WASHINGTON — «Non mi risulta che sapessimo in anticipo di questa decisione. Ma è irrilevante». Marco Rubio, segretario di Stato americano, ha risposto così mercoledì ai cronisti che lo seguono a Mumbai, in India, sulla frenata imposta a Starshield, la versione militare della rete satellitare Starlink usata dalle forze ucraine. Poche ore prima il Wall Street Journal aveva scritto, citando funzionari americani, che l’ordine era partito da Elon Musk in persona, fondatore e amministratore delegato di SpaceX, la società che possiede i satelliti.Gli elementi della vicenda sono questi. Nella notte del 14 ottobre, senza preavviso, i terminali ucraini in movimento sopra i 160 chilometri orari hanno perso il collegamento. Sono rimasti a terra i droni d’attacco a medio raggio e gli intercettori, non i piccoli droni a radiocomando diretto né le postazioni fisse al fronte. Secondo la ricostruzione della difesa ucraina, i droni russi a reazione viaggiano sui 300 chilometri orari e Kiev chiede una copertura affidabile fino a 450. Il collegamento è stato ripristinato in parte il giorno dopo.La versione del Wall Street Journal è che Musk «ha messo un tetto alle velocità alle quali l’hardware ucraino poteva restare connesso alla rete», rendendo alcuni droni praticamente inutilizzabili. Due persone informate raccontano al giornale che Musk e il presidente Donald Trump ne hanno parlato al telefono poco dopo che la misura è diventata pubblica, mentre Trump era in campagna elettorale; una di loro sostiene che ne avessero discusso anche prima. Altri funzionari dicono invece che Musk ha agito da solo. Le lamentele pubbliche del presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno aperto un’indagine informale dentro la Casa Bianca.Musk ha replicato su X, ore dopo l’articolo: «Qualsiasi limite di velocità o di utilizzo è deciso dall’esercito americano e in ultima istanza dal presidente». Starshield, ha aggiunto, è «di proprietà e sotto il controllo del governo degli Stati Uniti». SpaceX non ha risposto alle domande di Reuters, e la vicenda non è stata nemmeno citata nella presentazione dei conti trimestrali della società, uscita pochi minuti prima.Le versioni di WashingtonI personaggi, uno a uno. Pete Hegseth, segretario alla Difesa, martedì: «Non abbiamo ritirato nulla. Ci sono condizioni di servizio che vanno rispettate, ed è lì che Starlink ha la facoltà di prendere quelle decisioni. Non abbiamo dato alcuna direttiva». Trump, lunedì: non sa chi abbia ordinato il blocco, «ma vorrei scoprirlo».Rubio ha cambiato posizione nel giro di quattro giorni. Sabato aveva detto che «nessuno ha ordinato di rallentare Starlink, è successo e basta» e che «non sono sicuro che Zelensky sappia di cosa parla, ma non è stato deliberato», frase criticata da parlamentari di entrambi i partiti. Mercoledì ha spiegato che la questione «è regolata da un contratto commerciale privato» su come il materiale può essere usato e a quali velocità.I punti che non tornano sono almeno due. Reuters aveva riferito il 15 ottobre, citando due funzionari americani e uno occidentale, che l’ordine era partito dalla Casa Bianca verso il Pentagono; fonti vicine all’amministrazione hanno poi detto che non veniva da Trump. E Zelensky, domenica in un’intervista televisiva, ha insistito: «Certo che il messaggio è arrivato dal governo», con SpaceX nel ruolo di esecutore. L’amministrazione nega. Il senatore repubblicano Thom Tillis ha chiesto un’indagine sull’operato del Pentagono.Sullo sfondo, nelle ultime settimane Musk e Trump hanno criticato gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, che il presidente collega al rincaro dell’energia. Kiev ha denunciato anche una stretta sulla condivisione di intelligence, che Washington nega e che Zelensky dice rientrata. La partita, per l’Ucraina, è che la rete da cui dipendono i suoi droni risponde a un’azienda privata e a un’amministrazione che in questi giorni tratta con Mosca.Martedì a Oslo Zelensky ha visto l’inviato di Trump Steve Witkoff, colloqui definiti «costruttivi» da un funzionario americano. Dopo una telefonata con Rubio ha detto di aver discusso «la situazione di Starlink e Starshield, che va ripristinata», i missili Patriot e l’intelligence: sull’allerta antimissile «ora funziona, è fantastico». Mercoledì Witkoff è arrivato a San Pietroburgo per incontrare Vladimir Putin, accolto all’aeroporto dall’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev; i media di Stato russi hanno annunciato il rilascio dell’insegnante americano Stephen Hubbard, prelevato dalla sua casa in Ucraina dopo l’invasione.Resta senza risposta la domanda di partenza: chi ha dato l’ordine. Nessun funzionario americano, nota Reuters, ha finora detto pubblicamente di aver chiesto a SpaceX di togliere il blocco.