C. Alessandro Mauceri – Da quando è al potere, Trump non ha fatto altro che cercare di correggere i nomi sulle mappe geografiche. Prima il Golfo del Messico, che secondo lui dovrebbe chiamarsi Golfo d’America. Poi è stata la volta di un lago al confine con il Canada: di nuovo, secondo le politiche di marketing dell’inquilino della Casa Bianca, dovrebbe chiamarsi Golfo d’America. Ma quando si è trattato di correggere mappe che rappresentano tutto il pianeta, improvvisamente gli USA hanno votato contro.Il 4 settembre, con 164 voti a favore, uno contrario — quello degli Stati Uniti d’America — e 6 astenuti, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione “Correct the Map: Rebalancing Global Cartographic Representation and Promoting Equitable Representation of the World’s Regions, Particularly Africa”. Con questo documento, le Nazioni Unite invitano governi, scuole, organizzazioni internazionali e piattaforme tecnologiche a non utilizzare più la proiezione di Mercatore, elaborata nel 1569, ma a privilegiare le proiezioni equivalenti, ovvero le carte che rispettano le proporzioni reali delle superfici, come Equal Earth, ideata nel 2018.A presentare la mozione era stato il governo del Togo. Ma era solo l’ultimo passaggio di una campagna ben più ampia, promossa dalle organizzazioni Africa No Filter e Speak Up Africa e già sostenuta dall’Unione Africana.Presentando la risoluzione, Robert Dussey, ministro degli Esteri del Togo, ha insistito sul valore culturale, oltre che tecnico, della decisione. «Le mappe plasmano la nostra comprensione del mondo», ha detto Dussey. «Orientano l’educazione, nutrono l’immaginazione e influenzano le percezioni collettive». E ha aggiunto: «Correggere la mappa significa riflettere su come il sapere viene prodotto, trasmesso e visualizzato».Il governo del Togo ha annunciato l’aggiornamento dei propri materiali scolastici di geografia entro la fine del 2026 e sta organizzando un evento a Lomé all’inizio del prossimo anno con l’UNESCO e alcune aziende, tra cui Google Maps, per pianificare l’attuazione della risoluzione.La risoluzione delle Nazioni Unite è non vincolante: non impone alcuna carta ufficiale, né dichiara “non valida” quella di Mercatore. Il punto è che la Terra non è una sfera. E nemmeno una palla schiacciata: è un solido dalla forma estremamente irregolare, che un occhio inesperto potrebbe definire persino deforme. Quindi, rappresentare fedelmente la superficie curva della Terra su un piano è quasi impossibile: ogni proiezione privilegia alcune proprietà a scapito di altre. Quella più comune, elaborata da Gerardus Mercator nel XVI secolo, era pensata per la navigazione: conserva forme e angoli, ma comporta l’ingrossamento progressivo delle terre man mano che ci si allontana dall’Equatore. Per capire quanto, basti pensare che su queste carte Africa e Groenlandia sembrano avere dimensioni simili, ma in realtà il continente africano è molte volte più esteso della Groenlandia.Anche altri sistemi di rappresentazione non sono perfetti. Ad esempio, le proiezioni equivalenti, come Equal Earth, rispettano le proporzioni delle superfici, ma deformano forme, distanze e angoli.In questo scenario, paradossale per un mondo nel quale persone e mezzi si spostano freneticamente da una parte all’altra del pianeta, appare anacronistico ricorrere a mappe poco affidabili. Ma è ancora più ridicolo che proprio gli Stati Uniti d’America hanno deciso di votare contro. Il rappresentante USA ha sostenuto che l’Assemblea Generale stava dedicando attenzione a una questione estranea ad altre priorità (ma allora perché chiamare il Golfo del Messico “Golfo d’America” è una priorità?) e che la vicenda si inquadrava in un progetto ideologico più ampio, legato ai concetti di “riparazioni” e “giustizia cognitiva”.Anche il delegato del Regno Unito ha detto la sua: pur votando a favore, ha tenuto a precisare di non considerare le proiezioni cartografiche storiche un’“ingiustizia storica” da compensare tramite l’ONU: «Le mappe non devono oscurare o legittimare atti recenti che tanti Stati membri hanno convenuto essere un’aggressione», si legge nella nota.Il voto dei giorni scorsi non ha risolto alcuni nodi importanti: non ha ridisegnato confini, né imposto l’uso di Equal Earth. E come se non bastasse, qualcuno potrebbe decidere di seguire una strada diversa: la Francia ha annunciato l’adozione di Eckert IV, un’altra proiezione equivalente.In un mondo sempre più standardizzato, dove tutto è “come deve essere”, non esiste “la” carta esatta: ogni proiezione comporta compromessi. Ma questi spesso dipendono da scelte politiche che non hanno nulla a che vedere con la cartografia.