La “marea nera” in Sassonia, nera sì ma di gente incazzata nera, non di neonazi, li ha proprio mandati in confusione totale, ha accentuato quel vizio comunista patologico di scannarsi se sono in tre in una stanza, e quando rimangono in due di farsi fuori, e quando ne resta uno solo di prendersela con lo specchio gridando al nazismo. Non rispettano più neanche quel vecchio totem unto e bisunto che è la Festa dell’Unità, quest’anno in flessione al punto che han dovuto aumentare i coperti, con relativi prezzi e compagnia bella. Perché che cosa ci andava a fare il comunista medio, gucciniano, alla Festa dell’Unità? A sentire i dibattiti? Mò vo là: ci andata a riempirsi di carne e di vino, di sughi e salamelle, tortellini, lasagne e grigliate: il comunismo è quella faccenda della fame atavica, che il partito vorrebbe imporre al mondo intero e allo stesso tempo esorcizza alla feste.Per cui la Festa dell’Unità è una gigantesca sconfessione dei presupposti. Bene, è saltato l’ultimo idolo, l’ultimo tabù: una associazione presumibilmente genderambientalista denominata Aria, con allusione alla consistenza del menu, si scaglia contro gli organizzatori modenesi perché c’è troppa ciccia e non si trovano alimenti alternativi.Alternativi a cosa? Dire che alla Festa dell’Unità c’è troppa ciccia è dire che c’è troppa festa; che c’è la festa. E così, in mancanza di altre faide di giornata, il campolargo si sfonda sul ripieno. Questo succede quando, uno si arriva a troppo benessere e mangiare come Dio comanda fa schifo, e due quando si lascia spago agli elementi più demenziali del partito. Perché non c’è dubbio che la polemica verrà presa maledettamente sul serio e alla Festa dell’Unità verranno introdotte alternative bibliche a base di locuste, ortiche, succo di fiele, ravioli con ripieno di merda, che è organica e riciclabile.Non c’è niente da fare: comunisti si nasce, o magari si diventa, comunque si cresce da deficienti. E da Tafazzoni: ma come, la kermesse del partito annaspa, conta i suoi visitatori, sempre più bolsi e sempre più scettici, si salva solo passandogli le salsicce alla brace, e questi rompono i coglioni? Ovviamente non può mancare il retroscena indicibile, urticante, alla Report: mi spifferano amici del luogo che, dietro, ci starebbe la fuga a sinistra dei verdislam i quali, con la scusa del veganismo, punterebbero ad insufflare la rivoluzione alimentare in loco a base di carne halal e alimenti compatibili, graditi ai musulmani di conquista.Vero o mito che sia, ben vi sta, compagni lasagnoni: avete voluto corteggiare i maranza e gli imam, avete difeso il velo, le piscine inclusive ma solo per le islamiche, dunque ferocemente esclusive, avete voluto candidare i democratici con la scimitarra, avete voluto imporre negli asili nido le diete coraniche? E adesso ve le ritrovate pure nella mangiatoia di casa. A conferma che chi imbarca certa gente, non è più padrone di niente. Sia come sia, resta la spettacolare contorsione comunista perfino in una faccenda innocua e allegra come le spanciate alla Festa dell’Unità: mi raccomando non invitateci Ranucci, che era abituato a ben altra routine alimentare al Bistrot Cefalù dell’amico bombarolo.Pare un episodio della saga guareschiana di Mondo Piccolo: i comunisti che si scannano sulle bistecche, non per litigarsele ma per rinfacciarsele. Solo che, invece di risolversi tutto con un paio di sganassoni fulminanti del sindaco Peppone, questi finiranno a sfidarsi con spade fatte di ramoscelli odorosi, nella nuova tradizione wokista da invertebrati.Dite che non ci sono più i comunisti di una volta? Sì, ma anche no, come direbbe Veltroni con la sua espressione da pescesega: i comunisti evolvono nelle cretinerie, ma geneticamente non cambiano, non possono cambiare. Scelgono solo nuovi modi, adeguati ai tempi fluidi, per rompersi i coglioni vicendevolmente. Peraltro, nessuno avrebbe mai immaginato la mutazione genetica del comunista maschilista e brutalmente odoroso a fratacchione genderizzato aromatizzato al bergamotto che ancheggia ai pride pittato in fluo mentre canterella fri fri palestai a quelli che li investono con le macchine missile, li decapitano.Allo stesso modo, gli stand che fumano come nel giorno della fine del mondo, gli odori acri di abbrustolito, carni che rosolano e olii pesanti, beh, non son più di sinistra o almeno non più abbastanza di sinistra: sotto con i semolini, i couscous, il tempeh, il latte di soia e tutti quei deliziosi manicaretti che a gustarli ti sembra di mangiare una moquette. Molto virile, molto neocomunista. O magari paleo, come in Russia dove le uniche carni che si potevano mangiare erano quelle dei figli. Corsi e ricorsi stupidi.Che fare, compagni? Come uscire dall’impasse ideologico-alimentare che mette in crisi quello che resta del populismo gastronomico comunista? Come ricompattare il campo largo diviso tra carnivori e aerofagi? Ma è semplice: è tutta colpa della marea nera, di Trump, di Musk, e, soprattutto delle sorelle Meloni manovrate dal Mossad. Fri fri col seitan, fri fri la quinoa, e basta con questi alimenti tossici di origine animale, basta coi fiaschi, l’ha detto anche la Giulia Innocenzi di Report, sbianchizzare partendo dallo stomaco, bisogna, un altro mondo fatto d’aria è possibile.Diobò, mò che brutta fine la Festa dell’Unità, ah che vergonnia! Ma se a un compagno gli togli l’unica ideologia che veramente professa, quella della pappatoria, quello straccia subito la tessera. Guarda Bonaccini: cosa sarebbe senza la stazza? E quella l’ha messa insieme in una vita di salamelle festaiole, che alla fine ti rendono un salamone. Salute, fronte della cultura!Max Del Papa, 8 settembre 2026L'articolo “Troppa carne”. La Festa dell’Unità finisce male: i kompagni si scannano sulle salamelle proviene da Nicolaporro.it.