“L’Indo-Pacifico è un’area strategica per la pace e la sicurezza internazionali”. Eugenio Zoffili, membro della Camera dei deputati della Repubblica Italiana (quota Lega), presidente della sezione bilaterale di amicizia Italia-Giappone dell’Unione interparlamentare e vicepresidente dell’Assemblea parlamentare dell’Osce, parte da qui per spiegare a Formiche.net l’incontro a Montecitorio con una delegazione di dieci senatori della Dieta giapponese avvenuto nei giorni scorsi.Alla riunione, cui hanno partecipato anche il deputato Graziano Pizzimenti e l’ambasciatrice del Giappone in Italia, Hikariko Ono, si è discusso di sicurezza e immigrazione, promozione turistica, prevenzione delle calamità naturali, partecipazione politica e contrasto al traffico di droga. Un’agenda concreta, dentro una relazione che sta però cambiando dimensione.“Credo nel valore della diplomazia parlamentare e nei rapporti umani e di amicizia”, spiega Zoffili. “Unendo l’impegno di Parlamenti, Governi e rappresentanze diplomatiche possiamo affrontare insieme le sfide globali in un tempo che chiede di restare uniti di fronte a minacce comuni”. L’incontro, aggiunge, è servito anche ad approfondire i recenti accordi sulla cultura, la difesa e la mobilità di giovani e lavoratori, oltre alla collaborazione per la tutela dei lavoratori giapponesi in Italia.La visita cade durante le celebrazioni dei 160 anni delle relazioni diplomatiche. Il 25 agosto 1866, a bordo della fregata Magenta, Italia e Giappone firmarono il Trattato di Amicizia e Commercio. Un’immagine che conserva una curiosa attualità: il rapporto nacque su una nave e oggi ritrova nel mare una delle sue principali dimensioni strategiche.Roma e Tokyo occupano infatti le due estremità di un sistema di connessioni che dal Mediterraneo attraversa Suez, Mar Rosso, la Regione del Golfo per poi allargarsi all’Oceano Indiano fino al Pacifico. È il continuum indo-mediterraneo: non un unico teatro geopolitico, ma uno spazio nel quale la sicurezza dei diversi bacini è sempre più legata alla stabilità delle rotte che li connettono.Le crisi da Bab el-Mandeb allo Stretto di Hormuz hanno mostrato quanto rapidamente una tensione regionale possa propagarsi attraverso commercio, energia e catene industriali. Per Italia e Giappone, due economie manifatturiere dipendenti dalla connettività internazionale, libertà di navigazione e sicurezza marittima hanno quindi un significato economico e strategico insieme.Lo dimostra anche il progressivo avvicinamento tra le due Marine. La recente visita in Giappone del capo di Stato maggiore della Marina italiana, ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, ha riguardato cooperazione tecnologica, interoperabilità e opportunità per l’industria della difesa. La presenza italiana nell’Indo-Pacifico può essere letta in questa prospettiva non come alternativa alla centralità del Mediterraneo, ma come estensione della sicurezza delle connessioni dalle quali lo stesso Mediterraneo dipende.Il passaggio politico è arrivato a gennaio, quando a gennaio le prime ministre dei due Paesi, Giorgia Meloni e Sanae Takaichi, hanno elevato il rapporto a Partenariato Strategico Speciale. Difesa, sicurezza economica e tecnologia sono ormai parti della stessa agenda. Il Global Combat Air Programme con il Regno Unito ne è l’esempio più avanzato: attorno al futuro sistema di combattimento aereo si intrecciano software, sensoristica, intelligenza artificiale, capacità produttive e proprietà intellettuale. Il tema, in sostanza, è il controllo dello stack tecnologico necessario a mantenere autonomia nei settori strategici.Ma il valore del rapporto con Tokyo aumenta anche per quello che sta accadendo dentro il Giappone. Takaichi sta tentando di modificare un modello segnato da crescita debole, invecchiamento e avversione al rischio attraverso politica industriale, investimenti e un maggiore impegno nella difesa. Il progetto prevede circa 2.200 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati in 17 settori, mentre Tokyo affronta un debito elevato, tassi in crescita e un rapporto sempre più difficile con la Cina.È una trasformazione ambiziosa e rischiosa, accompagnata dalla necessità di mantenere saldo il rapporto con Washington in una fase di maggiore imprevedibilità americana. Ma è precisamente per questo che il Giappone conta oggi più che mai per l’Italia. E viceversa, evidentemente, se si considera che Takaichi ha scelto proprio la tappa a Roma – prima del G7 francese – per lanciare in Europa il suo aggiornamento della dottrina strategica Foip, Free and Open Indo-Pacific, concetto che Tokyo estende a livello internazionale.Roma sta costruendo la relazione con Tokyo mentre il Paese cerca di ridefinire il rapporto tra industria, tecnologia, crescita, sicurezza e standing globale. Essere presenti adesso significa inserirsi nelle reti industriali e strategiche attraverso cui passerà una parte del prossimo Giappone. A 160 anni dalla Magenta, l’amicizia resta e la posta in gioco è diventata decisamente più grande.