QESHM — Il colpo è arrivato quando sull’acqua era ancora buio. Alle 5 del mattino di domenica (le 3.30 in Italia) una nave mercantile iraniana è stata centrata da un proiettile al largo delle isole di Hengam e Qeshm, nello stretto di Hormuz, il corridoio da cui passa un quinto del petrolio mondiale. Il bilancio: un morto e tre feriti tra i dieci uomini dell’equipaggio.«Una nave mercantile è stata colpita intorno alle 5 del mattino al largo delle coste delle isole di Hengam e Qeshm. Una persona è stata uccisa e altre tre sono rimaste ferite», ha detto il governatore di Qeshm, Amir Teymouri, alla televisione di Stato iraniana, come riferisce Euronews. Ma chi ha sparato? Nessuno, per ora, lo dice: le autorità iraniane non hanno ancora identificato il proiettile, e lo stesso governatore — parlando all’agenzia di Stato Irna — si è limitato ad accusare un «nemico terrorista», senza nominarlo.Una conferma indipendente è arrivata dal monitoraggio marittimo della Royal Navy britannica, l’organismo che vigila sulla sicurezza delle rotte commerciali nel Golfo: una nave è stata colpita da un proiettile mentre transitava nello stretto, nessun altro dettaglio. Da Washington, invece, silenzio. Un silenzio che pesa, perché l’esercito americano ha già colpito in passato navi battenti bandiera iraniana e mantiene tuttora un blocco dei porti dell’Iran.Il tempismo è la parte più scomoda della vicenda per Teheran. Proprio lunedì, riferisce l’Associated Press, la Repubblica islamica intende informare i Paesi della regione sui suoi contestati piani per gestire il traffico marittimo nello stretto: un regime di controllo che l’Iran rivendica come proprio diritto e che quasi nessuno, nel Golfo e in Occidente, gli riconosce.La riunione di lunedìÈ qui che i due fatti si saldano. Un colpo non rivendicato che uccide un marinaio iraniano a poche miglia dalla costa rende assai più fragile, alla vigilia di quella riunione, la pretesa di Teheran di presentarsi come garante della navigazione: il messaggio — chiunque abbia premuto il grilletto — è che l’Iran non controlla nemmeno le proprie acque. Qeshm, del resto, non è un punto qualsiasi: l’isola dista appena 22 chilometri da Bandar Abbas, il grande porto militare e commerciale del sud, ed è il perno della rivendicazione iraniana sullo stretto.Lo sfondo è la guerra aperta il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele, che ha trasformato una via d’acqua fino ad allora considerata internazionale in un campo di prova quotidiano tra Teheran e Washington. Da allora ogni incidente nello stretto è insieme un fatto di cronaca e una mossa nella partita più grande: chi decide chi passa, e a quale prezzo.Il prezzo, intanto, lo fissano i mercati. Petrolio, gas naturale e prodotti collegati sono saliti in tutto il mondo, e l’alternativa chiave a Hormuz — lo stretto di Bab el-Mandeb, all’imbocco meridionale del Mar Rosso — è sotto la pressione dei ribelli Houthi dello Yemen, alleati dell’Iran. Gli Houthi assicurano di colpire solo la vicina Arabia Saudita, che sostiene il governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale. Ma i mercati, che di assicurazioni vivono e muoiono, restano guardinghi: tra la nave colpita all’alba e la riunione di lunedì, il verdetto lo daranno loro.