Poste Italiane rilancia sull’Opas su TIM, aumentando la componente in contanti del corrispettivo e, soprattutto, rinunciando alla condizione relativa al raggiungimento della soglia minima del 66,67% dei diritti di voto. Una doppia mossa che arriva nella fase conclusiva dell’offerta e che rafforza l’impegno del gruppo guidato da Matteo Del Fante sull’operazione.Il consiglio di amministrazione di Poste ha deliberato un aumento di 0,30 euro per ciascuna azione TIM portata in adesione. Il corrispettivo dell’Opas sarà quindi composto da 0,218 azioni Poste Italiane di nuova emissione e da una componente cash pari a 1,97 euro per azione, rispetto agli 1,67 euro previsti inizialmente.Secondo l’analisi di Equita, la modifica corrisponde a un aumento del 4,7% del prezzo offerto rispetto ai valori utilizzati come riferimento all’annuncio dell’operazione e porta il premio implicito al 14,2%. Ai prezzi di chiusura dell’ultima seduta considerata dagli analisti, il nuovo corrispettivo attribuirebbe a TIM un valore di 7,69 euro per azione, circa il 3% in più rispetto ai 7,47 euro del titolo sul mercato.Poste ha inoltre precisato che quello appena comunicato rappresenta il corrispettivo finale dell’offerta e che non sono previsti ulteriori incrementi.Opas TIM, Poste rinuncia alla soglia del 66,67%Ancora più rilevante è però la decisione di eliminare una delle condizioni originariamente previste per il successo dell’operazione. Poste ha infatti rinunciato alla soglia del 66,67% dei diritti di voto di TIM, impegnandosi quindi ad acquistare tutte le azioni che saranno portate in adesione anche nel caso in cui il quantitativo raccolto dovesse risultare inferiore a tale livello.La rinuncia alla condizione soglia comporterà inoltre la riapertura dei termini dell’offerta dal 21 al 25 settembre. Resta invece invariata la scadenza del periodo di adesione originario, fissata per l’11 settembre, con pagamento previsto il 18 settembre. La decisione arriva mentre l’operazione entra nei suoi ultimi giorni. Al termine dell’ultima seduta, le adesioni avevano raggiunto circa il 6,15% del capitale oggetto dell’offerta, con oltre 105 milioni di titoli TIM complessivamente conferiti.Alla procedura hanno aderito anche l’amministratore delegato di TIM Pietro Labriola e i dirigenti con responsabilità strategiche del gruppo, che hanno portato in offerta le azioni detenute. Il consiglio di amministrazione di TIM aveva già giudicato congruo dal punto di vista finanziario il corrispettivo e valutato positivamente il razionale e le prospettive industriali dell’operazione.TIM, con il nuovo corrispettivo valorizzazione fino a 11,3 miliardiGuardando ai valori fissati al momento dell’annuncio, Poste sottolinea che il nuovo corrispettivo esprime una valorizzazione monetaria implicita pari a 6,65 euro per azione TIM, con un premio del 14,16% rispetto al prezzo ufficiale del titolo alla data del 20 marzo 2026. In caso di adesione integrale, quindi qualora fossero consegnate tutte le massime 1.706.361.829 azioni oggetto dell’Opas, il controvalore monetario implicito complessivo dell’operazione salirebbe a circa 11,35 miliardi di euro.Per Equita, ai nuovi valori TIM viene valorizzata sulla base di un multiplo EV/Ebitda after lease domestico 2026/27 di 8,4-8 volte. Gli analisti mantengono su Poste una raccomandazione BUY, con target price a 27,40 euro, mentre su TIM il giudizio resta HOLD, con prezzo obiettivo a 7,30 euro.Poste ha inoltre ribadito che l’aumento del corrispettivo non modifica sostanzialmente i benefici economici e finanziari previsti per i propri azionisti. Il gruppo continua ad attendersi un impatto positivo sull’utile per azione a partire dal 2027, destinato a diventare double digit nel 2028, confermando allo stesso tempo per il 2026 una politica dei dividendi standalone con un DPS compreso fra 1,25 e 1,30 euro per azione.L’incremento della parte cash sarà finanziato attraverso debito bancario. Anche dopo la modifica dell’offerta, Poste prevede tuttavia che la leva finanziaria pro-forma del nuovo gruppo possa attestarsi intorno a 1,5 volte a fine 2026.La mossa conferma così la volontà di Poste di portare avanti l’operazione anche senza il raggiungimento della precedente soglia minima. L’obiettivo industriale resta quello indicato fin dall’inizio del processo: arrivare all’integrazione con TIM e, in prospettiva, al delisting del gruppo telefonico, riportando uno dei principali asset infrastrutturali e industriali italiani all’interno di un perimetro a forte presenza pubblica.