Ma quali Robin Hood: non fatevi infinocchiare dal video dei maranza col barbone

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C’è un limite oltre il quale il giornalismo, pur di inseguire il titolo a effetto o di edulcorare una realtà scomoda, finisce per calpestare il buonsenso. È quanto accaduto con la narrazione circolata attorno alle immagini del saccheggio di Milano, rilanciate con sorprendente benevolenza anche da testate come la Repubblica.Lo schema è sempre lo stesso: la cronaca nera si tinge di ideologia, la violenza urbana viene edulcorata e, dal cilindro del neoconformismo mediatico, spunta la favoletta edificante. Il copione, questa volta, è il seguente: manifestanti che mettono a ferro e fuoco la città, devastano, spaccano e saccheggiano, ma che, bontà loro, avrebbero anche pensato agli ultimi, offrendo parte della refurtiva ai senzatetto. Un gesto di “solidarietà”, una presunta crepa di umanità nel caos.Peccato che, a guardare quelle immagini senza il paraocchi dell’indulgenza ideologica, la realtà appaia ben diversa e assai più inquietante. Ammettiamolo, anche solo per un istante: quand’anche fosse stato compiuto un autentico gesto di generosità, questo non cancellerebbe di un millimetro la gravità della devastazione. Il saccheggio, la violenza e la furia contro negozi e strade di Milano resterebbero atti inaccettabili. Non esiste redistribuzione della ricchezza che tenga quando a determinarla è la mano del violento. Non c’è alibi che possa giustificare il caos, la distruzione e la prepotenza di chi calpesta con ferocia le regole della convivenza civile.Ma il paradosso, qui, è ancora più grave. Se si osserva con un minimo di onestà intellettuale il video diffuso da alcune testate, tra cui proprio la Repubblica, la presunta generosità lascia spazio a un’interpretazione ben più amara: quella della beffa. In quelle scene, almeno per come vengono descritte e interpretate, c’è ben poco di nobile. C’è la violenza di chi devasta e anche la derisione di chi si diverte a umiliare una persona in difficoltà. Quei “bravi ragazzi”, presentati come manifestanti animati da nobili sentimenti, non stavano necessariamente facendo beneficenza: più verosimilmente potrebbero aver trasformato un senzatetto in una comparsa inconsapevole del loro spettacolo indecente.Il vero scandalo, tuttavia, non riguarda soltanto la condotta di chi scende in piazza per devastare e, eventualmente, prendersi gioco dei più deboli. Riguarda anche il cortocircuito di una certa stampa che, pur di non chiamare le cose con il loro nome, finisce per indulgere nei confronti di questi teppisti. Si cerca disperatamente il risvolto poetico, la sfumatura romantica nella delinquenza, un’anima nobile nel saccheggiatore, quasi fosse una sorta di moderno Robin Hood. Un esercizio di ipocrisia che rischia di trasformare la cronaca in una narrazione compiacente, nella quale persino la violenza viene ammorbidita pur di non incrinare una precisa lettura ideologica della realtà.Milano merita rispetto. Lo meritano i commercianti che subiscono i danni, i cittadini costretti a fare i conti con la devastazione e, soprattutto, le persone più fragili, la cui dignità non può essere strumentalizzata per ripulire la coscienza di qualche teppista. La solidarietà non si misura attraverso la refurtiva distribuita dopo un saccheggio, né può diventare un lasciapassare morale per chi devasta la città. Chi racconta questi episodi dovrebbe distinguere con chiarezza i fatti dalle interpretazioni, senza trasformare un gesto ambiguo in una favola edificante.Perché, sia chiaro, chi giustifica la violenza o la riveste di una patina romantica non aiuta a comprendere la realtà: contribuisce, semmai, a renderla più opaca. E di questo passo Milano rischia di restare ostaggio non soltanto dei vandali, ma anche di chi, anziché raccontarne le responsabilità, cerca disperatamente di trovare loro un alibi.Salvatore Di Bartolo, 21 ottobre 2026L'articolo Ma quali Robin Hood: non fatevi infinocchiare dal video dei maranza col barbone proviene da Nicolaporro.it.