La conquista di al-Makha da parte degli Houthi porta Ansarallah più vicino allo Stretto di Bab el-Mandeb e apre una nuova fase della guerra nello Yemen. Il controllo del porto sulla costa del Mar Rosso non rappresenta soltanto una sconfitta per le forze yemenite avversarie, ma aumenta la capacità degli Houthi di esercitare pressione su una delle rotte commerciali ed energetiche più importanti del mondo.Dopo anni nei quali il conflitto era stato parzialmente congelato dalla tregua mediata dalle Nazioni Unite nell’aprile 2022, lo Yemen è tornato al centro del confronto regionale. Gli Houthi, già al controllo di Sanaa, di ampie porzioni del nord del Paese e del porto di Hodeidah, stanno cercando di consolidare la propria presenza lungo la costa occidentale.La presa di al-Makha, insieme all’avanzata verso Hays e alla conquista della base militare Khalid ibn al-Walid, indica un’operazione finalizzata a indebolire il dispositivo militare avversario sulla costa e ad avvicinare ulteriormente Ansarallah all’area di Bab el-Mandeb.Il comandante delle forze governative Tareq Saleh ha parlato di un ripiegamento strategico. Le sue unità hanno tuttavia subito perdite e non sono riuscite a impedire agli Houthi di occupare posizioni di rilevanza militare.L’avanzata di Ansarallah evidenzia soprattutto una delle debolezze strutturali del fronte anti-Houthi. Le forze che si oppongono al movimento costituiscono una coalizione caratterizzata da interessi differenti, catene di comando separate e priorità territoriali non sempre coincidenti.Le forze legate al Consiglio di transizione meridionale concentrano principalmente i propri interessi sul sud dello Yemen, mentre la riduzione del precedente coinvolgimento emiratino ha modificato gli equilibri all’interno dello schieramento avversario degli Houthi.Ansarallah dispone invece di una struttura politica e militare maggiormente centralizzata, che permette di coordinare combattenti, missili e velivoli senza pilota secondo una strategia relativamente unitaria. In una guerra prolungata, questa maggiore coesione rappresenta un vantaggio importante.L’Arabia Saudita mantiene una netta superiorità aerea e ha risposto all’offensiva con bombardamenti. L’esperienza della guerra iniziata nel 2015 ha però già mostrato i limiti dell’impiego della sola potenza aerea. Colpire depositi, sistemi missilistici e concentrazioni di forze può rallentare le operazioni avversarie, ma la riconquista e il mantenimento del territorio richiedono forze terrestri sufficientemente organizzate.Il valore strategico dell’offensiva deriva soprattutto dalla vicinanza a Bab el-Mandeb. Lo stretto collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e costituisce il passaggio meridionale delle rotte che attraverso il Canale di Suez uniscono Oceano Indiano, Mediterraneo ed Europa.Gli Houthi non hanno bisogno di controllare entrambe le sponde dello stretto per esercitare pressione sulla navigazione. Missili antinave, mine, ordigni vaganti e informazioni sulle rotte commerciali possono essere sufficienti per aumentare il rischio percepito dagli armatori.La conseguenza può essere la deviazione di parte del traffico intorno al Capo di Buona Speranza, con un aumento dei tempi di navigazione, del consumo di carburante, dei premi assicurativi e dei costi di trasporto.La capacità di minacciare una grande rotta commerciale non dipende infatti necessariamente dal numero di navi effettivamente colpite. È sufficiente che assicuratori e compagnie di navigazione ritengano il rischio troppo elevato per rendere economicamente meno conveniente il transito.Per l’Arabia Saudita il problema assume una dimensione ancora più importante. Riad deve tenere conto contemporaneamente della vulnerabilità dello Stretto di Hormuz e di quella del Mar Rosso.La pressione iraniana su Hormuz aumenta l’importanza dell’oleodotto Est-Ovest saudita, che permette di trasferire il greggio dai giacimenti orientali fino a Yanbu, evitando il passaggio attraverso lo stretto. La crescente capacità degli Houthi di operare nel Mar Rosso rende però meno sicura anche questa