“Non amo il giustizialismo e, nonostante abbia espresso una opinione dissenziente rispetto all’operato del servizio sociale, non imputo malafede, né approvo l’avvio di procedimenti disciplinari di nessun tipo. Dunque l’augurio è che la dottoressa D’Angelo possa lavorare serenamente”. A puntualizzarlo con LaSalute di LaPresse è il consulente di parte della ‘famiglia del bosco’, lo psichiatra Tonino Cantelmi, esprimendo piena solidarietà alla dottoressa D’Angelo per le offese che ha ricevuto. “Questo non vuol dire che il mio giudizio sull’operato e sulle competenze messe in campo in questa vicenda sia cambiato”, aggiunge lo psichiatra specializzato in neurosviluppo, professore dell’Università Gregoriana. Il procedimento nei confronti della D’Angelo e le violazioni contestateMa che cosa è successo? L’Ordine degli assistenti sociali d’Abruzzo ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Veruska D’Angelo, l’assistente sociale che ha seguito in questi mesi il caso della famiglia anglo-australiana di Palmoli (Chieti), conosciuta come ‘famiglia del bosco’. All’assistente sociale vengono contestate diverse violazioni al codice deontologico. Due le segnalazioni che hanno fatto partire il procedimento: una dei vertici dell’Ordine, volta ad accertare la correttezza nell’esercizio della professione e un’altra depositata dagli ex legali dei genitori, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. Secondo l’esposto, sul caso della famiglia che viveva in un casolare isolato nel bosco di Palmoli, con i 3 figli minori che sono stati separati dai genitori dal 20 novembre, l’assistente sociale non sarebbe stata imparziale esprimendo giudizi sul modello educativo e non avrebbe rispettato alcuni principi deontologici relativi alla riservatezza e alla gestione della relazione professionale. A sostituite la D’Angelo sarà ora l’assistente sociale Giuseppina Tittaferrante. Cantelmi e “gli errori” dei mesi scorsi nel caso della famiglia nel boscoPer Cantelmi “il patatrac è avvenuto nei mesi che hanno preceduto il prelievo dei bambini, gestito peraltro con modalità incredibili: è stato fatto a novembre, nel tardo pomeriggio, quando già era buio, con due gazzelle dei carabinieri di scorta e una decina di persone presenti”. Lo psichiatra sottolinea poi “la mancanza di una mediazione linguistica, la mancanza della conoscenza della lunga e complessa storia della coppia genitoriale, l’incapacità di instaurare un rapporto cooperativo e collaborativo, che invece avvenne con il servizio sociale di Bologna. Da Bologna si incoraggiò Catherine a ritornare con fiducia a Palmoli e riprendere i contatti con il servizio sociale locale”, rileva Cantelmi analizzando gli errori fatti nei mesi passati. Sproporzionato sottrarre bambini della famiglia nel bosco ai genitoriLo specialista lamenta poi “l’incapacità di valutare alternative e di metterle in atto, la rarità degli incontri, il ricorso alle forze dell’ordine, l’incapacità di creare un legame empatico e collaborativo. E, soprattutto, il non aver valutato la sproporzione della sottrazione dei bambini ai loro genitori rispetto alle criticità osservate. Il prelievo dei tre figli ha spazzato via decenni di studi: i bambini hanno bisogno innanzitutto dell’amore dei loro genitori, poi di tutto il resto. In questo caso l’amore c’era, a fronte di nessun abuso, nessun pericolo immediato”, insiste Cantelmi.Il parere della Neuropsichiatria della Asl Lanciano VastoA febbraio Servizio di Neuropsichiatria Infantile della Asl Lanciano Vasto Chieti, guidato da Riccardo Alessandrelli, ha depositato una perizia sul caso della “famiglia nel bosco” di Palmoli, chiedendo di favorire il ricongiungimento urgente dei bambini con i genitori. “Nel documento abbiamo indicato un percorso complessivo da intraprendere, sicuramente in seno alla famiglia, ma che sia rispettoso dello sviluppo e delle esigenze dei bambini. Che tenga quindi conto: del desiderio di socialità degli stessi e relazione con i pari, ampiamente manifestati; della necessità di seguire un programma di istruzione e formazione nei luoghi preposti e organizzato secondo i principi dell’istituzione scolastica; dell’obbligo di essere inseriti nel Servizio Sanitario Nazionale seguiti da un pediatra che ne verifichi condizioni di salute, crescita, sviluppo e in regola con le vaccinazioni obbligatorie previste per la popolazione da zero a 16 anni”, aveva spiegato Alessandrelli.Insomma, la valutazione della Neuropsichiatria definiva “un percorso fatto di principi e comportamenti che regolano il nostro Paese, e garantiscono ai bambini condizioni di vita che ne assicurano una crescita sana sotto il profilo psichico e fisico. Ovviamente i genitori, che rappresentano un punto di riferimento importante, non possono che avere un ruolo attivo in tutto questo processo di inserimento dentro un sistema che non è una sovrastruttura, né una gabbia. È una cornice che definisce il vivere sociale, di bambini e adulti”, aveva puntualizzato il responsabile.Cantelmi e le criticità del servizio socialeDal canto suo oggi Cantelmi parla di “incapacità di comprendere la profondità umana di una coppia di genitori. Tutto questo io lo imputo al servizio sociale. Ma non sopporto l’attacco personale alla dottoressa D’Angelo, la criminalizzazione o le accuse di malafede. Ecco perché – conclude – esprimo piena solidarietà alla dottoressa D’Angelo per le offese che ha ricevuto e le auguro la serenità necessaria per proseguire il suo lavoro”, conclude.Questo articolo Famiglia nel bosco, l’ultima novità e “gli errori” degli scorsi mesi proviene da LaPresse