Con questo editoriale, mi onoro di assumere la direzione responsabile di Notizie Geopolitiche. Un passaggio che avviene in tandem con il fondatore e da oggi direttore editoriale, Enrico Oliari. Un passaggio che avviene in una data fortemente simbolica – ulteriormente resa tale anche dall’addio a una grande protagonista della vita italiana e europea come Emma Bonino. Una data che, segnando simbolicamente i primi quindici anni di vita di Notizie Geopolitiche, apre la prospettiva a un ulteriore periodo di racconto e analisi delle dinamiche mondiali se possibile ancor più complesso ma da approfondire e sviscerare necessariamente. Per questo ci saremo come sempre. Con tutte le nostre firme, un editore valido e volenteroso alle nostre spalle e soprattutto con il sostegno e la fiducia quotidiana e vitale di voi, carissimi Lettori, senza i quali saremmo qui a fare mero esercizio di retorica. Buona lettura e buon viaggio alla scoperta di questo nuovo Notizie Geopolitiche (DP)Tutti ricordiamo con precisione dove fossimo e cosa stessimo facendo in quella mattina americana (che in Italia era pomeriggio, appena dopo pranzo) quando furono colpite a morte le Torri Gemelle di New York. Simbolo del World Trade Center ma – si può dire senza timore di cadere in sensazionalismi – dell’intero occidente libero. Un modello che il terrorismo islamico aveva deciso di colpire – è proprio il caso di dire – dalle sue più moderne fondamenta: quelle dell’economia capitalista, del mercato aperto, della libera circolazione di lavoratori e merci. Ovvero alcuni dei capisaldi del way of life occidentale. Sicuramente i contrafforti di quel sogno americano che con il crollo delle Torri Gemelle cominciava un po’ a morire. Che mondo abbiamo raccontato dopo? Un mondo senza sogni. Nemmeno l’illusione di una nuova età dell’oro e della pace, utopia che ha resistito in Europa, nell’Europa unita (che purtroppo non sono e forse mai saranno gli Stati Uniti d’Europa) fino al 2022, quel 24 febbraio in cui la Russia ha attaccato l’Ucraina, in una “operazione militare speciale” che solo nella retorica propagandistica del regime di Putin, non si poteva chiamare guerra. Invece è un’altra guerra. Solo l’ennesima. Una delle 56 che oggi, 11 settembre 2026, un quarto di secolo dopo l’attacco del terrorismo islamico all’Occidente, si combattono nel mondo. Un mondo in cui gli Stati Uniti fanno sempre più fatica a essere il “gendarme” della libertà che ha liberato l’Italia e l’Europa dal mostro nazifascista 80 anni fa. Stati Uniti in cui a New York, proprio a New York, hanno eletto un sindaco islamico.New York che è la città d’origine del presidente americano in carica. Il primo a mancare nell’appuntamento di Ground Zero, proprio nei 25 anni. Un luogo in cui regnano la memoria e il silenzio, rotto solo dalla dolente solennità dei 2977 nomi delle vittime di quella data che ha fatto da squarcio nella tela del mondo nuovo, del nuovo secolo.Un tempo che non si sarebbe potuto affrontare con la speranza di pace cantata appena un anno prima da San Giovanni Paolo II nel grande Giubileo del 2000. Un anno che, a ripensarci oggi, sembra sospeso nel tempo. Quasi un tempo senza tempo tra il vecchio mondo, quello del cosiddetto e drammaticissimo secolo breve, dominato dalle tragiche ideologie contrapposte e un mondo nuovo che si sarebbe presentato – e ancora oggi sussiste – come la centrale globalizzata del dolore. Con una terza guerra mondiale che, come ha più volte ripetuto un altro pontefice, Papa Francesco, si combatte a pezzi ma è lì. E la risposta, purtroppo, non è in un pacifismo completamente privo di argomenti pratici ma nella Forza della Ragione, come ci ha saggiamente esortato Oriana Fallaci, nella fase finale della sua vita. Ignara che a complicare tutto ancora di più, sarebbe arrivato alla Casa Bianca una figura atipica e per certi versi distopica come quella di Donald Trump. Che oggi, pur di far sentire ancora una volta la propria voce – oggi quanto mai non necessaria – ha abdicato anche dall’omaggio alla sua città ferita, puntando sul Pentagono e su una retorica militarista che, oggi più che mai, non può rappresentare da sola la soluzione senza il lume della Ragione, recuperando e non distruggendo il controverso sogno di una moderna “pastorale americana” che con Trump alla Casa Bianca ne è diventata la perfetta negazione. Trasformando proprio la data simbolo del nuovo “siamo tutti americani” in una inedita “antipastorale” cui solo il popolo americano, forte della sua fede nella democrazia, potrà porre fine e voltare davvero pagina.