Applausi e “bentornato”, selfie e abbracci. Matteo Renzi torna alla Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia e, se non è una riconciliazione, poco ci manca. Con lui sul palco c’è Dario Franceschini, accolto da una affettuosa standing ovation alla prima apparizione pubblica dopo il racconto della sua malattia. Entrambi ‘fiutano’ il clima: la gente “è consapevole, sa che o andiamo insieme o siamo destinati a perdere“, dicono all’unisono. Il leader di Iv, poi, in realtà, decide di tornare ‘a casa’ per fare un passo di lato. L’intervento di Renzi“Dicono che non vogliono Renzi nella foto con Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, che non mi vogliono al tavolo sul programma. Bene, vi do una notizia: io in quella foto non ci devo e non ci voglio essere. In un sussulto inspiegabile di umiltà il Kraken dice ‘troviamo un altro per andare al tavolo’, io suggerisco un sindaco o una sindaca, non iscritto al Pd, che rappresenti il centro”, dice chiaro. “Manfredi!”, urla qualcuno dalla platea. “C’è Manfredi, c’è Salis… abbiamo già due nomi“, replica lui. Franceschini non entra nel merito dei nomi, ma condivide il ragionamento e prova a suonare la sveglia sui tempi: “Questo lavoro al centro è partito dopo che Schlein ha posizionato il Pd su alcuni temi. Ora ci sono tante sigle. Non possono andare divise e non possono prescindere da Renzi, insieme a lui devono ragionare. Se ci sarà anche Silvia Salis, lo deciderà lei, ma è chiaro che sarà comunque una protagonista nei prossimi anni, comunque vadano le cose. Intanto, questo processo al centro è ora che si concretizzi”, ragiona.I movimenti al centroInsomma, Italia viva (Casa riformista o come si chiamerà) è in campo: è in Parlamento con 15 tra deputati e senatori, amministratori locali, raccoglie il 2×1000. Chi vuole contribuire a costruire la gamba centrista – è il ragionamento condiviso dai Renzi e Franceschini a Reggio Emilia – non può ignorare questa realtà. L’ex premier, dal canto suo, è la rassicurazione, non intende imporsi. “Ci sono Ruffini e Gabrielli, c’è Progetto Civico, c’è Spadafora, va bene tutto. Ma uno deve rappresentare questo mondo riformista e in un sussulto di umiltà inspiegabile, dico, che sia qualcun altro rispetto a Matteo Renzi”. L’ex premier è intenzionato anche a togliere gli alibi anche a coloro i quali lo accusano di aver ‘bussato’ alla porta del centrosinistra per fare un altro giro in Parlamento: “Io, a differenza di altri, ho detto no al mio nome nel listino del premio di governabilità. No al posto blindato. Se Iv non arriva a prendere il 3% ci sta che io resti fuori. Se entro, entro con i miei voti”, dice, rivendicando di voler fare “una battaglia politica per per non lasciare il Paese a Meloni e Vannacci”. “Questa è la sala Francesco Guccini? La dico così: ‘Ognuno vada dove vuole andare. Ognuno invecchi come gli pare. Ma non raccontare a me che cos’è la libertà'”, aggiunge poi, certo di strappare un nuovo applauso dalla platea emiliana.Il tema dell’affidabilitàC’è, però, il tema affidabilità posto da Giuseppe Conte. Franceschini si dice fiducioso: “Conte ha portato il M5S da una posizione anti Europa, anti sistema, a una posizione istituzionale, sono stabilmente nel campo progressista al punto che li sentiamo nostri concorrenti. Aggiungo che hanno fatto passi avanti enormi, all’inizio nemmeno ci salutavano per non sporcarsi. Alla fine scompariranno anche i veti”, assicura. Il leader M5S, dal canto suo, si rivolge al campo progressista: “Il M5S non accetterà mai una conventio ad excludendum e questa norma” sulla raccolta firme in legge elettorale “impone una seria riflessione al nostro interno. Vogliamo allargare il consenso, vogliamo allargare il progetto a voi socialisti e a forze nuove come quella di Alessandro Onorato? Dobbiamo allargare a tutti, chi c’è già al centro ha già dimostrato la capacità espansiva di cui è capace. Oggi, se si vuole perimetrare anziché allargare, il M5S non c’è”, dice chiaro, mettendo a disposizione il M5S per la raccolta firme di chi rischia di restare fuori. Renzi prova a vedere il bicchiere mezzo pieno: “Conte dice di non mettere veti e che vuole allargare, bene: io sono favorevole, sono d’accordo con lui, anche se non so se questa è una cosa grave”, scherza prima di salire sul palco di Reggio Emilia.Il nodo primarieCerto, il nodo primarie resta. Anche in questo caso il leader di Iv si chiama fuori: io candidato? “Non mi pare abbia senso, non la vedo questa cosa”, risponde, per poi aggiungere: “Se la sfida fosse a due, tra Schlein e Conte, io voto Schlein, che a lei piaccia o no, se ci saranno altri candidati entriamo nel merito, serviranno delle regole, non ci possono essere 27 candidati, non è X Factor”. Anche in questo caso Franceschini concorda: “Stabiliamo delle regole serie su chi può candidarsi, allora si candidò Beppe Grillo. Io vorrei un patto tra candidati che si impegnano a rispettare il programma ma anche, secondo me, a stabilire che chi vince le primarie non usa il suo nome sul suo simbolo”, azzarda. Non solo. No a battaglie nel fango: “Le primarie sono il metodo più democratico” per scegliere il leader. “Facciamo le primarie la domenica e il lunedì facciamo una grande festa di popolo. Se invece saranno dilanianti – sentenzia – ci meritiamo di perdere”.Questo articolo Renzi torna alla Festa dell’Unità e lancia Salis o Manfredi. Confronto con Franceschini proviene da LaPresse