Oaktree, club satellite per l’Inter? Cosa dicono le norme UEFA sulla multiproprietà

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Il fondo Oaktree sta studiando la possibilità di acquistare un secondo club europeo da inserire nell’orbita dell’Inter. L’obiettivo sarebbe quello di creare una piattaforma intermedia per la crescita e la valorizzazione dei giovani nerazzurri, collegando sempre di più settore giovanile, Under 23 e prima squadra attraverso una società impegnata in un altro campionato. Tra i mercati osservati figurano Portogallo, Belgio, Olanda e Svizzera, oltre alla possibilità di una società della seconda divisione spagnola. L’operazione potrebbe richiedere un investimento nell’ordine dei 25-40 milioni di euro, con l’obiettivo di arrivare eventualmente all’acquisizione in tempo per il mercato estivo del 2027.Un progetto che porterebbe però con sé anche un tema regolamentare che negli ultimi anni è stato sempre più dibattuto: quello della multiproprietà nel calcio europeo. Oaktree dovrebbe infatti tenere conto dell’articolo 5 dei regolamenti delle competizioni UEFA, che disciplina i rapporti tra club riconducibili allo stesso proprietario quando questi arrivano a qualificarsi per le coppe europee. Una situazione che potrebbe non verificarsi se il club individuato – come ipotizzato – sarà di medio o basso livello, ma l’eventualità non si può escludere a priori, dal momento in cui in passato è già capitato di trovarsi di fronte a situazioni simili, come vedremo in seguito.Cosa dice l’articolo 5 UEFA sulla multiproprietàIl principio alla base della normativa è quello della tutela dell’integrità delle competizioni. Per la stagione 2026/27 (ultimo regolamento disponibile), i club eventualmente partecipanti alla medesima competizione europea devono essere in grado di dimostrare che i criteri previsti dall’articolo 5.01 erano rispettati alla data del 1° marzo 2026 e devono continuare a rispettarli fino alla conclusione della stagione. La UEFA interviene su tre livelli.Innanzitutto, un club partecipante a una competizione UEFA non può detenere direttamente o indirettamente azioni o titoli di un altro club partecipante alle competizioni europee, né essere coinvolto nella sua gestione, amministrazione o attività sportiva o esercitare poteri sulla stessa. In secondo luogo, nessun soggetto può essere contemporaneamente coinvolto, direttamente o indirettamente, nella gestione, amministrazione o performance sportiva di più di un club interessato dalle competizioni UEFA.Infine, e questo è probabilmente il punto più rilevante nel caso di un fondo proprietario di più società, nessuna persona fisica o giuridica può esercitare controllo o influenza su più di un club partecipante alle coppe. La UEFA considera fra gli elementi di controllo la maggioranza dei diritti di voto, il diritto di nominare o rimuovere la maggioranza degli amministratori, il controllo della maggioranza dei voti attraverso accordi con altri azionisti e, più in generale, la possibilità di esercitare una “influenza decisiva” sulle decisioni del club.Questo significa che non è necessariamente sufficiente avere due società formalmente separate. Ciò che conta è anche verificare chi prende realmente le decisioni, come sono strutturati gli organi societari, quali poteri ha il proprietario e quale sia il grado di autonomia delle due società.Cosa succede se due club della stessa proprietà non rispettano le regoleL’articolo 5.02 stabilisce poi una gerarchia nel caso in cui due società non riescano a soddisfare i requisiti. La precedenza viene assegnata innanzitutto alla squadra qualificata per la competizione UEFA più prestigiosa, secondo l’ordine Champions League, Europa League e Conference League.Se entrambe hanno diritto alla stessa competizione, viene privilegiato il club che ha ottenuto la migliore posizione nel proprio campionato nazionale. In caso di ulteriore parità, conta la posizione della rispettiva federazione nazionale nella access list UEFA. Per il club escluso non significa necessariamente rimanere completamente fuori dall’Europa. L’articolo 5.04 consente infatti, in determinate circostanze, di essere ricollocato in una competizione inferiore, come accaduto recentemente al Crystal Palace.C’è però un aspetto particolarmente importante nell’attuale versione della normativa. La multiproprietà non comporta automaticamente un problema ogni volta che due società partecipano contemporaneamente alle coppe europee. L’articolo 5.05 individua infatti alcuni scenari nei quali le limitazioni dell’articolo 5 non si applicano. È il caso, per esempio, di un club qualificato direttamente alla league phase della Champions League e di un’altra società della stessa proprietà qualificata per Europa League o Conference League.Un’altra eccezione riguarda, a determinate condizioni, una società ammessa direttamente ai playoff o ad alcuni turni avanzati di qualificazione della Champions – oppure direttamente alla league phase dell’Europa League – e un secondo club qualificato alla Conference League. La logica è legata anche alla nuova struttura delle competizioni UEFA: venuto meno il tradizionale passaggio dalla Champions all’Europa League dopo l’eliminazione nella prima fase, in alcuni percorsi due società impegnate in tornei differenti non hanno la possibilità di ritrovarsi successivamente nella stessa competizione.Per un eventuale club satellite dell’Inter si tratta di una distinzione fondamentale. Se, per esempio, i