Pensioni: ecco quanto si rischia di perdere nel 2027

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Andare in pensione con un assegno più basso, a parità di contributi versati, è il rischio per chi lascerà il lavoro dal 2027. La revisione dei coefficienti di trasformazione, i parametri che convertono il montante contributivo accumulato durante la carriera in una rendita previdenziale, determinerà una riduzione degli importi rispetto ai valori del 2024. Secondo le simulazioni dell’Osservatorio Previdenza della Cgil, curate da Ezio Cigna, l’effetto combinato degli aggiornamenti del 2025 e di quelli previsti per il 2027 può tradursi in perdite che arrivano a oltre 35mila euro nell’intero periodo di pensionamento.Il meccanismo è legato anche all’andamento della speranza di vita: i coefficienti vengono aggiornati periodicamente e incidono sul calcolo della quota contributiva della pensione. A parità di montante, un coefficiente più basso produce un assegno inferiore. Il confronto elaborato dal sindacato, mantenendo invariati età di uscita e contributi accumulati, stima una riduzione complessiva del 3,38% a 64 anni, del 3,65% a 67 anni e del 4,10% a 71 anni rispetto ai parametri del 2024.Da mille a quattromila euro: le simulazioniLe cifre cambiano in funzione dell’importo iniziale della pensione. Per un assegno lordo mensile di mille euro, la simulazione riferita ai 67 anni indica una riduzione a 963,48 euro con i coefficienti del 2027. La differenza è di circa 475 euro lordi all’anno e, considerando la durata convenzionale della pensione adottata nello studio, la perdita cumulata è stimata in 6.923 euro per gli uomini e 8.822 per le donne.Con una pensione iniziale di 1.500 euro lordi al mese, il minor importo raggiunge circa 712 euro annui. Sul periodo considerato, il conto sale a 10.385 euro per gli uomini e a 13.234 euro per le donne.Per chi parte da un assegno di 2mila euro mensili, il confronto è ancora più significativo. Con i parametri del 2025-2026 la pensione teorica sarebbe di 1.959,81 euro, mentre con quelli del 2027 scenderebbe a 1.926,96 euro. Rispetto ai coefficienti del 2024, la differenza è di circa 73 euro al mese e 950 euro all’anno. La perdita complessiva stimata arriva a 13.846 euro per gli uomini e a 17.645 euro per le donne.Salendo a 3mila euro mensili, la pensione si ridurrebbe a 2.890,44 euro, con una perdita annua di circa 1.424 euro e un ammanco cumulato fino a 26.467 euro per le donne. Per un assegno iniziale di 4mila euro, la riduzione annua sfiora i 1.900 euro: nell’intero periodo convenzionale, la perdita è stimata in 27.694 euro per gli uomini e 35.290 euro per le donne.Perché le perdite sono maggiori per le donneLa differenza tra uomini e donne non dipende da coefficienti diversi, che sono uguali per entrambi, ma dalla durata del pensionamento ipotizzata nelle simulazioni. Lo studio considera un’età di 81,7 anni per gli uomini e di 85,7 anni per le donne. Si tratta dunque di proiezioni costruite su una durata convenzionale, non di previsioni certe sull’importo complessivo che ogni pensionato perderà.Anche il momento in cui si lascia il lavoro modifica il risultato. Su una pensione teorica di 2mila euro, la riduzione rispetto ai coefficienti del 2024 porta l’assegno a 1.932,48 euro a 64 anni e a 1.917,96 euro a 71 anni. La diminuzione percentuale è maggiore con l’età, ma questo non significa necessariamente una perdita cumulata superiore: chi si ritira più tardi, infatti, percepisce la pensione per un periodo mediamente più breve.Il caso di uno stipendio da 30mila euro lordiLe simulazioni prendono in esame anche un lavoratore con una retribuzione finale di circa 30mila euro lordi annui e un montante contributivo vicino a 284mila euro. A 67 anni, l’assegno teorico passa da 1.250,13 euro mensili con i coefficienti del 2024 a 1.204,48 euro con quelli del 2027. La differenza è di 45,65 euro al mese, pari a 593,50 euro annui. Nell’arco del pensionamento ipotizzato, la perdita raggiunge 8.724 euro per gli uomini e 11.098 euro per le donne.È importante distinguere l’effetto del prossimo aggiornamento da quello già entrato in vigore. La sola revisione prevista per il 2027 comporta, a 67 anni, una riduzione dell’1,68%; il calo complessivo rispetto al 2024 arriva invece al 3,65%, perché comprende anche la revisione precedente.Nessun taglio alle pensioni già liquidateI nuovi coefficienti non riducono gli assegni di chi è già in pensione: riguardano i futuri pensionamenti e, per chi rientra nel sistema misto, incidono esclusivamente sulla componente contributiva del trattamento. Le stime della Cgil misurano quindi l’impatto delle regole di calcolo per chi deve ancora lasciare il lavoro, non una decurtazione generalizzata delle pensioni in pagamento.«In pensione sempre più tardi e con assegni più bassi: questa è la verità che emerge dai numeri», sostiene Stefania Filetti, segretaria confederale della Cgil. Il sindacato chiede maggiore flessibilità in uscita, il riconoscimento dei lavori gravosi e di cura e una pensione di garanzia per i giovani. Le richieste saranno anche tra le ragioni dello sciopero annunciato per il 20 novembre. «La maggiore longevità è una conquista sociale», osserva Filetti, «non può diventare la giustificazione per chiedere nuovi sacrifici».Enrico Foscarini, 23 ottobre 2027L'articolo Pensioni: ecco quanto si rischia di perdere nel 2027 proviene da Nicolaporro.it.