Il risultato finale non è in discussione: domenica Matteo Salvini sarà riconfermato segretario della Lega. Ma la vera sfida del congresso straordinario, che si apre oggi a Milano, è la percentuale con cui batterà lo sfidante, Massimo Garavaglia. La vigilia scorre tutt’altro che tranquilla. Salvini rivendica che “la Lega è una famiglia”, eppure tra i due candidati frizioni e scintille vanno in scena davanti alle telecamere. Il primo è stato Garavaglia, a Sky Tg24: “Più volte ho tentato di sentire Matteo Salvini ma non ha mai risposto”. Poco dopo arriva la replica del segretario uscente, Salvini che racconta di aver parlato con Garavaglia martedì “per più di un quarto d’ora”. In quella telefonata, sottolinea: “Gli ho detto che visto che ci conosciamo da una vita e la Lega è una famiglia, scoprire della tua candidatura sul giornale e, non dico una telefonata, ma neanche un messaggino… Però ognuno fa come crede. Però io al telefono rispondo”. A decidere la sfida saranno i 706 delegati proveniente da tutta Italia. Tra i sostenitori di Garavaglia c’è chi dice che arrivare al 20% sarebbe già un mezzo miracolo, qualcuno azzarda che si potrebbe arrivare anche al 30% nel segreto della cabina elettorale. Ma per arrivarci servono i franchi tiratori nello schieramento avversario, ed è proprio “sul malcontento di chi rischia il posto” in Parlamento che i nordisti confidano molto, tanto che la scorsa notte in provincia di Brescia è comparso uno striscione con la scritta “Il Nord chiama, il franco tiratore risponde”.Il tema delle cabine diventa così strategico. Garavaglia le vuole aperte, perché “è interesse di tutti evitare dubbi, questioni fastidiose, polemiche e anche per evitare retroscena imbarazzanti”. Il timore è che, a cabine chiuse, ai delegati venga chiesto di fotografare la scheda per dimostrare la propria fedeltà al segretario, togliendo spazio a defezioni nel fronte della maggioranza interna. A pesare alla vigilia del congresso c’è anche il silenzio di alcuni big del partito, tra questi quello di Giancarlo Giorgetti. Il ministro dell’Economia non ha firmato né per Salvini né per Garavaglia, ma è l’unico ministro leghista a non aver sostenuto la candidatura del segretario uscente, e questo ha un peso che va oltre la neutralità formale. Garavaglia in mattinata lascia intendere una sintonia di fondo con il ministro varesino: “Quando si è d’accordo non c’è neanche bisogno di parlarsi”. Alla finestra restano anche i governatori Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti e l’ex presidente veneto Luca Zaia, che non hanno firmato per nessuno dei due candidati e che ieri erano insieme a Gaiarine, nel Trevigiano, per celebrare i nove anni dal referendum sull’autonomia del Veneto. Proprio in quell’occasione Zaia ha riferito di essere stato a Milano mercoledì: è difficile immaginare che il presidente del Consiglio regionale veneto non abbia incontrato Salvini, rimasto in città per tutta la settimana. Sul tavolo potrebbe essere finita la nuova architettura del partito, con le “modifiche importanti” annunciate dal segretario per portare la Lega “al passo coi tempi”, su tutte la segreteria politica, pensata per coinvolgere ancora di più i territori. Accanto a questa nascerà una consulta dei sindaci, gli amministratori che Salvini indica come “la nostra forza”.Poi c’è il capitolo del simbolo. Nel nuovo logo al centro resterà l’Alberto da Giussano con la spada sguainata, mentre sembra destinata all’archivio la scritta ‘Salvini premier’, marchio di fabbrica della Lega salviniana, che cederebbe il posto a ‘Lega per l’Italia federale’. Cambieranno probabilmente anche i colori, con il rosso e il blu in primo piano, come lascia presagire la locandina del congresso, per il quale è stato scelto lo slogan ‘Lega di lotta e di governo’. Da lunedì, giurano tutti, si tornerà a lavorare uniti. Ma la ferita che si è aperta in estate difficilmente si rimarginerà con l’applauso finale del congresso che incoronerà per la quarta volta Matteo Salvini segretario.Questo articolo Lega, via al congresso tra le tensioni: Salvini verso la conferma proviene da LaPresse