Il governo Meloni accelera sulle trivelle e apre a un aumento dell’estrazione di petrolio e gas dal suolo italiano. Nel Consiglio dei ministri che ha prorogato di un’altra settimana il taglio delle accise sul gasolio, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha varato un provvedimento per sbloccare la autorizzazioni ferme e aumentare le attività di esplorazione ed estrazione di idrocarburi. Una scelta destinata a riaprire lo scontro con le opposizioni e le comunità che ospiteranno i futuri impianti, se non altro per l’impatto ambientale e climatico, ma che la presidente del Consiglio rivendica senza mezzi termini: «Vogliamo andare avanti sull’aumento della produzione nazionale di petrolio e di gas, perché non ha molto senso comprare all’estero questa energia quando possiamo produrla anche qui in Italia».Verso la nomina di un commissario ad hoc per accelerare le autorizzazioniIl provvedimento, inserito nel decreto legge con «disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche», punta in particolare a ridurre i tempi delle autorizzazioni. In caso di stallo prolungato con le regioni interessate, il Consiglio dei ministri potrà nominare un commissario ad acta, affinché si sblocchi l’iter in nome dell’interesse nazionale. «Aumentare la produzione nazionale significa ridurre la dipendenza dall’estero, pagare meno, garantire costi più bassi a famiglie e imprese, difendere la sicurezza energetica della nazione, oltre ovviamente a generare maggiori royalties e benefici economici e occupazionali per i territori», ha detto Meloni in un discorso pubblicato sui canali social di Palazzo Chigi.Il punto centrale del provvedimento, insomma, è snellire le procedure amministrative per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi, sia sulla terraferma che offshore. «Non vogliamo comprimere il ruolo delle Regioni, ma garantire che le competenze si esercitino nei tempi previsti, e che il confronto istituzionale non si trasformi in uno stallo indefinito», ha assicurato il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. Secondo il titolare del Mase, gli effetti potrebbero essere relativamente rapidi nelle aree dove le esplorazioni sono già state effettuate: «Nel giro di qualche mese può dare già qualche estrazione là dove le prospezioni sono già state fatte. Per altri andremo a risultati fra qualche anno».Quanto gas e petrolio produce oggi l’ItaliaAd oggi, la produzione nazionale di idrocarburi copre solo una piccola frazione dei consumi italiani. Per quanto riguarda il gas, si stima che le riserve italiane contengano 42,5 miliardi di metri cubi. Peccato che nello stesso anno la domanda italiana sia stata di circa 62 miliardi di metri cubi, il che significa che le riserve attualmente note in Italia – sfruttate appieno – non coprirebbero neanche un anno di consumi italiani di gas. E infatti, sempre nel 2024, il nostro Paese ha importato circa il 95% del proprio fabbisogno.Per quanto riguarda il petrolio, nel 2024 l’Italia ha estratto 4,37 milioni di tonnellate di greggio, circa il 7,5% dei 58 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi consumati. Le importazioni di greggio sono state 56,7 milioni di tonnellate, mentre le riserve ammontano a 82,1 milioni di tonnellate. Insomma, se sfruttati a pieno, gli idrocarburi presenti sotto il suolo italiano possono senz’altro aiutare a ridurre le importazioni dall’estero, ma non possono certo rendere l’Italia autosufficiente né per il gas né per il petrolio.La corsa agli idrocarburi interessa soprattutto una regione: la BasilicataIl principale polo italiano di idrocarburi si trova in Val d’Agri, in Basilicata, dove c’è il più grande giacimento petrolifero su terraferma di tutta Europa. Solo da questo sito, nel 2024 Eni e Shell hanno estratto circa 3,70 milioni di tonnellate di greggio, pari all’84,8% della produzione nazionale. La Basilicata è una regione importante anche per il gas. Nel 2023, è da lì che arrivava più di un terzo della produzione nazionale complessiva, ossia circa 1,1 miliardi di metri cubi. Sia per il petrolio che per il gas, gli altri poli produttivi più rilevanti si trovano soprattutto in Sicilia, Emilia-Romagna, Puglia e Molise, oltre alle numerose attività offshore nell’Adriatico.Avs all’attacco: «Meloni sequestrata dalla lobby fossile»Il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri ha immediatamente provocato la reazione delle opposizioni e delle forze ambientaliste, con i toni più duri che arrivano dai due leader di Alleanza Verdi-Sinistra. «Invece di fare un decreto per velocizzare lo sviluppo delle rinnovabili Giorgia Meloni vara un decreto per velocizzare l’estrazione di gas e petrolio che prevede anche un bel numero di poltrone da commissario. Le lobby del petrolio hanno conquistato Palazzo Chigi e sequestrato la premier», attacca Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana. Duro anche il collega Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde, che aggiunge: «La scelta di Meloni è un atto d’irresponsabilità che serve a far fare più profitti alle società energetiche e a rendere più povere le famiglie e nonostante la crisi climatica abbia causato danni economici per oltre 23 miliardi di euro solo nel 2026. Un governo che blocca le rinnovabili e punta sul petrolio non solo è fuori dalla storia, ma costruisce una vera e propria tassa contro gli italiani».Foto copertina: Dreamstime/Pichit BoonhuadL'articolo Il governo Meloni rilancia le trivelle: «Aumentiamo la produzione di gas e petrolio in Italia». Quali sono le regioni coinvolte proviene da Open.