L’Austria alza il muro contro le spie russe. Espulsi quattro diplomatici

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Vienna torna a intervenire sulla presenza dell’intelligence russa in Austria. Il governo ha disposto l’espulsione di quattro diplomatici di Mosca, tre accreditati presso l’ambasciata della Federazione Russa e uno appartenente alla delegazione russa presso l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). La decisione, annunciata il 23 ottobre dal ministero degli Esteri austriaco, è stata adottata sulla base delle informazioni raccolte dalle autorità di sicurezza.La formula utilizzata da Vienna è quella consueta in questi casi: i quattro avrebbero svolto attività “incompatibili con il loro status diplomatico” e sono stati quindi dichiarati personae non gratae. Il ministero non ha reso pubblica la natura delle condotte contestate. Un funzionario austriaco citato dall’Independent ha tuttavia collegato direttamente il provvedimento ad attività di spionaggio. Il quarto diplomatico, in particolare, operava all’interno della rappresentanza russa presso l’Osce, organizzazione che proprio a Vienna ospita uno dei principali snodi del dialogo europeo sulla sicurezza.La capitale austriaca ospita, oltre alle rappresentanze bilaterali, l’Osce, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, diverse agenzie delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali. Questa concentrazione diplomatica, sommata a una legislazione sul controspionaggio storicamente meno estesa rispetto a quella di altri Paesi europei, ha reso l’Austria un ambiente particolarmente interessante per i servizi stranieri.A dirlo, ormai, sono le stesse autorità austriache. Nel Verfassungsschutzbericht 2025, il rapporto annuale della Direzione per la sicurezza dello Stato e l’intelligence (Dsn), si osserva che, mentre le espulsioni decise in Europa dopo l’invasione dell’Ucraina hanno ridotto le capacità delle cosiddette legal residentures russe, la presenza diplomatica di Mosca in Austria è rimasta relativamente elevata, anche per effetto delle numerose rappresentanze multilaterali presenti a Vienna. Secondo la Dsn, i servizi russi utilizzano per questo l’Austria non soltanto come spazio operativo, ma anche come luogo di pianificazione e di ripiegamento per attività d’intelligence condotte su scala europea.Lo scorso maggio Vienna aveva già espulso tre dipendenti dell’ambasciata russa. Secondo quanto riportato allora dalla stampa austriaca e successivamente ricostruito dall’Associated Press, i sospetti riguardavano anche apparati e antenne installati sugli edifici diplomatici russi, potenzialmente utilizzabili per intercettare comunicazioni satellitari provenienti da organizzazioni internazionali.Da tempo il governo austriaco sta lavorando anche a una revisione della normativa sullo spionaggio. L’attuale disciplina presenta infatti una particolarità significativa: l’attività di intelligence svolta per conto di una potenza straniera viene perseguita soprattutto quando colpisce direttamente interessi austriaci. L’esecutivo punta ad ampliare il perimetro della norma, includendo le attività rivolte contro le organizzazioni internazionali presenti sul territorio nazionale.La linea politica appare, del resto, più netta rispetto al passato. La ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger ha più volte chiesto un approccio più rigoroso nei confronti delle attività russe e, nelle ultime settimane, ha inserito esplicitamente disinformazione, interferenze straniere, sabotaggi e operazioni cyber tra le minacce ibride alle quali l’Europa deve rispondere in maniera coordinata, confermando così l’intenzione di Vienna nel ridurre progressivamente quella zona grigia normativa e diplomatica che, secondo le sue stesse autorità di sicurezza, ha consentito alla Russia di utilizzare il territorio austriaco come uno dei nodi delle proprie attività d’intelligence in Europa.