L’India mette ufficialmente un piede, o forse anche due, nel Venezuela della seconda vita, almeno se il metro di misura è il petrolio. Pochi giorni fa questo giornale ha dato conto delle prime, vere, connessioni tra il Paese degli elefanti e il governo di Caracas, che da quando è stato affidato a Delcy Rodriguez, ha intrapreso la strada del libero mercato e dell’apertura dell’industria del greggio. Adesso sta succedendo, per davvero. Gli Stati Uniti guardano ufficialmente alle raffinerie indiane per aumentare la disponibilità di carburanti sui mercati internazionali, messi sotto pressione dalla guerra in Iran e dalle difficoltà della navigazione nel Golfo. Al centro dell’iniziativa americana c’è, dettaglio anche questo anticipato da Formiche.net, Reliance Industries, il conglomerato controllato da Mukesh Ambani, che Washington vorrebbe coinvolgere in una maggiore lavorazione del petrolio venezuelano.A indicare questa prospettiva è stato il segretario di Stato americano Marco Rubio, arrivato a Mumbai per una visita di tre giorni. Rubio che ha annunciato l’intenzione di discutere la questione con Ambani e con i dirigenti di Reliance, riconoscendo all’India un ruolo di primo piano nella raffinazione internazionale. D’altronde, il greggio venezuelano presenta caratteristiche che ne rendono complessa la trasformazione in carburanti commerciali. È generalmente più pesante rispetto ad altre qualità di petrolio e richiede impianti dotati di tecnologie specifiche. Le grandi raffinerie indiane, e in particolare quelle di Reliance, dispongono di capacità adatte a trattare anche queste forniture.Non a caso Rubio ha definito l’India una potenza mondiale della raffinazione, sottolineando che alcune imprese del Paese possiedono inoltre interessi petroliferi già esistenti in Venezuela. Per Washington, questa combinazione di capacità industriale e rapporti commerciali potrebbe contribuire ad aumentare la quantità di prodotti petroliferi disponibili in una fase di forte instabilità energetica. Tutto questo mentre Caracas si avvicina alla cosiddetta quota Trump. Sei mesi fa, quando Washington decise che il tempo di Nicolas Maduro alla guida del Venezuela era finito, l’amministrazione americana indicò in 100 miliardi la mole di investimenti necessaria a rilanciare sul mercato l’industria petrolifera venezuelana, che vale, giova ricordarlo, un quinto delle riserve globali di oro nero. Ora, quell’obiettivo si avvicina.Il Venezuela punta così a circa 76 miliardi di dollari di investimenti in petrolio e gas nei prossimi cinque anni, ha chiarito in queste ore Rodriguez, in occasione della chiusura di una conferenza sull’energia a Maracaibo, capoluogo dello Stato di Zulia, dove si produce petrolio e dove oltre 150 aziende nazionali ed estere si sono riunite per discutere di investimenti e del ripristino della produzione. Secondo la presidente, il governo di Caracas ha firmato 61 accordi nell’ambito del suo quadro normativo riveduto sugli idrocarburi e sta negoziando altri 44. Il Venezuela avanza a passo spedito.