In occasione dell’inizio del un nuovo anno scolastico, InVisibili focalizza la propria attenzione sulla scarsa, e soprattutto inadeguata, formazione degli insegnanti curricolari in materia di disabilità. Come in ogni ambito della vita, anche in quello scolastico, si sta sempre più diffondendo il paradigma della persona disabile al centro; di conseguenza, il docente non è più solo considerato “umanista di culto”, cioè trasmettitore di conoscenza, ma come colui che è in grado di coniugare il sapere con i reali bisogni dei singoli alunni, comprese le specifiche esigenze di quelli con disabilità.Partendo dalla Dichiarazione di Salamanca, documento del 1994 dell’UNESCO che sancisce il principio dell’educazione per tutti, l’inclusione scolastica non è concepita come un intervento esclusivamente a favore degli studenti disabili, ma rivolto all’intera scolaresca; e pertanto, coinvolge tutta l’organizzazione della scuola e la didattica. In un contesto simile, la diversità non è considerata un problema da compensare, ma un elemento costitutivo della normalità scolastica; pertanto, a livello educativo, le differenze non sono viste come un ostacolo, ma una risorsa. Secondo tale ottica, gli alunni con disabilità non possono essere gestiti da una sola figura professionale, quale è l’insegnante di sostegno, ma nel loro percorso scolastico deve essere coinvolto l’intero consiglio di classe, per poter costruire un ambiente in cui tutti possono partecipare è necessaria una progettazione comune.In realtà, la gestione degli alunni con disabilità è lasciata, per lo più, nelle mani degli insegnanti di sostegno. Negli ultimi tempi, in base alla prospettiva sopra descritta si è assistito a un “cambio di rotta“, dove occorre l’interazione tra gli insegnanti curricolari e quelli di sostegno. Per questo motivo risulta un’urgenza di fondamentale importanza è la formazione dei primi, soprattutto in funzione dei progetti di vita indipendente.La formazione attuale dei docenti presenta, per lo più, alcune criticità, come, la mancanza di un efficace processo formativo iniziale e in itinere; la poca valorizzazione sociale della professione; e la cosa più grave è la difficoltà di conciliare la teoria con la prassi scolastica. Di contro, e per l’ottica sopra descritta la formazione deve preparare insegnanti che non siano solo trasmettitori di contenuti, ma professionisti che non trascurino le metodologie di insegnamento, gli aspetti relazionali e l’organizzazione dei contenuti. In particolare, la pratica dell’inclusione scolastica riguarda tutti i docenti, compresi anche quelli privi di specializzazione, e richiede una formazione e un’educazione di contesti che favoriscono un cambiamento strutturale e un potenziamento delle competenze teoriche e pratiche, capaci di soddisfare le esigenze specifiche di ogni singolo alunno. Pertanto, la flessibilità organizzativa, la capacità di lavorare insieme le reti e i supporti diventano elementi essenziali.A tale proposito, Rosaria Brocato, docente specializzata e componente del Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale (MIUSS) afferma: “L’inclusione scolastica, intesa come un insieme di pratiche predisposte congiuntamente da tutti gli “attori” della comunità educante si realizza, in definitiva quando consente a ciascun alunno senza o con disabilità o Bisogni Educativi Speciali, di raggiungere il massimo della potenzialità attraverso una didattica personalizzata e priva degli ostacoli che impediscono lo sviluppo”.In questa prospettiva la formazione acquisisce un ruolo primario; entro la fine del 2027 deve essere conclusa quella obbligatoria degli insegnanti curricolari; la stessa rientra nel piano azione 2026; dei cinquecento miliardi, una buona parte è stata destinata proprio alla formazione. Molto attiva, in questa direzione, è Orizzonte Scuola Notizia, ente che fornisce informazioni e supporto sul mondo scolastico; ha, infatti, di recente promosso il percorso di formazione online “Le novità alla luce del manuale il “Progetto di Vita””, incentrato sulla riforma della disabilità e sul decreto 62/2024 che disciplina l’accertamento della disabilità e l’introduzione del progetto di vita individuale.