“Seggi in cambio della proroga”. Così le correnti Pd ricattano la Schlein

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Più mesi a Elly Schlein in cambio di più potere sulle candidature. È questa la partita che si sta aprendo nel Pd alla vigilia della scadenza del mandato della segretaria. Una partita tutta interna, fatta di statuti, assemblee, proroghe e soprattutto di seggi. Perché dietro il tecnicismo congressuale c’è una questione molto più concreta: quanto potrà restare la Schlein alla guida del partito e quale prezzo dovrà pagare alle correnti per ottenere il via libera.Il mandato della segretaria scade il 12 settembre. Lo statuto democratico prevede che, alla scadenza naturale, venga avviato il percorso congressuale. A indire il congresso dovrebbe essere il presidente del partito Stefano Bonaccini e, salvo modifiche, entro sei mesi il Pd dovrebbe tornare a scegliere la propria leadership.È proprio qui che comincia la trattativa. Per evitare un congresso nel momento politicamente meno opportuno, con le elezioni politiche sempre più vicine e il centrosinistra ancora alla ricerca di un assetto definitivo, servirebbe una modifica transitoria dello statuto. L’ipotesi è quella di una proroga del mandato della Schlein. Ma una cosa è allungarlo di qualche mese, un’altra è portare la segretaria fino all’autunno del 2027, qualora la legislatura arrivasse a scadenza naturale. La differenza non è soltanto temporale. È soprattutto politica.I dirigenti del Pd, secondo quanto ricostruito dal Foglio, sarebbero pronti a far pesare il proprio voto nell’assemblea nazionale chiamata a modificare le regole. E la contropartita avrebbe un nome preciso: candidature. L’obiettivo sarebbe quello di ottenere un maggiore controllo sulla composizione delle future liste elettorali, attraverso una sorta di direttorio ristretto capace di limitare l’autonomia della segretaria. Tradotto: nessuno sembra avere particolare interesse ad aprire adesso una guerra frontale contro la Schlein, ma nessuno vuole neppure consegnarle carta bianca sulla scelta dei prossimi parlamentari.È il grande classico del Pd. Le battaglie più dure non si combattono quasi mai davanti alle telecamere. Passano attraverso regolamenti, maggioranze, assemblee, equilibri tra componenti. E soprattutto attraverso la gestione delle liste, vero terreno sul quale si misura il potere interno. La Schlein, finora, ha tenuto un profilo basso sulla questione congressuale. Una scelta non casuale. Esporsi troppo presto avrebbe significato aprire il fronte interno con mesi di anticipo. Ora, però, il tempo è scaduto. Il 13 settembre, alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, la segretaria potrebbe essere costretta a mettere sul tavolo la convocazione dell’assemblea nazionale e dunque ad avviare formalmente il negoziato.Il problema è che per Elly Schlein la strada si fa sempre più in salita. La segretaria deve infatti guardarsi contemporaneamente da due fronti. Il primo è interno. Le correnti non sembrano intenzionate a disarcionarla, ma vogliono partecipare alla gestione della fase che porterà alle Politiche e, soprattutto, evitare che una leadership rafforzata possa tradursi in una rivoluzione nelle liste. È il momento in cui i sorrisi pubblici lasciano spazio ai calcoli personali: collegi, candidature, riconferme.Il secondo fronte è ancora più complicato ed è quello del campo largo. La Schlein continua a lavorare per accreditarsi come perno naturale della coalizione e possibile candidata premier, ma l’alleanza resta tutt’altro che definita. Giuseppe Conte non intende recitare il ruolo del comprimario, il Movimento 5 Stelle continua a rivendicare la propria autonomia e dentro lo stesso centrosinistra non mancano dubbi sulla possibilità di consegnare automaticamente alla segretaria del Pd la candidatura alla guida del governo. Leggi anche:Campo largo, guerra totale sul leader: Schlein nel tritacarnePersino l’eventuale ricorso alle primarie potrebbe trasformarsi in un’altra incognita. Non esiste infatti alcuna regola che impedisca al Pd di esprimere più di un candidato e tra i nomi circolati negli ultimi mesi c’è anche quello di Giorgio Gori. La Schlein sta dunque cercando di consolidare una leadership esterna proprio mentre deve ancora blindare quella interna.Ed è questo il paradosso che accompagna il Nazareno verso l’autunno. Mentre il Pd prova a costruire l’alternativa a Giorgia Meloni, deve prima trovare un accordo su chi comanderà il partito, per quanto tempo e con quali poteri. E mentre la Schlein cerca di tenere insieme Conte, Avs e il resto del centrosinistra, deve contemporaneamente trattare con i suoi dirigenti per garantirsi la sopravvivenza politica. La proroga arriverà con ogni probabilità. Ma non sarà gratis. Nel Pd anche il tempo ha un prezzo. E stavolta il conto rischia di essere pagato in seggi.Massimo Balsamo, 9 settembre 2026L'articolo “Seggi in cambio della proroga”. Così le correnti Pd ricattano la Schlein proviene da Nicolaporro.it.