Brasile, Lula e Flávio Bolsonaro appaiati al 50 per cento nell’ultimo sondaggio prima del ballottaggio di domenica

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BRASÍLIA — Cinquanta a cinquanta. L’ultimo sondaggio Datafolha prima del ballottaggio di domenica, diffuso giovedì e ripreso da Bloomberg, dà il presidente Luiz Inácio Lula da Silva e il senatore Flávio Bolsonaro esattamente appaiati sui voti validi, quelli che escludono schede bianche e nulle. Una settimana fa il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro era avanti di 2 punti. Sui dati grezzi conserva un punto di vantaggio, 47 contro 46, con il 7% degli elettori fra indecisi e intenzionati a votare scheda bianca o nulla.Gli altri istituti raccontano la stessa corsa. Nexus per la banca d’affari BTG Pactual dà Flávio avanti di sei decimi, AtlasIntel di poco più di 2 punti, e in entrambi i casi la forbice si è ristretta dalla metà di ottobre. Al primo turno, il 4 ottobre, Flávio aveva ottenuto il 47% e Lula il 45%. Il presidente, 80 anni, del Partito dei lavoratori, cerca il quarto mandato; lo sfidante, 45 anni, senatore del Partito liberale, corre al posto del padre, dichiarato ineleggibile e in carcere.Il quadro cambia se si guarda ai mercati. Kalshi, piattaforma americana di scommesse sugli eventi, giovedì mattina dava a Bolsonaro oltre l’80% di probabilità di vittoria, ha riferito Rebecca Patterson, senior fellow del Council on Foreign Relations, il centro studi di New York. Gli investitori applaudono le promesse di tagli alla spesa, riduzione dei ministeri e privatizzazioni: ogni volta che i sondaggi si muovono verso la destra il real si rafforza e il costo di assicurarsi contro un default del Brasile scende. C’è, ha detto Patterson, «una disconnessione fra ciò che vogliono gli elettori brasiliani e ciò che vogliono i mercati».Quella disconnessione spiega perché un vantaggio di un punto nei sondaggi valga così tanto per la finanza e così poco nelle urne. Shannon O’Neil, vicepresidente per gli studi dello stesso Council on Foreign Relations e specialista di America Latina, considera la partita di Flávio, «sua da perdere», ma strettissima: pesano l’inflazione, le bollette dell’elettricità e il debito privato, con «quasi metà dei brasiliani» indebitata e con la sensazione di non venirne fuori. Lula promette di aiutare le famiglie a rinegoziare i prestiti; la campagna Bolsonaro propone la stessa cosa, e il suo responsabile ha dovuto rimangiarsi in fretta l’accenno a tagli alla Bolsa Família, il sussidio alle famiglie povere. Le Monde descrive il voltafaccia di una parte dei ceti medi che, dopo diciassette anni di politiche sociali del Partito dei lavoratori, non arriva comunque a fine mese.Stasera l’ultimo dibattitoI due candidati si affrontano stasera, nella notte italiana, negli studi di TV Globo a Rio de Janeiro, subito dopo il telegiornale della sera: è il secondo e ultimo confronto televisivo, l’ultima occasione per spostare gli indecisi. Il primo, domenica 18, è stato uno scontro personale fatto di accuse reciproche di menzogna e corruzione. «Il Brasile ti manderà in pensione», ha detto Flávio a Lula; il presidente gli ha risposto che perdendo l’immunità parlamentare si ritroverebbe esposto, perché «ci sono molte indagini nella tua vita, e le metterò in moto».Il dibattito del primo turno non si era tenuto: il 1° ottobre Globo lo aveva annullato citando l’«incertezza giuridica» creata da due decisioni della corte elettorale e della Corte suprema, mentre Flávio aveva già annunciato il forfait denunciando la «censura imposta dalla corte elettorale». La giustizia elettorale è rimasta in campo per tutta la campagna, con ordini contro entrambi: la rimozione di video d’attacco a Lula e alla first lady Janja, e a Flávio la cancellazione di tre post, fra cui contenuti generati con l’intelligenza artificiale che legavano il presidente alle due maggiori organizzazioni criminali del Paese.Il 15 ottobre la campagna di Lula ha denunciato Meta alla corte elettorale, accusando gli algoritmi di Facebook e Instagram di favorire Bolsonaro. L’azienda ha risposto martedì di aver «completato l’attuazione delle misure» per garantire parità di trattamento, ma nega «qualsiasi parzialità, manipolazione o interferenza intenzionale» e attribuisce gli incidenti a limiti tecnici. Sul tavolo resta un dato che O’Neil ricorda a entrambi gli schieramenti: «nella storia brasiliana chi vince il primo turno ha poi vinto il voto finale quasi sempre».