Usa-Cina, vertice in vista per l’AI? Cosa c’è dietro il dialogo Trump-Xi

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Metà settembre. Per un faccia a faccia tra Stati Uniti e Cina, interamente incentrato sul tema dell’intelligenza artificiale, forse non dovremmo attendere molto tempo. A riportare l’indiscrezione è Reuters, che chiede però cautela. Si tratterebbe del primo incontro ufficiale sul tema da quando Donald Trump è tornato alla presidenza. Di conferme ufficiali nemmeno a parlarne, ad ogni modo il tycoon ha in programma un vertice con Xi Jinping a Washington il 24 settembre. E lì i cinesi si aspettano che l’AI sia un argomento di discussione centrale. Pechino auspica da tempo un confronto con la controparte. Per dimostrare la sua serietà, a guidare la delegazione per un possibile incontro dovrebbe essere il ministro del Commercio, He Lifeng, accompagnato però da Ding Xuexiang, molto vicino al presidente Xi e membro del Politburo, a capo delle politiche tecnologiche, di AI e semiconduttori.D’altronde c’è tanto di cui parlare. Da parte americana, l’intenzione è di sottolineare l’importanza del monitoraggio. Non a caso, nelle scorse settimane la richiesta ai laboratori cinesi è stata di autocontrollarsi e coordinarsi con quelli statunitensi, così da fugare ogni rischio e preoccupazione. Non solo. Washington teme anche che Pechino possa sviluppare modelli molto simili a quelli realizzati dalle sue aziende, sia per prestazioni sia per capacità. Potrebbe riuscirci anche tramite sotterfugi, ovvero metodi come la distillazione, grazie a cui è possibile educare modelli più piccoli grazie agli output di quelli più grandi. In questo modo la Cina si troverebbe gran parte del lavoro già svolto e potrebbe produrre modelli a costi notevolmente inferiori.Il timore che le macchine possano prendere il sopravvento accomuna anche la Cina. Giusto la settimana scorsa, l’autorità di regolamentazione del cyberspazio è tornata a battere il chiodo sulla necessità di limitare sia i modelli cinesi sia quelli americani. I rischi d’altronde arrivano da entrambe le sponde del Pacifico, come dimostra il caso di OpenAI dello scorso luglio, il cui modello è stato in grado di hackerare senza consenso la piattaforma Hugging Face – violata centinaia di volte anche da altri soggetti non autorizzati.Mostrarsi un attore responsabile è un obiettivo per la Cina. L’AI ha ormai preso il posto della Nuova Via della Seta nei piani del governo cinese, come dimostra il discorso programmatico pronunciato da Xi un paio di mesi fa dalla conferenza di Shanghai. Per cui, dialogare con l’altra superpotenza sul pianeta è un obbligo per Pechino. Per mostrarsi ancor più disponibile, è importante segnalare il consenso cinese ai Principi della Carolina, arrivato durante l’ultima ministeriale del G20. La dichiarazione chiede regole più leggere in tema di intelligenza artificiale, come più volte suggerito dall’amministrazione Trump. Che lo pensi anche Xi è un punto di partenza importante per i futuri colloqui. Al vertice d’altronde ne seguiranno altri, vista la vastità dell’argomento da affrontare.