Miss Afd, lesbica ma “nazista”: il paradosso che fa impazzire la sinistra

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La vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt ha prodotto, oltre a un terremoto politico, un inconveniente non da poco per il repertorio progressista italiano. Il partito che molti avversari presentano come neonazista ha come co-presidente nazionale Alice Weidel, dichiaratamente lesbica. La leader vive con una compagna di origini srilankesi e con due figli. Insomma, una famiglia che, almeno sulla carta, dovrebbe ricevere il timbro di approvazione da qualunque ufficio radical chic preposto alla certificazione della diversità. Peccato che Weidel abbia scelto il partito sbagliato.La circostanza è nota da anni, ma acquista una certa vivacità dopo il 43,8 per cento appena conquistato dall’AfD nel Land tedesco. Una leader omosessuale guida una formazione che la sinistra descrive abitualmente come una minaccia per le minoranze. Sarebbe interessante sapere come funzioni, in questo caso, il principio secondo cui la rappresentanza delle minoranze costituisce un valore politico. Vale anche quando la persona in questione è una leader di destra, oppure bisogna presentare, insieme al certificato di appartenenza, quello di conformità ideologica?L’identità personale non è un lasciapassare morale, e una lesbica può sostenere idee illiberali, così come un eterosessuale può difendere i diritti delle persone LGBT. Eppure, nel dibattito pubblico, appartenere a una minoranza diventa spesso un merito politico, purché si abbiano le opinioni considerate giuste.Una risposta, a dire il vero, è arrivata da Gay.it, il 7 settembre scorso. Il portale dedicato alla comunità LGBTQ+ ha pubblicato un articolo sull’«omonazionalismo», richiamando proprio il caso Weidel, e un altro sulle posizioni dell’AfD in materia di diritti LGBT. Il ragionamento è chiaro: la presenza di una lesbica alla guida di un partito non dimostra che quel partito sia favorevole ai diritti delle persone omosessuali. Giusto. Il criterio, però, deve valere sempre. Quando, invece, le idee del partito di appartenenza sono sgradite, si ricorda che conta il programma. Benissimo: giudichiamo sempre i programmi e rispettiamo le persone. Ma la diversità non può diventare un merito revocabile a seconda della tessera politica.Leggi anche:“Uomo, 45 anni, poco istruito”. Ma l’identikit sull’elettore Afd è falso di Giuseppe De LorenzoArrivano i nazisti? Ecco cosa propone davvero AfDWeidel, dal canto suo, ritiene che la sicurezza delle persone omosessuali sia minacciata soprattutto dall’immigrazione incontrollata e dall’islamismo radicale. Si può discutere questa tesi, contestarne i presupposti e le conseguenze e, naturalmente, giudicarla sbagliata. Considerare però la sua scelta politica un tradimento della propria identità significa pretendere di stabilire che cosa una persona omosessuale debba pensare.C’è una contraddizione interna all’AfD che merita attenzione. Nel luglio scorso Weidel ha criticato i passaggi del programma elettorale dell’AfD della Sassonia-Anhalt rivolti contro le famiglie non tradizionali, dichiarando di vivere una realtà diversa e di avere una posizione socialmente più liberale. Ha ribadito di considerare la famiglia tradizionale un modello da sostenere politicamente, ma ha anche affermato che la sua vita privata e alcune posizioni del suo partito restano difficili da conciliare. Una differenza che lei stessa ha riconosciuto.Ai progressisti italiani, di solito loquacissimi su questi temi, si potrebbe allora chiedere: una donna lesbica che sostiene la destra è una minoranza da rispettare o un’eccezione da espellere dalla narrazione pubblica? E la libertà di essere se stessi comprende anche quella di avere idee politiche che non piacciono agli organizzatori del Pride? Nessuno pretende un applauso per Weidel. Si chiede soltanto di riconoscere che le persone omosessuali possono essere di destra o di sinistra, senza dover chiedere il permesso a chi pretende di parlare a nome loro.Questa storia ricorda ai custodi del politicamente corretto una cosa semplice: le minoranze sono composte da individui, e nessuna associazione può rivendicare il monopolio delle loro idee. La diversità comprende anche il dissenso, soprattutto quando mette in difficoltà chi ne ha fatto una bandiera.E allora, cari compagni, come la mettiamo? Una lesbica di destra resta una lesbica, anche se vota male secondo i vostri criteri. La libertà di essere se stessi comprende anche il diritto di deludere chi pretende di decidere al posto nostro.Spartaco Pupo, 10 settembre 2026L'articolo Miss Afd, lesbica ma “nazista”: il paradosso che fa impazzire la sinistra proviene da Nicolaporro.it.