Marvel’s Wolverine ha gli artigli smussati: la recensione del nuovo videogioco per PlayStation

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Ai milioni di fan della Marvel che alla domanda “chi è il tuo supereroe preferito?” rispondono subito “Wolverine!” la nuova esclusiva per PlayStation 5 targata Insomniac piacerà tantissimo. Tra grugniti, sventramenti, botte da orbi e avventure mutanti, il nuovo videogioco Marvel’s Wolverine è un decalogo di quei momenti esagerati e animaleschi che caratterizzano il personaggio reso immortale da Hugh Jackman, e qui interpretato da Liam McIntyre. Portando l’analisi più in profondità, però, il gioco si presenta come un’opera che rischia pochissimo sia dal punto di vista del game design sia sul fronte narrativo.Un traguardo innegabileTecnicamente e graficamente, Marvel’s Wolverine è un gioiellino. Dalle scene nella natura alle strade di Tokyo, un fronte su cui il gioco non delude mai è quello visivo: fogliame ricco e dinamico, luci calde e che risaltano anche nelle caverne più misteriose e, sul finale, una presentazione dei nemici robotici che lascia il segno. Stare nei livelli del nuovo titolo Insomniac è piacevole e soddisfacente e il loro design spicca per l’essenzialità: ogni segmento serve a qualcosa ed è estremamente curato. Si ripercorrono pochissime sezioni o ambienti e ogni luogo visitato dal protagonista ha qualcosa con cui farsi ricordare. Complice anche il sistema molto fluido di movimento in fase di esplorazione, poi, non si resta mai troppo a lungo in un posto solo, e il gioco diventa una sorta di tour digitale da 15 ore fatto di ambienti belli ed effetti visivi spettacolari. La struttura in 3 atti, infine, tiene alto il ritmo anche se la terza sezione fatica a innovare quanto le prime due.Una storia che non riesce a far presaLe premesse della storia di Marvel’s Wolverine sono piuttosto consolidate: il cattivo, almeno all’inizio, è Bolivar Trask, lo scienziato che odia i mutanti e che ha progettato le Sentinelle per eliminarli tutti. Contro di lui si staglia il Team X, composto da Sabertooth, il fratello del protagonista, Mistique, l’iconica mutaforma della saga, e un Wolverine di ritorno per salvare dalle grinfie del malvagio imprenditore nientemeno che Nathaniel Essex, il leader del gruppo. Essendo un universo alternativo rispetto a quello cinematografico, chi non è un fan sfegatato dei fumetti e degli X-Men, avrà in serbo qualche sorpresa. Chi conosce le storie e i retroscena del mondo mutante, invece, intuisce molto in fretta dove la storia è diretta. Qualche piccolo colpo di scena non manca, ma durante il gioco è difficile restare sorpresi o venire irresistibilmente rapiti dai risvolti narrativi perché sono facilmente intuibili sia su larga scala sia di capitolo in capitolo.Nel combattimento servivano idee più chiareVestire i panni di Wolverine significa sfoderare gli artigli di adamantio e fare a pezzi orde di nemici. Insomniac ha azzeccato la presentazione estetica di questa fantasia, ma non quella meccanica. Il combattimento ha due velocità, gli illimitati attacchi leggeri e pesanti, e delle abilità speciali che si ricaricano col tempo come un tornado di colpi o una raffica di artigli. C’è un sistema di parata, per bloccare gli attacchi nemici, e uno di schivata, tutti con piccole modifiche che si ottengono guadagnando esperienza e salendo di livello. Giocando è evidente che il ritmo è tutto sbagliato perché gli autori non sono riusciti a decidere che tipo di gioco volevano realizzare e hanno tentato una via di mezzo fallimentare. Se Wolverine voleva essere l’incarnazione del sentirsi super potenti e immortali, allora gli attacchi base fanno troppo poco danno, quelli speciali hanno tempi di ricarica pachidermici e i nemici sono troppo pochi. Se il gioco, dal punto di vista del combattimento, voleva far vestire i panni di una versione più umana di Logan, allora i nemici sono troppo simili tra loro, sconfiggerli è troppo facile e il gioco fornisce troppi aiuti. La via di mezzo che è stata realizzata non convince perché mette il freno alla fantasia di onnipotenza e trasforma i combattimenti non in sfide profonde, ma in ripetitive sessioni in cui si schiacciano gli stessi tre tasti a ripetizione e, nel caso di alcune battaglia con i boss, persino nello stesso ordine.Per chi è Marvel’s Wolverineil nuovo videogioco di Wolverine è pensato per chi ha il mito del personaggio e vuole vestire i suoi panni a patto di sorvolare su alcune scelte fatte dagli sviluppatori per correre meno rischi possibile. Gli esperti del personaggio e del mondo X-Men capiranno subito dove va a parare la storia, i videogiocatori assetati di sbudellamenti e massacri si scontreranno con un sistema di combattimento imperfetto e i cacciatori di tesori e obiettivi verranno elegantemente guidati verso ogni contenuto bonus del gioco disponibile, senza nessun premio per chi ama esplorare. Nei limiti della prevedibilità dei risvolti narrativi, però, il cast del gioco è apprezzabile e le performance degli attori, soprattutto quella di McIntyre nei panni di Wolverine, sono degne di nota. La spettacolarità la fa da padrone in questa avventura e chi vuole spegnere il cervello e affettare nemici potrà farlo, ma sentirà comunque un attrito fastidioso frutto di quella via di mezzo pensata per fare contenti tutti, e che, invece, a tutti fa un disservizio.L'articolo Marvel’s Wolverine ha gli artigli smussati: la recensione del nuovo videogioco per PlayStation proviene da Open.