BELGRADO — Marija Nedeljkovic Radic ha 47 anni e giovedì sera era in piazza Slavija, nel centro di Belgrado, all’ultimo comizio della lista degli studenti prima del voto di domenica. «Davvero, per la prima volta nella mia vita credo che sia possibile», ha detto. E poi: «Sono venuta perché i giovani mi hanno finalmente dato la speranza che si possa vivere in un Paese normale».A tre giorni dalle legislative anticipate del 25 ottobre, il movimento nato dalle proteste studentesche ha portato in piazza la folla più grande della campagna e sfida Aleksandar Vucic, l’uomo che domina la politica serba da oltre un decennio. Vucic, dimessosi a settembre dalla presidenza per candidarsi a primo ministro, ha ammesso che la Student List è avanti nei sondaggi, sostenendo però che il distacco si sta riducendo. Dal palasport dove teneva il suo comizio, dall’altra parte della città, ha gridato ai suoi: «Usciamo a votare e sconfiggiamoli! Sconfiggiamoli nettamente!».Sulla folla di Slavija le cifre divergono: l’Associated Press parla di «centinaia di migliaia» di persone, l’Agence France-Presse di decine di migliaia, il gruppo indipendente Archive of Public Gatherings, che conta le piazze serbe, di circa 150.000. I cortei sono entrati nella piazza da tutte le direzioni, con fischietti, fumogeni, telefoni accesi e cori di «Vittoria». In mezzo alla gente spuntava una sagoma di cartone del tennista Novak Djokovic.Dal palco ha parlato Jugoslav Gasic, professore universitario e candidato della lista: «Mettiamo fine a 14 anni di umiliazione, caos e tradimento, e a decenni di interessi personali e di partito messi davanti ai vostri. Meritate di meglio, e sappiamo come darvelo». Una studentessa di recitazione, Natalija Stepanovic, ha chiuso così: «Mancano tre giorni e passeranno».Il movimento è nato nel novembre 2024, quando la pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, seconda città del Paese e appena ristrutturata, crollò uccidendo 16 persone. Il disastro, attribuito da gran parte dell’opinione pubblica alla corruzione, ha innescato le manifestazioni più grandi dalla caduta di Slobodan Milosevic nel 2000, e le richieste di trasparenza sono diventate richiesta di elezioni anticipate. La lista non ha un leader: presenta 250 candidati per i 250 seggi del Parlamento, molti accademici o persone estranee alla politica, con un programma centrato sulla lotta alla corruzione. Nelle ultime settimane gli studenti hanno marciato per giorni attraverso il Paese, comprese le campagne che sono la roccaforte del Partito Progressista Serbo di Vucic.Sondaggi in contraddizioneI numeri raccontano due Paesi diversi. L’istituto NSPM, in un’indagine pubblicata martedì, dà la Student List al 44,5 per cento e la coalizione di Vucic al 42,7 tra chi ha deciso, con quasi un elettore su cinque ancora indeciso. Faktor Plus, istituto considerato vicino al governo, a settembre assegnava invece a Vucic il 48,6 per cento e agli studenti il 37,1. Il politologo Dusan Vucicevic dell’Università di Belgrado ha detto all’AFP che la Serbia non ha sondaggi indipendenti affidabili, ma si aspetta che gli studenti superino il 40 per cento, molto più di qualsiasi lista di opposizione dal 2012, l’anno in cui il partito di Vucic prese il potere.Vucic ha condotto una campagna aggressiva. Ha accusato il movimento di essere un tentativo di colpo di Stato finanziato dall’estero per distruggere il Paese e ha detto di aspettarsi una vittoria con diverse centinaia di migliaia di voti di scarto. Respinge le accuse di corruzione su larga scala, di legami con la criminalità organizzata e di soffocamento della libertà di stampa. Giovedì, dopo il comizio, è passato in radio e poi sulla televisione di Stato RTS.Ventiquattro organizzazioni della società civile serba hanno avvertito questa settimana che mancano le condizioni per «elezioni libere ed eque»; un gruppo di monitoraggio ha contato oltre 100 episodi violenti durante la campagna. Mercoledì i procuratori hanno interrogato sei persone arrestate con l’accusa di preparare «violenze, disordini e attacchi» il giorno del voto. In due anni di proteste decine di studenti sono stati fermati. L’Unione europea, di cui la Serbia è candidata all’adesione, ha espresso preoccupazione per la sicurezza e la correttezza del voto.Per domenica l’Associated Press prevede una corsa serrata e il timore di incidenti se entrambe le parti rivendicheranno la vittoria. In piazza Slavija, giovedì, nessuno pensava a lunedì.