Emma Bonino, una vita per difendere i diritti: dall’aborto alla pena di morte, tutte le sue battaglie

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Radicale e femminista, Emma Bonino, classe 1948, morta stamattina a Roma, non ha mai smesso di lottare in difesa dei diritti ai quali ha dedicato mezzo secolo di attività politica, dalle battaglie per l’aborto negli anni Settanta all’impegno in ambito internazionale.“Mai dare per scontato che i diritti arrivano da sé“, sono le sue parole, con le quali ha sempre sottolineato “il diritto a manifestare in maniera non violenta”, come “un pilastro irrinunciabile della democrazia”.“Nessuna alternativa alla via del dialogo e del confronto”, sosteneva. Perché “il dialogo è lo strumento dei forti e il ricorso alla forza o alla violenza è spesso espressione di debolezza”.Dall’impegno politico negli anni Settanta agli incarichi in ParlamentoNata a Bra, nel Cuneese, secondogenita del fattore e poi commerciante di legnami Filippo Bonino e di Catterina Barge, Bonino inizia a fare politica intorno alla metà degli anni Settanta: fonda il Cisa (Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto), e si autoaccusa del reato di procurato aborto. Nel 1978 la legge 194 legalizza l’interruzione volontaria di gravidanza e tre anni dopo, nel maggio del 1981, il referendum promosso da Movimento per la vita per cancellare la legge 194 viene bocciato dal 68% dei votanti.“Essere femminista per me ha sempre significato una cosa – diceva Bonino – rendere le donne, tutte le donne, libere di scegliere perché consapevoli delle loro scelte, senza alcuna imposizione o limite imposto da parte degli uomini e neppure da altre donne”.Emma Bonino a piazza Vittorio per la difesa dell’aborto e della 194. (Foto: Cecilia Fabiano/LaPresse)Eletta dal 1976 in poi in varie legislature alla Camera dei deputati, al Parlamento europeo e al Senato della Repubblica, ricopre la carica di commissaria europea dal 1995 al 1999, quella di ministra del commercio internazionale e delle politiche europee nel governo Prodi dal 2006 al 2008, di vicepresidente del Senato della Repubblica dal 6 maggio 2008 al 15 marzo 2013, e successivamente di ministra degli Affari esteri nel governo Letta dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014.Ricopre importanti cariche nel Partito Radicale ed è ideatrice e promotrice della Corte penale internazionale, delegata per l’Italia all’Onu per la moratoria sulla pena di morte, nonché fondatrice dell’organizzazione internazionale ‘Non c’è pace senza giustizia’ per l’abolizione delle mutilazioni genitali femminili.Nel 1999 è protagonista di una campagna insolita per la storia politica italiana: si candida apertamente per diventare la nuova presidente della Repubblica. Il suo tentativo non va a buon fine – il 13 maggio 1999 viene eletto Carlo Azeglio Ciampi – ma alle successive elezioni europee, sulla scia della campagna per il Quirinale – condotta con un vero e proprio comitato elettorale, e materiale pubblicitario e informativo – i Radicali ottengono con la Lista Bonino il miglior risultato di sempre con l’8,5 per cento delle preferenze. Ai tempi della candidatura Bonino ha 51 anni ed è uno dei personaggi politici con più visibilità, dopo una carriera da attivista nel Partito Radicale al fianco di Marco Pannella, fino alla rottura del 2015, quando, in diretta su Radio Radicale, lui, da tempo malato dei due tumori che lo uccideranno l’anno successivo, la accusa di comportarsi “come se si fosse dimessa dal partito”.La malattia e i ricoveri degli ultimi anniQuando Bonino si ammala di tumore è lei stessa ad annunciarlo durante un’intervista. La malattia e l’età che avanza non fermano però le battaglie, che passano sempre dalla vita vissuta, come quando racconta la drammatica esperienza dell’aborto, quando ancora era vietato, negli anni Settanta: “Quello che mi ha segnato di più” è stata “l’umiliazione – dice nel 2023 in tv – Ma perché mi deve capitare questo? Io non ho fatto niente. E l’umiliazione è stata talmente forte che mi sono detta: per nessuna, mai più“. Mai più diritti umiliati. Questa la molla di mezzo secolo di impegno perché “sulla vita ci deve essere una libertà di scelta personale. E non c’è nulla di estremista nel dirlo”. Emma Bonino al voto per le Europee 2024. (Foto: Archivio LaPresse)Alle Europee del 2024 si candida per la lista Stati Uniti d’Europa, ma non viene rieletta a causa della soglia di sbarramento del 4%. A luglio dello stesso anno viene nominata presidente di Più Europa, ruolo che ricopre fino al successivo febbraio. Nell’ottobre 2024 è ricoverata in terapia intensiva all’ospedale Santo Spirito di Roma per una crisi cardiaca e respiratoria. Dimessa dopo diversi giorni, torna a casa e riceve una visita a sorpresa di Papa Francesco, suo storico amico. Poche settimane più tardi, alla fine di novembre, viene di nuovo ricoverata d’urgenza per un malore. È considerata una delle voci più coerenti del liberalismo e del garantismo in Italia e in Europa. Questo articolo Emma Bonino, una vita per difendere i diritti: dall’aborto alla pena di morte, tutte le sue battaglie proviene da LaPresse