Cinzia Dal Pino ha avuto «lucidità e consapevolezza» nel portare a termine l’omicidio. Con l’unico obiettivo di recuperare a ogni costo la borsa rubatale poco prima. All’interno di una logica di «giustizia privata estranea al nostro ordinamento». Sono queste le motivazioni (riportate dall’agenzia di stampa AdnKronos) della sentenza con cui la Corte d’Assise di Lucca ha condannato a 18 anni di carcere l’imprenditrice balneare viareggina di 66 anni, ritenuta responsabile dell’omicidio volontario di Noureddine Mezgui, 52 anni, di nazionalità marocchina.Le motivazioni della sentenza Dal PinoLa sentenza pronunciata lo scorso 11 giugno riguarda i fatti dell’8 settembre 2024 in via Coppino, a Viareggio. Secondo quanto ricostruito nel processo, Dal Pino avrebbe inseguito con il proprio suv Mercedes l’uomo che poco prima le aveva sottratto la borsa, investendolo più volte. Mezgui venne schiacciato prima contro la vetrina di un negozio e successivamente contro una colonnina. Morì circa un’ora e mezza dopo. Nelle 52 pagine delle motivazioni, redatte dalla Corte presieduta dalla giudice Nidia Genovese, vengono escluse le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi. Per il resto, i giudici respingono le principali tesi sostenute dalla difesa. E confermano l’impianto accusatorio.Il videoIl video dell’episodio, diventato rapidamente di dominio pubblico, mostra il suv diretto contro Mezgui per più volte. Per la Corte gli investimenti provati sono tre, anche se nella sequenza filmata il veicolo appare muoversi contro l’uomo quattro volte. Secondo i giudici, l’urto determinante fu il primo, quello che provocò la lesione all’aorta risultata mortale. La dinamica, si legge nelle motivazioni, dimostrerebbe la volontà di raggiungere l’uomo e recuperare la borsa, anche attraverso un cambio di direzione del veicolo. Non è stata invece accertata la presenza di un coltello, circostanza riferita da Dal Pino per spiegare lo stato di paura e i timori provati dopo il furto.Capace di intendere e di volereLa Corte esclude inoltre che, al momento dei fatti, l’imputata fosse incapace di intendere e di volere a causa dello choc o della paura seguiti all’aggressione subita. Anche i periti nominati dal tribunale hanno ritenuto sussistente la piena capacità dell’imputata. Per i giudici, il comportamento tenuto alla guida del Suv dimostra invece lucidità e consapevolezza dell’azione e del suo obiettivo. «Le emozioni dell’imputata hanno avuto un nesso con la specifica condotta criminosa e certamente hanno contribuito alla dinamica dell’evento, ma sicuramente non in termini di infermità», si legge. Per la Corte, dunque, non vi sarebbero «incertezze in ordine alla piena capacità di intendere e di volere» dell’imputata.Il terzo impattoRespinta anche la ricostruzione secondo cui Dal Pino non avrebbe voluto uccidere Mezgui o non avrebbe avuto piena consapevolezza delle conseguenze della propria condotta. Per la Corte appare improbabile che l’imputata non comprendesse il rischio di provocare la morte dell’uomo investendolo ripetutamente e modificando la traiettoria dell’auto per colpirlo. Nelle motivazioni i giudici sottolineano inoltre che, dopo il terzo impatto, Mezgui era ormai esanime a terra e non era in grado di muoversi autonomamente. Nonostante questo, la donna avrebbe proseguito la propria azione, arrivando a spingerlo per circa un metro con l’automobile.Secondo la Corte, questo comportamento è compatibile sia con l’ipotesi che Dal Pino volesse uccidere Mezgui come forma di punizione. Sia con quella di chi, pur non perseguendo direttamente la morte, ne accetta il possibile verificarsi senza attribuirvi un peso tale da interrompere la propria condotta.La fugaA rafforzare la conclusione, per i giudici, ci sarebbe anche il comportamento tenuto subito dopo. Dal Pino si allontanò infatti dal luogo dell’investimento senza chiamare i soccorsi né le forze dell’ordine e fece ritorno a casa. La Corte interpreta quindi l’intera sequenza come una condotta volontaria e consapevole, finalizzata a recuperare la borsa sottratta e caratterizzata, secondo le motivazioni, da una forma di «giustizia privata» estranea all’ordinamento. E per questo la condanna.L'articolo Perché Cinzia Dal Pino è stata condannata per aver ucciso un ladro con il suo Suv proviene da Open.