Sudan, i paramilitari hanno colpito 43 volte gli ospedali di el-Fasher, in Darfur: 55 operatori sanitari uccisi

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EL-FASHER — 43 attacchi in diciassette mesi, un ospedale centrato 25 volte in un solo giorno, droni che inseguivano i carretti dei feriti. Un’inchiesta della BBC pubblicata oggi mette in fila gli assalti alle strutture sanitarie di el-Fasher, capoluogo del Darfur settentrionale, durante l’assedio e la presa della città da parte delle Forze di supporto rapido, i paramilitari in guerra con l’esercito sudanese dall’aprile 2023. Non colpi dispersi, è la conclusione, ma lo smantellamento pianificato della sanità di un’intera città.Il conteggio va dal maggio 2024 all’ottobre 2025 e si basa su testimoni, medici e sulle fotografie del Comitato di resistenza locale, la rete di volontari che ha documentato l’assedio dall’interno. Fra gli operatori sanitari l’inchiesta conta 55 uccisi, 120 feriti e dieci rapiti o scomparsi. «Cercavano di evacuare gli ospedali, di metterli fuori servizio, perché il sistema sanitario è la pietra angolare di qualsiasi città», racconta Muhamed Suliman, chirurgo rimasto in città per tutto l’assedio. «È stato intenso. È stato deliberato. È stato pianificato».Il caso più grave è il Saudi Hospital: in una sola giornata fu colpito fino a 25 volte, con l’artiglieria e con droni che i medici chiamavano «razzi intelligenti» per la precisione con cui arrivavano sui reparti. Due giorni dopo la caduta della città, il 28 ottobre 2025, l’assalto al Saudi Maternity Hospital fece almeno 460 morti, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità.Gli altri episodi si somigliano. Un drone seguì un carretto trainato da un asino che trasferiva due pazienti: morirono i malati, il conducente e l’animale. Un medico fu picchiato con il calcio dei fucili e si salvò fingendosi morto; i miliziani gli dissero «qui non ci sono cittadini, tu sei Falangi», termine dispregiativo per i sudanesi non arabi, e poi «lasciatelo, l’immondizia è morta». L’ospedale pediatrico divenne un centro di detenzione. In una città accerchiata da un anno e mezzo, colpire gli ospedali significava colpire l’ultima cosa che la teneva in piedi.La replica dei paramilitariLe Forze di supporto rapido respingono le conclusioni. Il loro «ministro della Salute», il dottor Nugud, parla di propaganda e di un tentativo dell’esercito e dei suoi alleati di infangare la reputazione del movimento: «Anche i medici sono alleati con le Forze congiunte e con l’esercito, per questo non ci si può basare su quella narrazione». Nugud sostiene che gli ospedali fossero usati a fini militari, l’unico caso in cui il diritto internazionale toglie la protezione a una struttura sanitaria. L’inchiesta non ha trovato prove indipendenti di quell’uso e il governo della regione del Darfur lo nega.Volker Türk, alto commissario Onu per i diritti umani, a cui i risultati sono stati sottoposti prima della pubblicazione, li definisce «profondamente inquietanti» e coerenti con il monitoraggio del suo ufficio: i paramilitari «hanno colpito ripetutamente i principali ospedali di el-Fasher e le strutture sanitarie improvvisate, distruggendole o danneggiandole gravemente», violazioni che possono costituire crimini di guerra. Medici senza frontiere, in un comunicato durante l’assedio, era stata più cauta: non sapeva se gli ospedali fossero presi di mira apposta, ma «i belligeranti non prendono alcuna precauzione per risparmiarli».El-Fasher, ultima roccaforte dell’esercito in Darfur, cadde il 26 ottobre 2025 dopo 18 mesi di assedio. Nei primi tre giorni, secondo l’ufficio di Türk, furono uccise oltre 6.000 persone, circa 500 delle quali in un dormitorio universitario. A luglio una missione d’inchiesta Onu ha concluso che a el-Fasher i paramilitari hanno commesso un genocidio e un tribunale di Port Sudan, sede del governo militare, ha condannato a morte in contumacia il loro capo, Mohamed Hamdan Dagalo detto Hemedti, già sanzionato dagli Stati Uniti, insieme ad altri 15 dirigenti. La coalizione politica che include i paramilitari ha respinto la sentenza; dove si trovi Hemedti non è noto.Domenica cade il primo anniversario della presa della città. La missione Onu ha già avvertito che lo stesso schema rischia di ripetersi a el-Obeid, nel Kordofan, nel centro del Paese: mezzo milione di abitanti e oltre 83.000 sfollati, oggi accerchiati dagli stessi paramilitari.