La mappa del benessere conferma la tradizionale spaccatura tra Centro–Nord e Mezzogiorno: mentre tutte le regioni del Nord e del Centro (con l’eccezione del Lazio) registrano prestazioni superiori alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori Bes disponibili a livello regionale, al Sud (fatta eccezione per l’Abruzzo) la maggioranza degli indicatori segnala livelli inferiori alla media Italia. È quanto emerge dalla tredicesima edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) realizzata da Istat. Il Friuli-Venezia Giulia e le due Province Autonome presentano, in almeno 10 sui 12 domini di benessere, valori medi superiori al valore dell’Italia. All’opposto, Campania, Puglia e Calabria hanno, in almeno 10 dei 12 domini, valori medi peggiori rispetto al riferimento nazionale. La distanza tra Nord e Mezzogiorno appare particolarmente evidente in domini chiave come lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico e Relazioni sociali. Ciononostante, il quadro non è del tutto omogeneo: Abruzzo e Sardegna si distinguono spesso in positivo nel contesto meridionale, con valori in linea con la media nazionale, mentre in settori come innovazione, ricerca e creatività si evidenziano ritardi anche in alcune regioni centro-settentrionali (come Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e Liguria).Migliora il benessere del Paese, ma il rischio povertà è sopra la media UeDei 132 indicatori Bes per cui è possibile il confronto con l’anno precedente, 54 migliorano, 55 sono stabili e 23 peggiorano, evidenziando un generale avanzamento del benessere. Nel lungo periodo il quadro risulta ancora più positivo: oltre la metà degli indicatori migliora (70 su 133 per cui è possibile il confronto di lungo periodo), 24 peggiorano, mentre per 39 indicatori non è possibile stabilire una tendenza univoca. Il rischio di povertà colloca l’Italia in una situazione peggiore rispetto alla media europea (+2,3 punti percentuali). Anche l’indicatore relativo alla grande difficoltà ad arrivare a fine mese e la disuguaglianza del reddito disponibile pongono l’Italia in svantaggio. Al contrario, il sovraccarico del costo dell’abitazione e la grave deprivazione materiale e sociale collocano l’Italia su livelli relativamente migliori rispetto a quelli europei. Il confronto con l’Europa (media UE27), basato su 40 indicatori, evidenzia una situazione più favorevole per l’Italia per 12 indicatori e meno favorevole per 18. L’Italia mostra i risultati migliori nei domini della Salute, della Sicurezza e per alcuni indicatori sull’Ambiente; le maggiori criticità nei domini dell’Istruzione e formazione, del Lavoro e conciliazione dei tempi di vita e dell’Innovazione, ricerca e creatività.Oltre 5,4 mln persone in povertà assoluta nel 2025Oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta nel 2025: si conferma più difficile la condizione delle famiglie numerose e di quelle con almeno un figlio minore. Nel 2025 le famiglie in povertà assoluta in Italia sono l’8,0% sul totale delle famiglie residenti. L’incidenza di povertà assoluta individuale si mantiene più elevata nel Mezzogiorno 11,5%, era il 12,5% nel 2024). Segue il Nord con l’8,5% (era 8,8% del 2024), e il Centro conferma i valori più contenuti con il 7,4% (era 7,6% nel 2024).I laureati sono 13,7 punti sotto la media UeLe quote di persone con almeno il diploma e di laureati sono inferiori rispettivamente di 14,2 e 13,7 punti percentuali rispetto alla media europea, con divari leggermente più accentuati tra gli uomini. Valori inferiori all’UE27 si registrano anche per le competenze digitali almeno di base (54,3%; 60,4% UE27) e la quota di giovani che non lavorano e non studiano (Neet) resta superiore alla media europea (13,3%; 11,0% UE27). Il tasso di occupazione è inferiore di 8,5 punti percentuali rispetto alla media europea, con un divario particolarmente ampio tra le donne (-13,3 punti contro -3,8 per gli uomini). Criticità emergono anche per il tasso di mancata partecipazione e per il part-time involontario. Quest’ultimo registra uno degli scostamenti più elevati in termini relativi (-4,6 punti percentuali nel complesso e -8,2 punti tra le donne). Nel dominio Innovazione, ricerca e creatività l’Italia mostra ritardi rispetto alla media UE27, soprattutto per la quota di lavoratori della conoscenza (-8,1 punti percentuali) e per l’intensità di ricerca (pari a 1,40% del Pil per l’Italia, 2,26% per l’Ue). In controtendenza gli investimenti in proprietà intellettuale, che crescono a un tasso più elevato della media europea (inferiore tuttavia a quello di alcuni principali paesi membri). Codacons: “Confermate forti disuguaglianze tra Nord e Sud”“I segnali di miglioramento del benessere degli italiani rilevati dall’Istat appaiono purtroppo già superati a causa della crisi economica scoppiata nel 2026, con le nuove difficoltà che gravano sui bilanci familiari destinate a determinare un generale peggioramento delle condizioni di vita della popolazione”, afferma il Codacons commentando i dati sul benessere e sulle condizioni economiche degli italiani diffusi dall’Istat, da cui emerge – dice l’associazione dei consumatori – anche come siano “confermate le forti disuguaglianze tra Nord e Sud”.Il rapporto dell’istituto di statistica descrive “una fragilità economica tutt’altro che risolta e che rischia di aggravarsi ulteriormente alla luce delle difficoltà del 2026″. I dati relativi al 2025 “non fotografano le nuove tensioni economiche e gli effetti dei rincari che stanno incidendo sulla spesa quotidiana delle famiglie, riducendo il reddito disponibile e la capacità di acquisto. Quando aumentano le spese incomprimibili, dall’energia ai trasporti, fino ai beni alimentari e agli altri prodotti essenziali, le famiglie con redditi medio-bassi sono le prime a subire le conseguenze della perdita di potere d’acquisto”. Il rischio – dice il Codacons – è che “i miglioramenti rilevati dall’Istat siano cancellati di netto dalla crisi in corso, rendendo sempre più difficile per milioni di cittadini mantenere condizioni di vita adeguate”. Per il Codacons sono evidenti “le forti disuguaglianze a livello territoriale: il rapporto Istat conferma una netta frattura tra Centro-Nord e Mezzogiorno, con le regioni settentrionali che presentano risultati superiori alla media nazionale mentre nel Sud e nelle isole prevalgono condizioni peggiori. Campania, Puglia e Calabria registrano valori inferiori alla media nazionale in almeno 10 dei 12 domini del benessere analizzati. Il divario emerge in particolare sul fronte economico e occupazionale, ma riguarda anche le relazioni sociali e le opportunità di miglioramento delle condizioni di vita”.Questo articolo Benessere in Italia, l’ultimo rapporto Istat certifica spaccatura tra Nord e Sud proviene da LaPresse