Sudan, allarme carestia: oltre 30 Paesi chiedono accesso umanitario e nuovi finanziamenti

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La crisi alimentare in Sudan assume dimensioni sempre più drammatiche. Oltre 30 Paesi hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta per richiamare l’attenzione internazionale sul rischio di carestia e chiedere alle parti in conflitto di consentire l’ingresso degli aiuti umanitari nelle aree maggiormente colpite dalla guerra. Tra i firmatari figura anche l’Italia, rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.Secondo i dati riportati nella dichiarazione, 19,5 milioni di sudanesi, pari al 41 per cento della popolazione, si trovano in condizioni di grave insicurezza alimentare acuta. Di questi, circa 5 milioni vivono una situazione di emergenza, caratterizzata da difficoltà estreme nell’accesso al cibo e ai beni essenziali.Il deterioramento delle condizioni alimentari è strettamente legato al protrarsi della guerra, che ha compromesso la produzione agricola, interrotto le attività commerciali e ostacolato la distribuzione degli aiuti. Le conseguenze ricadono soprattutto sulla popolazione civile, già provata dagli sfollamenti e dal progressivo indebolimento dei servizi essenziali.I ministri firmatari chiedono alle parti belligeranti di eliminare gli impedimenti alle operazioni umanitarie, garantendo agli operatori un accesso sicuro, rapido e senza restrizioni arbitrarie. La dichiarazione richiama inoltre la necessità di proteggere il personale impegnato nei soccorsi e di evitare attacchi contro le infrastrutture civili.Particolare attenzione viene riservata al Darfur, una delle regioni maggiormente colpite dal conflitto. I Paesi firmatari sollecitano l’apertura e la sicurezza di tutte le vie di transito utilizzabili per la distribuzione degli aiuti, compresi i collegamenti aerei, considerati essenziali per raggiungere le comunità isolate.L’appello si rivolge anche alla comunità internazionale e alle istituzioni finanziarie e di sviluppo, alle quali viene chiesto di aumentare con urgenza i finanziamenti destinati alla risposta umanitaria. Senza nuove risorse, gli interventi di assistenza rischiano di non riuscire a soddisfare le necessità di una popolazione sempre più dipendente dagli aiuti esterni.La dichiarazione evidenzia come la risposta alla crisi non possa limitarsi all’invio di derrate alimentari. Per scongiurare un ulteriore aggravamento della situazione è necessario assicurare continuità alle operazioni di soccorso, tutelare le infrastrutture indispensabili alla vita civile e permettere alle organizzazioni umanitarie di raggiungere le persone in condizioni di maggiore vulnerabilità.Con la firma di Tajani, l’Italia si associa alla richiesta internazionale di un intervento immediato per prevenire la carestia. Il documento sottolinea l’urgenza di garantire assistenza alla popolazione sudanese, mentre il protrarsi delle ostilità continua a compromettere le possibilità di una risposta umanitaria adeguata.