Ven, 11 Set 2026La Corte Federale d’Appello ha respinto il reclamo contro l’elezione del presidente federale, ma la decisione non chiude automaticamente il procedimento sul mancato tesseramento.DiMarco SacchiCondividi l'articolo(Foto: Andrea Staccioli / Insidefoto)Nuovo passaggio nella vicenda che riguarda l’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC. La Corte Federale d’Appello a Sezioni Unite ha respinto il reclamo presentato dall’avvocato Renato Miele contro la decisione con cui il Tribunale Federale Nazionale aveva già rigettato il ricorso relativo all’esito dell’assemblea elettiva dello scorso 22 giugno. Miele aveva contestato la delibera con cui Malagò era stato eletto presidente federale, oltre agli atti presupposti e conseguenti della procedura, compresi i verbali della Commissione Verifica Poteri, l’ammissione dei candidati e il mancato accoglimento della richiesta di accesso alla documentazione relativa alla candidatura dello stesso Malagò.Il nuovo ricorso è stato dunque respinto. Si tratta di un passaggio importante perché, lungo questo specifico binario della giustizia federale, resta fermo l’esito dell’assemblea che il 22 giugno aveva portato Malagò alla guida della Federcalcio. Il contenzioso promosso da Miele accompagna del resto la procedura elettorale da prima del voto. Già a giugno la Corte Federale d’Appello aveva respinto un suo precedente reclamo contro la mancata ammissione della propria candidatura e contro l’ammissione di quelle di Malagò e Giancarlo Abete. In quel procedimento Miele aveva espressamente sollevato anche il tema dell’assenza del tesseramento di Malagò alla data della candidatura, richiamando l’articolo 29 dello Statuto FIGC.Caso Malagò, cosa cambia per il mancato tesseramentoIl punto centrale è però comprendere quanto la decisione odierna incida sulla questione che nelle ultime settimane è tornata al centro dell’attenzione, cioè il mancato tesseramento FIGC di Malagò al momento della presentazione della candidatura. I due fronti, infatti, non coincidono completamente. Il rigetto del reclamo di Miele rappresenta un risultato favorevole a Malagò per quanto riguarda la contestazione della procedura elettorale. Ma non equivale necessariamente a una pronuncia definitiva sulla corretta interpretazione del requisito del tesseramento.Nel precedente giudizio di giugno, infatti, la Corte Federale d’Appello non aveva affrontato nel merito l’eventuale incandidabilità di Malagò per il mancato tesseramento. La questione era stata dichiarata inammissibile perché Miele, non essendo stato ammesso come candidato, non disponeva secondo la Corte della legittimazione e dell’interesse necessari per impugnare l’ammissione delle candidature concorrenti. La stessa decisione specificava che tale inammissibilità rendeva inutile esaminare nel merito le cause di incandidabilità prospettate nei confronti di Malagò.Il procedimento della Procura resta apertoSoprattutto, resta distinto il procedimento avviato dalla Procura federale FIGC proprio sulla questione del tesseramento. Secondo quanto emerso nelle scorse settimane, gli accertamenti hanno confermato che Malagò non disponeva di un tesseramento FIGC al momento della candidatura, ma il procuratore federale Giuseppe Chinè aveva comunque chiesto l’archiviazione sulla base di una determinata interpretazione dello Statuto.Secondo questa lettura, l’espressione statutaria «essere in regola con il tesseramento» non imporrebbe necessariamente di essere materialmente tesserati alla data di presentazione della candidatura, ma richiederebbe il rispetto dei requisiti previsti dalle norme sul tesseramento per chi sia già titolare di una tessera federale. Una tesi richiamata anche sulla base di precedenti riguardanti altri dirigenti federali.La Procura generale dello Sport presso il CONI, guidata da Ugo Taucer, nei giorni scorsi non ha però accolto la richiesta di archiviazione, chiedendo ulteriori chiarimenti a Chinè. Di conseguenza, quel fascicolo rimane aperto e seguirà un percorso autonomo rispetto al ricorso di Miele esaminato dalla Corte Federale d’Appello.La decisione della Corte rappresenta comunque un punto a favore della stabilità dell’attuale governance federale, ma non può essere considerata, allo stato, la parola definitiva sul caso del mancato tesseramento di Malagò. Per capire se le due vicende finiranno per convergere sarà necessario attendere gli sviluppi del procedimento davanti agli organi di giustizia sportiva del CONI.Developed by 3x1010