«Non torniamo in classe con 30 gradi», protesta al liceo Cavour di Roma: l’ingresso diventa la «porta dell’inferno»

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«È inaccettabile rientrare a scuola con più di 30° e senza un piano reale e attuato per mitigare la situazione». È la protesta di studenti e studentesse portata davanti al Liceo Cavour di Roma dalla Rete degli Studenti Medi del Lazio, che ha organizzato un flash mob per denunciare le condizioni in cui si prepara il ritorno in classe. Gli studenti, che hanno trasformato un ingresso del liceo nella «porta dell’inferno», chiedono un intervento coordinato del ministero dell’Istruzione e del Merito, della Regione Lazio e degli enti locali. «Raccoglieremo le segnalazioni nelle scuole e vigileremo affinché la salute di chi studia venga garantita», fanno sapere.Scuole (ancora) senza condizionatoriA preoccupare sono soprattutto le condizioni degli edifici scolastici. Secondo un’indagine di Tuttoscuola, nove scuole italiane su dieci non hanno impianti di climatizzazione. Nel territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale, gli interventi necessari riguarderebbero circa 8mila aule, per una spesa stimata in 25 milioni di euro. Nelle aule, attualmente, si utilizzano soprattutto i ventilatori che, però, secondo gli esperti non sono sufficienti a garantire condizioni di temperatura adeguate. Le risorse del governo contro il caldo Il problema, per studenti e studentesse, riguarda anche le risorse messe in campo dal governo. «Valditara ha annunciato uno stanziamento di 20 milioni, un intervento insufficiente e tardivo», commenta Simone Montori, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio. Il riferimento è allo stanziamento di 20 milioni di euro annunciato dal ministro Giuseppe Valditara nei giorni scorsi per l’acquisto di apparecchi e dispositivi di raffrescamento. «Pensare di affrontare il problema a pochi giorni dall’inizio delle lezioni è inaccettabile, a pagarne le conseguenze non possono essere studenti e docenti», chiosa. Gli appelli per posticipare il rientro a scuola Sul rientro in classe con le temperature ancora elevate, intanto, si stanno moltiplicando gli appelli di genitori, insegnanti ed esperti che chiedono di valutare un rinvio. Visione molto diversa da quella di molti altri genitori, contrari all’ipotesi soprattutto perché, per le famiglie in cui i genitori lavorano, tenere i figli a casa significherebbe affrontare costi aggiuntivi e trovare una soluzione alternativa per la loro gestione. Nei giorni scorsi, anche i medici hanno lanciato l’allarme per il caldo. Al momento, solo un comune ha deciso di posticipare il rientro a scuola, ed è Rosolini, in provincia di Siracusa.L'articolo «Non torniamo in classe con 30 gradi», protesta al liceo Cavour di Roma: l’ingresso diventa la «porta dell’inferno» proviene da Open.