Zanzibar, il console Totisco: «Paese strategico nel Piano Mattei»

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Attraversare latitudini come destino e l’Italia come orizzonte di ritorno, in un arcipelago dove le grandi aziende «possono tornare a investire». Tradito subito dal favellare toscano, albergatore «ancora oggi», Stefano Totisco è il volto delle istituzioni italiane a Zanzibar, dove «si parla e si mangia come a Livorno». Lì da venticinque anni, come testimonia la pelle assolata dalla luce dell’Oceano Indiano, guarda con ottimismo la nuova stagione aperta dal Piano Mattei, che dal gennaio 2025 include la Tanzania tra i paesi prioritari: «Imprescindibile il peso strategico».E presto si passerà all’azione. «Tra alcune settimane giungerà a Zanzibar una delegazione di sessanta persone, tra sottosegretari, viceministri e imprese come Lavazza, Illy, Borbone». Una missione di cui ancora non c’è traccia nei canali ufficiali e che il console anticipa a Notizie Geopolitiche. Da Londra a Zanzibar, intervista a Stefano TotiscoAll’inizio aveva detto di no. «Avevo timore. Se le cose si fanno, si fanno bene. Altrimenti no», afferma senza mezze misure, dissolvendo per un attimo l’imperturbabilità del diplomatico. Poi, il richiamo sirenico delle isole devote all’hakuna matata, gli insegnamenti della vita e della carriera che lo hanno indurito attraversando Paesi sempre diversi e una certa idea di dovere hanno avuto il sopravvento.Oggi il titolo è cambiato. «Il 17 febbraio è arrivata la nuova nomina ufficiale del governo italiano, da vice console onorario a console generale onorario». Il governo tanzaniano ha approvato la richiesta di accreditamento, e a maggio il ministro degli Esteri di Zanzibar, Mahmoud Thabit Kombo, ha annunciato in Parlamento il passaggio a Consolato generale. «Per lo Stato italiano non siamo diplomatici effettivi, per la Tanzania sì», precisa. Una carica «di prestigio, ma anche di responsabilità, perchè si rappresenta l’Italia». E la si esercita, sottolinea, «con spirito di servizio».Il Piano Mattei e le infrastrutture ritrovateSul Piano Mattei il console parla di «sviluppi interessanti». Il 5 agosto FS Engineering, ITS e Tanzania Railways Corporation hanno firmato un memorandum per la cooperazione ferroviaria, alla presenza del viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi. A giugno l’ambasciatore Giuseppe Coppola aveva ricordato il sostegno italiano alla ferrovia SGR lungo il Corridoio centrale. Gli scambi crescono: nel 2025 l’export italiano verso la Tanzania è salito a circa 180 milioni di euro, l’import a circa 240. «È un paese dove le infrastrutture sono sempre state un settore controllato dalla Cina e dalla Turchia. Ora l’expertise italiana diventa protagonista».Anche la blue economy è uno dei principali obiettivi. «Le nostre grandi aziende, come Eni, possono tornare a investire». Il merito del cambio di passo, secondo lui, è anche politico, e passa dalla scelta dell’ambasciatore Coppola, arrivato a Dar es Salaam nel luglio 2024.Le quattro ondateChe l’Italia conti a Zanzibar lo dicono i numeri. A gennaio 2026 gli italiani erano il primo mercato turistico dell’arcipelago, con il 14,4% degli arrivi. «Ancora oggi i primi investitori in assoluto siamo noi – rivendica Totisco – E siamo ben considerati dal governo di Zanzibar».La comunità che rappresenta, circa «un migliaio di persone», è il risultato di quattro ondate. Prima gli investitori degli anni Novanta, «professionisti, albergatori, manager». Poi, con la crisi del 2010, «gente in cerca di lavoro, di un cambio di vita». Poi il Covid, che «ha fatto il resto». L’isola infatti non ha mai avuto restrizioni e in molti ci hanno visto un’opportunità. Lo zoccolo duro resta la prima generazione «che ha creato lavoro e impresa». Di pensionati ce ne sono pochi, e il console spiega perché senza giri di parole: «Non è facile avere il permesso di soggiorno. Ed è un paese caro».Caro anche per chi ci va in vacanza. Totisco fa i conti: 44 dollari di assicurazione obbligatoria, 50 di visto, 90 di tassa di sicurezza aeroportuale sul biglietto. «Non è una mossa a favore del turismo», sentenzia, prima di una frecciata a una macchina statale che definisce «pachidermica». Sull’assicurazione sanitaria, «sconsiglio di fare solo quella locale: serve anche una copertura italiana o europea», come riportato dalla Farnesina.L’altro mondoUn anno dopo le elezioni contestate dell’ottobre 2025, Totisco descrive Zanzibar come «un altro mondo» rispetto al continente. «Qui non abbiamo avuto nessun problema. Gli scontri ci sono stati solo in Tanzania». L’arcipelago ha un suo Parlamento e un suo governo, mentre politica estera e difesa restano all’Unione. A tenere insieme un sistema dominato da un solo partito è «un compromesso» che dura dal 2010: il governo di unità nazionale che a settembre ha riportato il leader dell’opposizione, Othman Masoud Othman, alla vicepresidenza.È quella pace che lo ha convinto a restare. L’isola che ha trovato era «una comunità accogliente». Il turismo l’ha trasformata. Nel 2002 Zanzibar contava quasi un milione di abitanti. Al censimento del 2022 sfiorava quota 2 milioni. Ciò che non è cambiato è la convivenza. «A pochi metri ci sono un tempio indù, una chiesa cattolica e una moschea. Mai problemi di nessun tipo. La popolazione è principalmente musulmana, ma contro ogni integralismo».Il futuro, per Totisco, è una scommessa. L’arcipelago dove gli italiani sono arrivati per primi deve tornare a essere anche il luogo dove restano, e dove le grandi aziende tornano a investire dopo aver lasciato il campo ad altri. Lui, intanto, lavora con la vivacità di chi non è mai stato «fatto per un posto solo», ma in un posto solo ha messo radici. E se anche l’Italia lo farà, a Zanzibar troverà la porta aperta.