Io vorrei una procura di Milano che vince, non che fa le figuracce delle inchieste sull’urbanistica

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E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.comUn pezzetto dopo l’altro ce la faremo ad ottenere (forse) tre cose. La prima: una serenità di base sull’operato della pubblica amministrazione di Milano sulla questione urbanistica. Non si dichiara – qui – che tutto è stato fatto bene (ci penseranno i politici a disquisire su questo – le elezioni arrivano apposta), ma che tutto è stato fatto onestamente. Io non ne ho mai avuto dubbi, e l’ho scritto centinaia di volte anche quando tutti gli esimi colleghi giornalisti insistevano sul leitmotiv del sacco di Milano. Peccato poi che quando la polvere cala, i pm iniziano a stare zitti e iniziano a parlare (anzi – scrivere) i giudici, la musica cambi e così l’accompagnamento dei giornali.Oggi, per l’ennesima volta, i giudici hanno scritto. In particolare, le motivazioni della sentenza su Torre Milano, che assolve completamente i costruttori e il Comune. I giudici dicono che non c’è stata corruzione, che non c’è stato proprio nulla se non la prosecuzione di prassi e norme che sono sempre state quelle. Sapete cosa scrivono? Che “l’assunto accusatorio è rimasto indimostrato”. Che non c’è un euro, una mazzetta, nulla. Il sacco di Milano, semplicemente, non c’è stato. Non ci sarà niente di niente sulla stragrande maggioranza delle decine di procedimenti aperti, che peraltro sono tutti una fotocopia. Non c’è stato niente da parte dei funzionari, finiti nel tritacarne. Non c’è stato niente di illegittimo da parte di chi fa dell’immobiliare un business, che è cosa buona e giusta (“non vi è prova di alcuna intesa fraudolenta”). E’ anche vero che il giudice dice che la Cassazione nel 2025 ha dato una impostazione più restrittiva di varie norme (criticando però il fatto che le norme sono confuse e arzigogolate). Ma visto che non si può cambiare il passato – e vorrei dire neppure i diritti acquisiti del passato – chi ha iniziato prima che colpa ne potrebbe mai avere?Ce la faremo (forse, ma la vedo più dura) a dare una interpretazione più serena dello sviluppo di questa città. Può non piacere o non piacere, ma nelle motivazioni si riporta una testimonianza di Pierfrancesco Maran. Scrive il giudice: “L’onorevole Pierfrancesco Maran, che dal 2016 al 2021 ha detenuto la delega all’Urbanistica, al Verde e all’Arredo Urbano e ha partecipato attivamente alla redazione dell’aggiornamento del Piano di Governo del Territorio del 2019, ha descritto il PGT come uno strumento necessario per accompagnare la fase di grande espansione e crescita vissuta da Milano dopo l’Expo 2015 che è stata caratterizzata da un aumento della popolazione e degli studenti universitari. Ha spiegato come l’obiettivo politico fosse quello di estendere i benefici della crescita a tutta la città e non solo alle aree centrali, come per esempio la scelta di distribuire metà degli oneri di urbanizzazione prodotti nel Municipio 1 nel resto del territorio e di orientare lo sviluppo edilizio lungo le principali linee di trasporto pubblico.Ha poi definito la rigenerazione urbana, come il necessario “cambio dei luoghi” in una città con una forte tradizione industriale, specialmente nelle zone periferiche e semicentrali, ritenendo fondamentale favorire la transizione dalle vecchie attività produttive a nuove funzioni, anche tramite una strategia volta a semplificare i cambi di destinazione d’uso (“indifferenza funzionale”)”.Milano, l’urbanistica e i due PierfrancescoTutto questo fa letteralmente a pugni con l’idea che a Milano si sono favoriti i cementificatori. E fa ridere questa cosa, perché uno del Pd come Pierfrancesco Maran (troppo velocemente archiviato dalla giunta e fatto andare in Europa) deve – per via giudiziaria involontaria – rispondere all’altro Pierfrancesco, questa volta Majorino, che parla di “cemento” per andare a tirarsi appresso i quattro voti di Lorenzo Pacini e la vulgata per cui la giunta di Milano che il Pd appoggia e di cui Majorino e Maran hanno fatto parte ha fatto operazioni urbanistiche – cioè l’unica vera e inoppugnabile competenza comunale insieme ai trasporti – dannose per la città e non positive. Come se la città fosse diventata attrattiva (fin troppo attrattiva, e senza contrappesi) per caso.Come se i ricchi e anche gli arricchiti di mezzo mondo compreso il sud Italia fossero venuti nelle nebbie perché Milano fa schifo e non perché oggettivamente è diventato un gioiello. La lasciamo così? Forse no. Ma tra buttar via un gioiello e allargare il recupero di cui parla Maran, citato nella sentenza, io preferirei il recupero. Altri, forse, non si curano del bambino che è nascosto nell’acqua che è pure pulita, come ha detto il giudice. A me intanto viene la nausea e pure un po’ da vomitare a sentire certe minchiate atomiche pre-primarie. Figuriamoci dopo come potrei sentirmi.Una Procura forte nelle redazioni e debole in tribunaleForse ce la faremo ad ottenere anche una terza cosa. Una procura che vince. Che vince i processi davanti ai giudici, non la gara a finire sui giornali. Per quelli basta un bel titolo dell’inchiesta, due interviste peraltro contra-legem, un po’ di pagine con espressioni violente, se capita qualche foto scattata bene e un pacco di intercettazioni da cui ciascuno può capire quello che vuole. No no, io vorrei una procura che vince i processi. Che torna ad avere una sua dignità. La dignità di sottoporre le proprie tesi a un giudice terzo, dopo essersi rapportata con controparte, con meno muscoli dunque e assai più cervello. E pure, sia detto con estremo intento polemico nei confronti dei colleghi giornalisti, con meno scendiletto che riportano tutto così com’è asserendo di fare cronaca ma in effetti asservendosi perché solo così potranno avere la prossima ordinanza, il prossimo dialogo con il pm, la prossima strisciata di merda da spalmare sulla faccia del malcapitato di turno.L'articolo Io vorrei una procura di Milano che vince, non che fa le figuracce delle inchieste sull’urbanistica proviene da Nicolaporro.it.