alternativa.Gli attacchi attribuiti ad Ansarallah contro obiettivi sauditi e la capacità del movimento di minacciare la navigazione mostrano una logica strategica precisa: aumentare il costo della sicurezza energetica di Riad su entrambi i versanti della penisola arabica.Ciò non significa necessariamente che ogni operazione houthi sia decisa direttamente da Teheran. È sufficiente una convergenza strategica accompagnata dal trasferimento di tecnologie, competenze e sistemi d’arma perché la pressione esercitata dall’Iran a Hormuz e quella degli Houthi sul Mar Rosso producano effetti complementari.La nuova offensiva pone anche il problema dell’eventuale sostegno militare degli alleati dell’Arabia Saudita. L’ipotesi di un coinvolgimento di Pakistan e Turchia nell’ambito degli accordi di sicurezza esistenti presenta tuttavia numerosi ostacoli politici e militari.Islamabad deve mantenere un delicato equilibrio nei rapporti con l’Iran e difficilmente avrebbe interesse a impegnarsi in una nuova campagna terrestre nello Yemen. Ankara potrebbe eventualmente fornire assistenza tecnologica, intelligence o sistemi senza equipaggio, mentre un intervento diretto comporterebbe costi e rischi molto maggiori.La questione fondamentale per Riad rimane quindi la capacità delle forze yemenite alleate di contenere autonomamente Ansarallah. Dopo anni di guerra e ingenti investimenti militari, la frammentazione del fronte anti-Houthi continua a rappresentare uno dei principali vantaggi del movimento.Un consolidamento di Ansarallah lungo la costa tra Hodeidah e al-Makha avrebbe inoltre conseguenze economiche internazionali. Una maggiore insicurezza nel Mar Rosso potrebbe mantenere elevati i premi assicurativi e spingere altre compagnie di navigazione a scegliere rotte alternative.L’aumento dei costi interesserebbe energia, prodotti industriali, fertilizzanti e derrate alimentari. L’Europa sarebbe particolarmente esposta per la centralità della rotta di Suez nei commerci con l’Asia.Anche l’Egitto avrebbe molto da perdere da una prolungata riduzione del traffico attraverso il Canale di Suez, mentre l’Arabia Saudita dovrebbe sostenere maggiori costi per proteggere infrastrutture energetiche e una lunga fascia costiera.La Cina, grande importatrice di energia dal Golfo e principale esportatrice mondiale di prodotti industriali, avrebbe a sua volta interesse a mantenere aperta e sicura la rotta del Mar Rosso verso i mercati europei.Un’espansione eccessiva degli Houthi comporterebbe comunque rischi anche per l’Iran. Una minaccia più grave alla navigazione internazionale potrebbe provocare una risposta militare occidentale più intensa o spingere l’Arabia Saudita verso una nuova escalation.La conquista di al-Makha non garantisce inoltre agli Houthi il controllo definitivo della costa. Occupare una città portuale significa anche doverla difendere, rifornire e collegare alle retrovie sotto la pressione dell’aviazione e delle forze avversarie.Un’offensiva condotta contemporaneamente su più fronti potrebbe infine costringere Ansarallah a disperdere uomini e mezzi proprio mentre gli avversari cercano di riorganizzarsi nelle aree di Hodeidah, Taiz, Marib e al-Dhalea.Nel breve periodo, tuttavia, l’iniziativa sembra appartenere agli Houthi. Il movimento ha sfruttato le divisioni dello schieramento avversario, trasformato il sostegno iraniano in capacità operative e collegato sempre più strettamente la guerra terrestre alla pressione sulle rotte marittime.Al-Makha assume così un valore molto superiore alle dimensioni della città. La sua importanza deriva dalla geografia: nelle vicinanze di Bab el-Mandeb convergono la sicurezza energetica saudita, gli interessi iraniani, la presenza militare occidentale e le rotte commerciali che collegano Asia ed Europa.Lo Yemen rimane uno dei Paesi economicamente più fragili della regione, ma la posizione geografica gli attribuisce un peso strategico enorme. Il controllo della costa occidentale può trasformare una guerra civile e regionale in una crisi capace di incidere direttamente sul commercio e sull’energia mondiali.