Sciare tutto l’anno anche durante il periodo estivo è il sogno di ogni sciatore. Un sogno che si stava per realizzare in Basilicata. Sì, avete capito bene. Una piccola regione del Sud fino a poco tempo fa lontana dai più importanti flussi turistici nazionali, stava per mettere su un progetto di riqualificazione di una zona dell’Appennino Meridionale vicino Potenza (il comprensorio Sellata-Pierfaone, nel territorio di Abriola) con la costruzione di una pista da sci sintetica lunga 480 metri, per intenderci sarebbe stata la più lunga d’Italia, che avrebbe consentito di sciare tutto l’anno. Stava per… perché a un certo punto la magistratura, spinta dalle associazioni ambientaliste, ha fermato tutto.Andiamo con ordine. La regione Basilicata presenta il 7 luglio un piano di riqualificazione che vale 8 milioni di euro. Il progetto prevede, come detto, una pista sintetica “quattro stagioni”, ma anche la costruzione di una nuova seggiovia al posto di un vecchio ski-lift, aree ludiche, servizi parcheggi… insomma tutto ciò che serve per rendere un posto realmente attrattivo. Oggi non lo è. Basta andare su Google e cercare Sellata Potenza per rendersene conto. La notizia viene accolta con entusiasmo da una parte consistente della comunità lucana. I lavori iniziano subito. Sembra tutto perfetto. Ma, come spesso accade, si fanno sentire anche le prime lamentele.Mostrano la loro contrarietà le associazioni ambientaliste, Legambiente in primis. Il problema – denunciano – sta nel fatto che per costruire la nuova seggiovia dovranno essere tagliati 951 alberi in una faggeta di grande valore naturalistico. Gli ambientalisti contestano anche l’iter autorizzativo troppo rapido. E così il 27 agosto la Procura di Potenza emette un decreto di sequestro di una zona grande circa 500 metri, ovvero dell’aerea dove dovrebbe essere costruita la nuova seggiovia. Il Gip del Tribunale di Potenza convalida il sequestro preventivo. I reati ipotizzati sono falso ideologico, inquinamento ambientale, violazioni della normativa sulle aree protette. Legambiente, non contenta, presenta anche un ricorso al TAR Basilicata, avviando un secondo procedimento stavolta amministrativo.Risultato: il cantiere si ferma. La seggiovia può aspettare così come la pista sintetica. Questo il fatto. Ora mi chiedo: ma perché? Perché in un territorio che avrebbe davvero bisogno di un rilancio turistico (che poi significa rilancio economico e occupazionale) si dà spazio alle pretese di chi vive solo di ideologia e pregiudizi? E soprattutto si ricorda dei problemi solo quando qualcuno propone soluzioni? La montagna di Sellata è lasciata sola al suo destino da anni e non mi pare che gli ambientalisti se ne siano mai preoccupati prima. Perché, se per una volta le cose sono state fatte rapidamente, dobbiamo pensare allora che c’è sicuramente qualcosa sotto? Perché la magistratura agisce sempre senza preoccuparsi delle conseguenze delle sue azioni? Mi si dirà che un sequestro preventivo non è una decisione nel merito della questione e che l’opera si può ancora fare.Certo, ma perché uno dovrebbe continuare a investire in Italia con il rischio che una mattina qualcuno si sveglia e blocca il cantiere fino a data da destinarsi? La beffa di questa storia è che una parte consistente di quei 951 alberi sono comunque da abbattere per ragioni fitosanitarie (come previsto dal Piano di assestamento forestale del 2023). E poi comunque nel progetto sono previsti interventi compensativi con il reimpianto di un numero di faggi superiore a quello abbattuto. Se avessimo dato ascolto agli ambientalisti forse non avremmo avuto il Dolomiti Superski (uno dei comprensori sciistici più belli del mondo). Non avremmo avuto la 3-Tre di Madonna di Campiglio. Ecc ecc ecc… Ma va bene così. Facciamoci del male da soli. Poi però il primo che si lamenta merita un bel faggio in testa.Claudio Rinaldi, 13 settembre 2026L'articolo “Gli alberi non si toccano”. Giudici e ambientalisti bloccano la pista da sci proviene da Nicolaporro.it.