Amato: "Ricordiamo insieme le Torri gemelle e Utoya"

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AGI - "Quello delle Torri gemelle di 25 anni fa fu il secondo attacco nemico al proprio territorio che spinse gli Stati Uniti alla guerra. Ma il nemico non era uno Stato ostile, com'era accaduto con il bombardamento del Giappone a Pearl Harbor nel 1941. Questo fu il primo atto di guerra da parte di un'organizzazione terroristica non statale, al Qaeda. E proprio per questo fu un nuovo inizio, l'inizio di una conflittualita' militare che, soprattutto in Medio Oriente, avrebbe visto, ora insieme l'uno contro l'altro, attori statali e non statali. Iraq, Siria e Libano divennero i teatri principali di questa conflittualita', che spesso avremmo faticato a decifrare; e di sicuro a governare. Gli Usa hanno perso li', in Medio Oriente, la bussola del governo del mondo, una bussola che, sia pure tra vicende alterne, non hanno piu' ritrovato". Lo scrive l'ex premier Giuliano Amato, in un editoriale per "Formiche" sull'anniversario dell'11 settembre.L'11 settembre e la strage di Utøya"Detto questo - prosegue Amato - non possiamo non ricordare che non siamo soltanto al 25° anniversario delle Torri gemelle, siamo anche al 15° anniversario della strage compiuta il 22 luglio 2011 sull'isola norvegese di Utoya dal suprematista Anders Breivik, il quale uccise 69 giovani laburisti e ne feri' 110 per colpire l'immigrazione musulmana e quindi la 'decostruzione' della cultura nazionale, di cui riteneva responsabile il Partito laburista. Avremmo scoperto solo dopo i tanti legami di Breivik col mondo dei suprematisti di estrema destra europei. E avremmo vissuto i tanti attentati commessi, in citta' europee diverse, da esponenti di questa vera e propria rete".Il nesso tra i due eventi per AmatoPer Amato "e' impossibile non cogliere il nesso fra i due eventi e le sequenze seguite a entrambi. Impossibile non percepire che di qui sono partiti i focolai di ostilita' e di odio che sono venuti segnando le nostre societa' e hanno potentemente contribuito alla loro radicalizzazione. Non a caso si parla, per il nostro tempo, di eta' dell'odio e l'hate speech e' entrato prepotentemente fra di noi. Da parte di coloro che lo praticano, o addirittura lo organizzano, e' costante il richiamo alle religioni come fonte delle verita' di cui essi si fanno intransigenti portatori. Non e' cosi'. E' una menzogna di cui possono essere capaci solo i mestatori di sentimenti pur esistenti di ignoranza e di diffidenza, insieme ai cinici predatori di consensi che sfruttano e amplificano tali sentimenti, di contro ai giusti che si adoperano per diradarli. E fra i giusti ci sono proprio le religioni. Si pensi al documento di Abu Dhabi, sottoscritto nel 2019 da Papa Francesco e dal grande Imam di Al Azhar al-Tayyib, o al Patto fra le religioni italiane dello scorso giugno. I due anniversari, quello delle Torri gemelle e di Utoya, dovrebbero spingere tutti a seguirle e non a perseverare nelle tristi e dissennate campagne dell'odio".