La data dell’11 settembre 2001 è realmente da considerarsi uno spartiacque della storia, c’è un prima e c’è un dopo. Il mondo, infatti, è profondamente cambiato, gli eventi che ne sono conseguiti sono stati complessi e segnati da guerre e da nuovi equilibri nei rapporti tra l’Occidente ed il mondo islamico. L’origine terroristica dell’attentato ha chiaramente innestato la paura, il sospetto, il timore nei rapporti con gli Stati del Medio Oriente: la violenza ha generato nuove tensioni. Al di là di quelle che possono essere le legittime esigenze di difesa dal terrorismo, ho sempre apprezzato e sostenuto tutti coloro che hanno sempre messo in guardia dall’equiparazione fra religione mussulmana e terrorismo, tra Islam e fondamentalismo.Dal terrorismo e, in generale, da chi sostiene e persegue nei fatti idee che nulla hanno a che vedere con il rispetto della persona e dei suoi diritti occorre difendersi e impegnarsi, a livello di politica nazionale ed internazionale, per evitare il ripetersi di violenze e atti omicidi, tuttavia non meno importante e non meno necessaria è l’opera di chi, negli anni, ha avviato percorsi di pace, di reciprioca conoscenza al fine di evitare il diffondersi dell’odio e della paura che diventano la base delle diverse forme di violenza.Leggi anche:25 anni dopo: come l’11 Settembre continua a plasmare la politica UsaVoglio citare, a tal proposito, un breve passaggio dell’Esortazione apostolica Ecclesia in Europa firmata da Giovanni Paolo II il 28 giugno 2003, quindi proprio nel vivo della discussione sui rapporti con l’Islam a seguito dell’attentato alle Torri Gemelle: “Si tratta pure di lasciarsi stimolare a una migliore conoscenza delle altre religioni, per poter instaurare un fraterno colloquio con le persone che aderiscono ad esse e vivono nell’Europa di oggi. In particolare, è importante un corretto rapporto con l’islam. Esso, come è più volte emerso in questi anni nella coscienza dei vescovi europei, ‘deve essere condotto con prudenza, con chiarezza di idee circa le sue possibilità e i suoi limiti, e con fiducia nel progetto di salvezza di Dio nei confronti di tutti i suoi figli”. Ecco, queste parole di papa Wojtyla sono state profetiche e profondamente attuali. Mi auguro che il ricordo della violenza diventi occasione di costruzione di percorsi di pace, una pace di cui il mondo di oggi avverte un sincero e vivo anelito.Suor Anna, 11 settembre 2026L'articolo Dopo l’11 settembre proviene da Nicolaporro.it.