Così la concorrenza cinese ha bruciato 150 miliardi di pil europeo

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Il conto è di quelli salati. E non poteva essere altrimenti. In Europa ormai il vento è cambiato, provvedimento dopo provvedimento, Bruxelles si è trasformata di una batteria anti-cinese, pronta a fare fuoco se Pechino non dovesse ingegnarsi per ripianare il deficit commerciale da centinaia di miliardi che grava sulle imprese del Vecchio continente. Ma quanto è costata all’Europa la concorrenza sleale della Cina? I conti li ha fatti Bloomberg. Ebbene, solo nel 2025 la Cina si è portata vi lo 0,7% del Pil dell’eurozona, ovvero circa 150 miliardi di dollari. Si tratta di un aumento sensibile rispetto allo 0,5% dell’anno precedente.Il tutto senza condividere nessun tipo di informazione o tecnologia. Come noto, infatti, quando un’azienda cinese viene in Europa per investire, difficilmente mette a sistema i segreti del proprio investimento. “Si tratta di un taglio sostanziale a una crescita (quella europea, ndr) già debole, e probabilmente ce ne saranno altri”, scrive l’agenzia americana. “Questo impatto della Cina, sembra destinato ad aumentare. Le esportazioni cinesi hanno continuato a crescere nel 2026, soprattutto per quanto riguarda beni chiave per l’esportazione in Europa come l’industria automobilistica e alcuni prodotti chimici”.E dunque, il secondo shock cinese rappresenta una minaccia sempre più pressante per i leader dell’Ue, che intendono rispondere con nuovi strumenti tariffari, controlli sulle esportazioni e filtri sugli investimenti in occasione del vertice di Bruxelles del mese prossimo. Forse la preoccupazione maggiore è che Bruxelles faticherà a elaborare una risposta unitaria per timore che anche i costi economici delle ritorsioni di Pechino possano essere pesanti. Non tutti i Paesi membri, infatti, dipendono dal Dragone allo stesso modo. Ma una cosa è certa, se non si porrà un argine alla Cina, altre quote di Pil verranno spazzate via.Per fortuna, l’Ue sembra abbastanza convinta della necessità di cambiare registro con Pechino. Il Ppe, per esempio, è ormai persuaso dalla linea della fermezza. “L’Europa ha bisogno di un approccio lucido e sicuro nei confronti della Cina. La cooperazione rimane necessaria, ma deve andare di pari passo con una reciproca autentica, una concorrenza leale e il rispetto degli impegni internazionali. L’Ue deve essere pronta a difendere la propria sicurezza economica e i propri interessi strategici ogni volta che questi principi non vengono rispettati”, ha affermato l’eurodeputato Nicolás Pascual de la Parte, portavoce del Ppe sulla Cina in seno alla Commissione per gli affari esteri. “L’Europa dovrebbe collaborare con la Cina laddove i nostri interessi convergono, competere dove necessario e agire con determinazione per proteggere la nostra sicurezza, i nostri valori e la nostra autonomia strategica”.