PARIGI — «La fiducia posta nel presidente della Fifa è stata infranta». Con queste parole Philippe Diallo, presidente della Federcalcio francese, ha annunciato ai giornalisti la decisione — unanime — presa oggi dal comitato esecutivo riunito a Parigi: la Francia ritira il sostegno alla ricandidatura di Gianni Infantino, riferisce Reuters. «Il modo in cui concepiamo la conduzione del calcio mondiale — ha aggiunto Diallo — non corrisponde più a come viene condotto».È l’ultimo tassello di un fronte che si allarga di settimana in settimana: prima della Francia avevano già voltato le spalle a Infantino Belgio, Inghilterra, Italia, Scozia e Svezia. Il sostegno francese era stato espresso il 29 giugno, quando lo svizzero era l’unico candidato in campo. Da allora, spiega il comunicato della federazione, «una serie di eventi che coinvolgono direttamente la governance della Fifa e il suo presidente» ha reso quelle condizioni «non più soddisfatte» e ha «gravemente danneggiato l’immagine e l’unità del calcio».Eppure a Zurigo si procede come se nulla fosse. Domenica scorsa la Fifa ha confermato che Infantino correrà per un ultimo mandato, fino al 2031; il giorno prima il presidente si era fatto fotografare a Katowice, in Polonia, all’esordio del Mondiale femminile Under 20, sorridente in tribuna d’onore.Una conferma che rende ancora più clamorosa la rivolta delle federazioni europee. Perché tutto, dopo il 29 giugno, è cambiato con un annuncio arrivato il 28 luglio.Il piano da 20 miliardiQuel giorno Infantino presentò la Fifa Forward Enterprise: una nuova società destinata a raccogliere diritti televisivi, sponsor, biglietti e gestione dei tornei, con la vendita di circa il 20 per cento per 4,2 miliardi di dollari a un gruppo di investitori guidato da Thrive, la società di Joshua Kushner (fratello di Jared, il genero del presidente americano Donald Trump). Valutazione complessiva: 20 miliardi. Alle 211 federazioni nazionali venivano offerti 20 milioni di dollari a testa, una tantum, con scadenza a metà settembre. La rivolta fu immediata: le 55 federazioni della Uefa, la confederazione europea, votarono il boicottaggio delle competizioni Fifa, bollando la proposta come «irresponsabile e indifendibile» perché «concepita in segreto». Carlos Cordeiro, consigliere di Infantino ed ex banchiere di Goldman Sachs, si dimise: «Non posso restare a guardare mentre la Fifa valuta di vendere una quota del Mondiale», ha detto all’Associated Press.Infantino ritirò il piano nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto, ammettendo che aveva «creato divisioni». Ma la Uefa non ha chiuso il dossier: dal quartier generale di Nyon ha avvertito che valuta azioni legali e arbitrati, chiedendo alla Fifa di non distruggere le prove. E la partita, ormai, non è più il piano, già archiviato: è la poltrona di Zurigo. La federazione francese lo dice apertamente: il progetto è «definitivamente abbandonato», ma «la questione della governance non può considerarsi risolta».Il fronte del cambio al vertice unisce oggi Uefa, la confederazione asiatica e quella di Nord e Centro America; Infantino conserva l’appoggio di Sudamerica e Africa — dove il presidente della federcalcio camerunese Samuel Eto’o lo difende: «È chi ha dato di più all’Africa». Prima dello scandalo lo svizzero aveva lasciato New York con lettere di sostegno da circa 200 federazioni su 211. Quel conto si è riaperto: le candidature vanno depositate entro il 18 novembre, si vota a Rabat il 18 marzo 2027. «Dovremo essere pronti a presentare una candidatura capace di vincere la presidenza della Fifa», avverte Diallo. Sei mesi per trovarla.