Superenalotto, lo Stato incassa prima del vincitore

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La fortuna bacia un contribuente della provincia di Lecco, ma il primo a sorridere è già il Fisco. Il 6 al Superenalotto centrato venerdì vale oltre 223 milioni di euro, la seconda vincita più alta di sempre, ma su quella somma lo Stato ha già messo gli occhi. La tassazione prevista sulle vincite garantisce infatti all’Erario un gettito di circa 44,6 milioni di euro, pari al 20% dell’importo.Il paradosso è evidente: prima ancora che il vincitore possa incassare la propria fortuna, una parte consistente della somma è già destinata alle casse pubbliche. E in un Paese nel quale ogni nuova entrata viene immediatamente considerata una possibile fonte di finanziamento per nuove misure, anche questa vincita rischia di trasformarsi rapidamente in un piccolo tesoretto fiscale.Quarantacinque milioni che fanno gola al FiscoLa cifra è tutt’altro che trascurabile. Con oltre 44,6 milioni di euro di gettito, lo Stato potrebbe teoricamente finanziare per alcuni giorni anche le misure adottate per contenere il caro carburanti. Una somma di questa entità consentirebbe, ad esempio, di coprire all’incirca altri quattro giorni dello sconto sul gasolio, portando la scadenza del cosiddetto «taglia accise» da giovedì 17 a lunedì 21 settembre.Sarebbe un intervento limitato nel tempo, ma particolarmente significativo sul piano politico. La proroga arriverebbe infatti alla vigilia della pronuncia attesa da Eurostat e Bruxelles sui conti italiani e sul possibile percorso di uscita dalla procedura di infrazione. Qualche giorno supplementare potrebbe inoltre essere utilizzato dal governo per mettere a punto gli interventi più volte annunciati a favore dei contribuenti che, per ragioni professionali o lavorative, non possono fare a meno dell’auto o della moto.Nessun tesoretto automaticoNaturalmente, non esiste alcun automatismo che consenta di prendere i 44,6 milioni derivanti dalla tassazione della vincita e trasformarli direttamente in uno sconto alla pompa. Il gettito fiscale entra nelle casse dello Stato e, per destinarlo a una specifica finalità, sarebbe necessaria una norma ad hoc.Ed è proprio questo il punto che rende la vicenda interessante da una prospettiva liberale. La vincita è privata, ma la pretesa fiscale è pubblica e arriva immediatamente: il contribuente deve ancora ricevere la propria fortuna e lo Stato ha già calcolato quanto ricavarne.La fortuna del cittadino, l’opportunità del FiscoIl fortunato vincitore di Oggiono, in provincia di Lecco, difficilmente avrà problemi a pagare un pieno, che sia di benzina o di diesel. Ma la sua vincita produce un effetto collaterale molto più ampio: anche lo Stato beneficia della sua fortuna.La domanda, allora, non riguarda soltanto il modo in cui utilizzare quei 44,6 milioni. Riguarda soprattutto la logica di fondo di un sistema nel quale, ogni volta che emerge una nuova fonte di ricchezza, il Fisco è pronto a rivendicarne una quota. Persino quando quella ricchezza nasce da una vincita privata e, prima ancora di essere materialmente incassata, viene già trasformata in un’entrata per l’Erario.Se il governo decidesse di utilizzare una parte di quel gettito per prolungare il taglio delle accise, molti automobilisti avrebbero certamente motivo di ringraziare il fortunato cittadino lombardo. Ma resterebbe un dato di fondo: prima ancora di festeggiare i suoi 223 milioni, il vincitore avrà già contribuito alle casse dello Stato per quasi 45 milioni.Enrico Foscarini, 13 settembre 2026L'articolo Superenalotto, lo Stato incassa prima del vincitore proviene da Nicolaporro.it.