Lady Diana, il revenge dress va all’asta: la storia dell’abito

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Il celebre revenge dress di Lady Diana torna al centro dell’attenzione. L’abito nero firmato Christina Stambolian, indossato dalla principessa il 29 giugno 1994 alla Serpentine Gallery di Londra, sarà messo all’asta da Sotheby’s a New York il prossimo 9 dicembre. Una vendita che riporta alla memoria una delle serate più celebri della vita pubblica di Diana.Lady Diana: i look estivi che hanno fatto la storia della modaIl revenge dress di Lady Diana torna all’astaIl vestito sarà esposto prima della vendita nelle sedi di Sotheby’s a Londra e Hong Kong, oltre che a Ginevra e New York. La stima si aggira tra 150mila e 300mila dollari, mentre altre valutazioni indicano una possibile cifra di almeno 220mila sterline. Una somma che potrebbe crescere ulteriormente durante l’incanto, considerando il peso che questo abito continua ad avere nell’immaginario collettivo.Una parte del ricavato sarà destinata a NHS Lothian Charity. Non è la prima volta che il vestito viene venduto: nel giugno 1997 era stato acquistato per 39.098 sterline da una coppia scozzese intenzionata a raccogliere fondi per associazioni benefiche dedicate ai bambini. L’abito era stato realizzato dalla designer greca Christina Stambolian. Nero, in seta, aderente, con spalle scoperte, scollatura a cuore e gonna corta, rappresentava una scelta decisamente audace per una donna appartenente alla famiglia reale britannica.Foto: wikimedia commonsPamela Anderson a Venezia 2026 brilla con i gioielli PandoraLa storia del vestito della vendettaPer capire perché quel look sia diventato leggenda bisogna tornare alla sera del 29 giugno 1994.In televisione andava in onda l’intervista al principe Carlo realizzata da Jonathan Dimbleby. Carlo ammise di essere stato infedele durante il matrimonio con Diana, spiegando che la relazione coniugale si era ormai irrimediabilmente deteriorata. La relazione con Camilla Parker-Bowles era da tempo al centro dell’attenzione pubblica. Quella stessa sera Diana aveva un impegno alla Serpentine Gallery, dove era attesa per una cena di beneficenza organizzata da Vanity Fair. In origine avrebbe dovuto indossare un abito Valentino. Possedeva però già da tre anni il modello di Stambolian, acquistato nel 1991 e mai utilizzato perché considerato troppo audace. Alla fine scelse proprio quello.Il risultato fu immediato: quando Diana scese dall’auto, i fotografi si concentrarono su di lei. Il suo ingresso durò pochissimo, ma bastò a trasformare quell’abito in una delle immagini più riconoscibili della principessa.Foto: wikimedia commonsJasmine Carrisi a Tale e Quale Show contro i pregiudiziUna scelta ancora più forte negli anni NovantaOggi un tubino nero con spalle scoperte e una gonna corta può sembrare una scelta elegante ma assolutamente normale. Nel contesto della famiglia reale britannica degli anni Novanta, però, il messaggio era molto più forte.Diana era una principessa ancora formalmente legata alla Corona e sottoposta a un’attenzione mediatica enorme. Il suo guardaroba veniva osservato, commentato e interpretato. Presentarsi a un evento pubblico proprio quella sera con un abito così sensuale significava rompere, almeno in parte, con l’immagine più composta e rassicurante che ci si aspettava da lei. Il nero, la silhouette aderente, le gambe scoperte e le spalle nude costruivano un’immagine lontana dall’idea tradizionale di principessa. Diana non appariva come una donna intenzionata a nascondersi dopo lo scandalo. Al contrario, sembrava voler occupare lo spazio pubblico con ancora maggiore sicurezza. È proprio da questa coincidenza tra tempismo, stile e contesto personale che nasce il soprannome revenge dress, il “vestito della vendetta”.Naturalmente, non è possibile sapere quanto Diana volesse davvero trasformare quella serata in una risposta pubblica a Carlo. Il significato attribuito all’abito negli anni è però diventato parte della sua storia.Foto: wikimedia commonsAl Bano e Romina Power, il gelo dopo le accuse a BelveDiana aveva già scelto quell’abito tre anni primaC’è un dettaglio che rende la vicenda ancora più interessante. Il revenge dress non fu creato appositamente per quella sera.Diana lo possedeva dal 1991 e aveva deciso di non indossarlo perché lo considerava troppo audace. La scelta arrivò quindi in un momento particolarmente delicato, quando la sua vita privata era diventata materia quotidiana per giornali e televisioni. La sua ex stylist Anna Harvey avrebbe ricordato che Diana voleva apparire al meglio, mentre la designer Christina Stambolian ha successivamente associato la scelta del nero all’immagine del cigno nero Odile del Lago dei cigni: non la figura innocente vestita di bianco, ma una donna consapevole della propria rabbia.In poche ore, quell’abito passò dall’armadio della principessa alle prime pagine dei giornali.I commenti sul web: «Deve finire in un museo»A distanza di oltre trent’anni, il vestito continua a dividere e appassionare il pubblico. Sui social, accanto a chi vorrebbe vedere il capo acquistato da un collezionista, sono comparsi numerosi commenti di persone che sperano invece che possa essere conservato in un museo.Qualcuno scrive di sperare che venga acquistato proprio da un museo, mentre altri scherzano sulla possibilità che il vestito venga utilizzato ancora oggi come strumento di vendetta. Tra i commenti più ironici c’è chi immagina una sorta di «Sisterhood of the Traveling Revenge Dress», un revenge dress destinato a passare di mano in mano tra donne alle prese con una rivincita sentimentale. Ma c’è anche una preoccupazione molto precisa: che l’abito possa finire nelle mani di Kim Kardashian, soprattutto per il precedente legato al celebre vestito di Marilyn Monroe indossato al Met Gala. Nei commenti c’è chi scrive semplicemente «Please Kim, don’t» e chi invoca nuovamente un museo per preservare il capo.Sono opinioni, battute e timori espressi dagli utenti, non indicazioni su chi parteciperà realmente all’asta. Ma raccontano bene quanto il revenge dress sia ancora percepito come qualcosa di più di un semplice pezzo di moda.Foto: wikimedia commonsIl rossetto nude conquista Venezia 2026: il trend delle starUn abito diventato simbolo di indipendenzaIl revenge dress è sopravvissuto alla cronaca che lo aveva reso famoso. È stato esposto al Museum of Style di Newbridge, in Irlanda, nella mostra Diana: A Fashion Legacy, dove era considerato uno degli oggetti più importanti dell’esposizione.Il suo significato è cambiato insieme alla percezione di Diana. Quella sera del 1994 non c’era soltanto una principessa vestita di nero. C’era una donna che, nel pieno di una crisi matrimoniale raccontata pubblicamente davanti alle telecamere, decise di non lasciare che fosse soltanto la confessione del marito a dominare la narrazione. Il suo abito finì per raccontare un’altra storia: quella di Diana, della sua immagine e della sua capacità di utilizzare la moda per comunicare sicurezza, sensualità e indipendenza.Ed è forse per questo che, ancora oggi, il revenge dress continua a essere discusso. Prima ancora di diventare un oggetto da collezione, è stato il simbolo di una precisa scelta di immagine compiuta in una delle notti più difficili e osservate della vita della principessa.Lady Diana, 29 anni fa la morte: dall’ultima estate in Sardegna alla tragica notte di Parigi| Da Rumors.it