L’agenzia atomica dell’Onu deferisce l’Iran al Consiglio di sicurezza: non accadeva da 20 anni

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VIENNA — Non accadeva da vent’anni. Il consiglio dei governatori dell’Aiea, l’agenzia atomica dell’Onu, ha approvato mercoledì a Vienna la risoluzione che deferisce l’Iran al Consiglio di sicurezza per violazione degli obblighi di non proliferazione. L’esito del voto — 23 sì, 3 no, 8 astenuti — è stato riferito all’agenzia France Presse da due diplomatici che hanno visionato il testo, presentato da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania.La risoluzione prende atto «con grave preoccupazione» della «persistente inadempienza» di Teheran e la invita a «rimediare con urgenza». Hanno votato contro Russia, Cina e Niger. Ed è qui il punto: Mosca e Pechino siedono al Consiglio di sicurezza con diritto di veto, e un’azione concreta del massimo organo dell’Onu resta improbabile. Il bersaglio vero, insomma, non sono nuove sanzioni: è l’isolamento politico dell’Iran, messo nero su bianco dai 35 Paesi del consiglio.Teheran, che lunedì aveva minacciato ritorsioni in caso di approvazione, ha reagito su due registri. Il suo rappresentante presso l’agenzia, Reza Najafi, ha definito la mossa «completamente controproducente»; alla televisione di Stato iraniana il governo ha assicurato che la risoluzione «non porterà alcun risultato». Più dura la missione iraniana all’Onu, in un post su X: «La situazione attuale è creata unicamente dagli atti criminali di aggressione degli Stati Uniti e del regime israeliano. L’obiettivo delirante di costringere la grande nazione iraniana alla “resa” e di saccheggiare il suo petrolio non si realizzerà mai».Per capire il voto bisogna tornare al 12 giugno 2025. Quel giorno il consiglio dei governatori dichiarò formalmente l’Iran inadempiente, per le tracce di uranio trovate in siti mai dichiarati e mai spiegate. Ventiquattro ore dopo cominciarono i bombardamenti israeliani, seguiti da quelli americani su Fordow, Natanz e Isfahan: la guerra dei dodici giorni. Il deferimento al Consiglio di sicurezza richiedeva però una seconda risoluzione, riferisce Reuters — quella arrivata mercoledì, mentre dal 28 febbraio 2026 è in corso una nuova guerra che ha colpito altri siti nucleari.400 chili di uranioDa allora l’Agenzia lavora al buio. Gli ispettori non sono mai rientrati nei siti bombardati, fra cui i tre impianti di arricchimento; le telecamere di sorveglianza sono spente; Teheran non ha rendicontato le scorte di uranio, in parte arricchito al 60 per cento — un passo dal 90 richiesto per una bomba. L’Aiea stima circa 400 chili di uranio altamente arricchito: abbastanza, se portato a livello militare, per una decina di testate. «La mancanza di informazioni su questi impianti e la nostra impossibilità di condurre verifiche sono un serio motivo di preoccupazione per la proliferazione», ha detto lunedì al consiglio il direttore generale Rafael Mariano Grossi, chiedendo di affrontare la questione «con urgenza».L’Unione europea, che accusa l’Iran di aver sospeso ogni cooperazione, mercoledì ha chiesto «dichiarazioni aggiornate e verificabili su quantità e collocazione del materiale nucleare» e la ripresa delle ispezioni «in tutti gli impianti». Da Washington, il 6 settembre, un responsabile dell’amministrazione Trump aveva ammesso che «potrebbe non esserci alcun accordo nucleare» con Teheran. Nella stessa sessione viennese, quasi in sordina, l’Agenzia ha espresso «seria preoccupazione» anche per un nuovo impianto di arricchimento in costruzione a Yongbyon, in Corea del Nord.L’ultima volta che l’Iran finì davanti al Consiglio di sicurezza era il 2006. Quel deferimento aprì un decennio di sanzioni Onu e sfociò, nel 2015, nell’accordo nucleare negoziato proprio a Vienna, negli stessi palazzi del voto di mercoledì. Allora il dossier passò dagli ispettori ai diplomatici. Oggi, con i siti sotto le bombe e gli ispettori fuori dalla porta, quella Vienna sembra appartenere a un altro secolo.