchina; Francia, Regno Unito e Spagna si sono allineate a Rabat. Con il passaggio da «più fattibile» a «unica», il Consiglio smette di arbitrare tra due progetti e ne certifica uno solo.Nella lettera Omar ricorda che la Minurso fu dispiegata «sulla base dell’accordo reciproco delle due parti». Un anno fa l’ambasciatore algerino Amar Bendjama aveva detto in aula: «La decisione finale sul futuro non può e non deve appartenere ad altri che al popolo sotto dominio coloniale».