11 settembre 2001, Giulio Picolli: l’uomo che custodisce la memoria delle vittime di origine italiana

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Da 25 anni Giulio Picolli è la memoria delle vittime di origine italiana dell’11 settembre. Alle Torri gemelle di New York ha perso il figlioccio Luigi, di 34 anni, e da allora cerca di ricostruire il tributo di sangue e le storie degli italiani e italo-americani morti negli attentati di matrice jihadista che hanno ucciso 3mila persone. “Ho iniziato nel 2002 col primo anniversario, portando circa 500 nomi di italiani e italo-americani al consolato che non erano stati verificati. Poi, visto che per ragioni di privacy non c’è la possibilità di avere informazioni da parte del consolato o delle autorità militari, ho iniziato le verifiche cercando dati con le agenzie funebri e col passaparola tra le associazioni di italiani, per capire se le vittime fossero italiane o meno. Dopo cinque anni avevo verificato circa 280/290 persone, oggi sono 414 i nomi di vittime di origini italiane che hanno perso la vita l’11 settembre”, racconta a LaPresse Picolli, coordinatore delle famiglie delle vittime italiane e italo-americane dell’11 settembre. New York, attacco alle Torri Gemelle, 11 settembre 2001 (AP Photo/Marty Lederhandler, File)“Tutti gli anni consegno alle famiglie, durante una cerimonia che si tiene al consolato italiano a New York, il volume ‘Noi non dimenticheremo mai’, che realizzo a mie spese con l’aggiornamento sulle vittime, le loro foto e storie”. Lo farà anche questo 11 settembre, ma per l’ultima volta. “Ormai ho 85 anni, ho dato una parte della mia vita per onorare, non solo Gigi, ma i tanti italiani che hanno perso la vita in questa terra”, sottolinea.Picolli è arrivato negli Stati Uniti nel 1966 con l’amico Mario. “Da Napoli siamo partiti in due famiglie, due amici. Siamo venuti a New York, i nostri tre figli sono cresciuti insieme, sono stato padrino e testimone di Luigi Calvi, Gigi, nato a Napoli, passaporto solo italiano. È rimasto italiano fino alla morte, aveva 34 anni”, racconta Picolli. Luigi Calvi era stato assunto da qualche mese come broker, lavorava al 104esimo piano di una delle Torri gemelle, sopra a dove si è schiantato l’aereo. Lui e i suoi due colleghi hanno telefonato a casa, hanno detto: “Stiamo bene, ora andiamo via”. Senza sapere quello a cui andavano incontro. Il corpo di Luigi è stato trovato dopo due mesi e mezzo, un altro collega non è mai stato ritrovato. New York, attacco alle Torri Gemelle, 11 settembre 2001 (AP Photo/Virgil Case, File)“L’11 settembre posso dire che è morto mio figlio, anche se non lo era”, afferma Picolli, “io vivo nel New Jersey, alle 9 del mattino mi stavo facendo la barba e ricevo una telefonata di mia sorella da Napoli. Mi chiede: ‘Cosa sta succedendo, stai bene?’. Io non sapevo di cosa stesse parlando, poi ho acceso la tv e mi è sembrato di vedere un film di fantascienza”. I primi report riferivano che non c’erano italiani tra le vittime. “Mi ferì al cuore: da giorni e giorni stavo cercando invano notizie di Gigi, girando per ospedali, sale mortuarie, chiese, centri d’informazione, incontravo centinaia di nostri connazionali anch’essi in cerca di un loro caro, portavano appesa al collo una fotografia con l’implorazione ‘L’avete visto?'”, ricorda Picolli, che da lì ha cominciato la sua attività di ricerca e memoria e al governo italiano chiede che dia la possibilità al consolato di New York di controllare la sua lista ricostruita in questi 25 anni.Questo articolo 11 settembre 2001, Giulio Picolli: l’uomo che custodisce la memoria delle vittime di origine italiana proviene da LaPresse