Care Ong che pagate per difendere il velo islamico

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Secondo quanto riportato da Kronen Zeitung, il quotidiano più letto d’Austria, diverse ONG si sono offerte di pagare le future multe che colpiranno le famiglie islamiche che manderanno a scuola le proprie figlie con indosso il velo islamico. Ancor prima che il suddetto divieto per le ragazze sotto i 14 anni produca effetti pieni, gli insegnanti hanno già sentito i genitori annunciare che le multe non li spaventano minimamente poiché le pagherà qualcun altro al posto loro. E purtroppo hanno ragione: diverse associazioni e ONG si preparerebbero a coprire di tasca propria (anche se bisognerebbe capire da chi arriveranno questi soldini) le ammende.La storia è tanto semplice quanto assurda: lo Stato austriaco, dopo anni di dibattito, ha stabilito che nelle scuole pubbliche e private le ragazze fino al compimento dei 14 anni non possono coprire il capo secondo la tradizione islamica. Il primo avviso a chi trasgredisce prevede un incontro a scuola con la studentessa e i genitori, poi interviene la direzione scolastica, infine scattano multe da 150 a 800 euro, ripetibili fintanto che l’irregolarità viene commessa.Il provvedimento del governo austriaco è sacrosanto: all’età di 14 anni o addirittura ancor meno, non si ha la capacità di accettare volontariamente e scientemente un simbolo religioso così invadente; questo accessorio d’abbigliamento altro non sarebbe che una forzatura culturale che viene portata avanti dai genitori e che finisce per essere liberticida nei confronti delle figlie. E va benissimo la cultura e la religione ma, di tanto in tanto, sarebbe bello tenere in mente che viviamo in Europa.Peraltro, per motivi di sicurezza, il velo integrale non dovrebbe essere consentito nemmeno alle donne adulte. In questa fattispecie la situazione è persino peggiore, poiché parliamo di bimbe e preadolescenti a cui viene imposto un segno visibile di controllo sul loro corpo.E dulcis in fundo, in questo schema, dinnanzi a una trasgressione dei regolamenti della nazione, ci sarebbe chi pagherebbe al posto dei trasgressori. Sostanzialmente un invito a delinquere ribadendo che l’illecito verrà schermato da chissà chi.Il velo, in questo contesto, non è un accessorio. È il primo anello di una catena che in tanti Paesi islamici si stringe fino alla violenza di genere. In Iran, le donne che si ribellano all’hijab obbligatorio vengono picchiate, arrestate, in alcuni casi uccise o violentate. Lo stesso simbolo che in Europa certe associazioni femministe e ONG vogliono proteggere a suon di assegni è, altrove, il pretesto per spezzare chi lo rifiuta. La sinistra e le sue ONG si dichiarano paladine delle donne ma quando la donna è musulmana e il simbolo è islamico il femminismo si ferma sulla strana soggettiva soglia della sensibilità culturale. Si denuncia il patriarcato occidentale e si tace, o peggio si copre, quello che pretende di coprire le figlie già alle elementari.Poi ci si meraviglia se la destra avanza. Care ONG: la destra non avanza mica per magia! Avanza perché una parte dell’opinione pubblica vede lo Stato che fa le leggi e le reti associative (o peggio alcuni partiti politici) conniventi con l’Islam che la svuotano; vede ragazze costrette a un codice d’onore e presunti militanti che, invece di difenderle, pagano il conto della discriminazione. Ecco perché siete e sarete il miglior spot per i conservatori.Che sia chiaro: il punto non è odiare l’Islam. È rifiutare che, in nome della tolleranza, si accetti che alcune bambine su suolo europeo crescano già marcate come misere entità subordinate in quanto proprietà della religione e non come individui, il tutto mentre le loro coetanee iraniane o afghane pagano con la vita il tentativo di liberarsene.Alessandro Bonelli, 9 settembre 2026L'articolo Care Ong che pagate per difendere il velo islamico proviene da Nicolaporro.it.