nerazzurri fossero qualificati direttamente alla fase campionato di Champions League e la seconda società ottenesse un posto in Europa League o Conference, il quadro sarebbe differente rispetto a quello di due club qualificati entrambi alla Champions o alla stessa Europa League.Manchester City e Girona: il precedente del blind trustUno dei casi più significativi degli ultimi anni riguarda Manchester City e Girona, entrambi qualificati alla Champions League 2024/25 e riconducibili al City Football Group. La UEFA aprì un procedimento per verificare il rispetto dell’articolo 5, ma alla fine autorizzò entrambi i club a partecipare alla Champions dopo una profonda riorganizzazione temporanea dei rapporti societari.In particolare, le azioni detenute dal City Football Group nel Girona furono trasferite a trustee indipendenti attraverso una struttura di blind trust, posta sotto la supervisione del Club Financial Control Body della UEFA. Il controllo effettivo e le decisioni sul Girona vennero così affidati al trustee, mentre il City Football Group perse temporaneamente la capacità di influenzare le decisioni sportive e la governance della società spagnola.Non solo. Girona e Manchester City si impegnarono a non trasferirsi calciatori, né a titolo definitivo né in prestito, a non stipulare accordi di cooperazione tecnica o commerciale e a non utilizzare sistemi comuni di scouting o database dei giocatori per il periodo indicato dalla UEFA. Quella soluzione aveva però carattere esplicitamente eccezionale per la stagione 2024/25. Dal 1° luglio 2025 le partecipazioni sarebbero tornate al rispettivo investitore e la stessa UEFA precisò che, in assenza di ulteriori modifiche alla proprietà, alla governance o al finanziamento, i club sarebbero tornati a essere considerati sotto il controllo o l’influenza decisiva dello stesso soggetto.Crystal Palace-Lione: sistemare tutto non basta, se si è in ritardoIl caso forse ancora più importante per capire l’attuale orientamento UEFA è però quello che ha coinvolto Crystal Palace e Olympique Lione nella stagione 2025/26. Entrambe le squadre avevano conquistato sul campo un posto in Europa League: il Palace grazie alla vittoria della FA Cup, il Lione attraverso il campionato francese. Le due società erano però legate alla struttura di John Textor ed Eagle Football.La UEFA stabilì che alla data decisiva del 1° marzo 2025 i due club non rispettavano i requisiti sulla multiproprietà. Il Lione venne quindi ammesso all’Europa League, mentre al Crystal Palace fu negato l’accesso alla stessa competizione e venne assegnato un posto in Conference League. A fare la differenza fu il criterio previsto dall’articolo 5.02: essendo entrambi qualificati per la stessa competizione, contava la posizione nei rispettivi campionati. Il Lione aveva chiuso sesto in Ligue 1, mentre il Palace aveva terminato al dodicesimo posto in Premier League, pur essendosi qualificato all’Europa League attraverso la FA Cup.Il Crystal Palace provò a ribaltare la decisione davanti al TAS di Losanna, anche sottolineando la successiva cessione della partecipazione di Textor nel club inglese. Il ricorso non ebbe però successo. Il TAS confermò soprattutto un principio diventato fondamentale: la data del 1° marzo rappresenta una scadenza effettiva per essere in regola. Nel caso del Palace, la vendita successiva delle azioni riconducibili a Textor non poteva cancellare retroattivamente la situazione esistente alla data prevista dal regolamento.Nell’analizzare il caso, il TAS ha inoltre dato particolare rilievo al concetto di influenza decisiva. Non è necessario dimostrare che il proprietario abbia materialmente imposto una determinata scelta: può essere sufficiente verificare che avesse il potere di influire sulle decisioni chiave, comprese quelle relative agli allenatori e ai trasferimenti dei calciatori.Le norme della UEFA alla luce del progetto di OaktreePer Oaktree, quindi, acquistare un club satellite dell’Inter sarebbe assolutamente possibile. Il problema nascerebbe nel momento in cui entrambe le società ottenessero una qualificazione europea in una combinazione non coperta dalle eccezioni previste dal regolamento.E proprio la funzione ipotizzata per il secondo club – sviluppare giocatori dell’Inter, ricevere giovani in prestito e creare una piattaforma comune di valorizzazione – imporrebbe una particolare attenzione alla costruzione del modello. I rapporti di mercato tra società collegate, infatti, possono diventare uno degli elementi utilizzati per valutare l’effettiva influenza esercitata dalla proprietà.Il punto, dunque, non sarebbe semplicemente acquistare una società in un campionato nel quale sia improbabile raggiungere la Champions League. Servirebbe pensare fin dall’inizio a governance, poteri decisionali, rapporti finanziari e gestione sportiva, tenendo conto anche delle scadenze fissate dalla UEFA. Per la stagione 2026/27, il termine di riferimento è stato fissato al 1° marzo 2026, e la UEFA ha ribadito espressamente – alla luce delle pronunce del TAS – la natura stringente di questa deadline.Il regolamento delle stagioni future potrà naturalmente essere modificato. Ma se il progetto di Oaktree dovesse davvero concretizzarsi entro il 2027, il precedente del Crystal Palace rappresenta un avvertimento chiaro: un eventuale problema di multiproprietà va risolto prima della data fissata dalla UEFA, non quando entrambe le squadre hanno già conquistato sul campo la qualificazione europea.