«A marzo 2026 avrei dovuto recarmi in Cile per effettuare osservazioni delle galassie allo European Southern Observatory. Ho dovuto disdire il viaggio, poiché non potevo partire senza il permesso di soggiorno. È stato devastante», ha raccontato a Media Inaf Mary, 27 anni, dottoranda italiana che studia in Italia i buchi neri. Il rinnovo del documento era stato richiesto mesi prima, nell’ottobre 2025.Il suo è uno dei casi raccolti dall’Istituto nazionale di astrofisica per raccontare gli ostacoli burocratici incontrati da chi arriva da un Paese extra-Ue per lavorare nel mondo della ricerca. Lunghe attese, procedure diverse da ufficio a ufficio e limiti agli spostamenti possono rallentare la loro attività professionale e impedire la partecipazione a congressi, esperimenti o periodi di ricerca all’estero.L’attesa del rinnovoIl portale governativo Integrazione Migranti precisa che chi ha presentato la domanda può soggiornare regolarmente in Italia e svolgere la propria attività lavorativa utilizzando la ricevuta rilasciata dalle Poste o dalla Questura. I problemi nascono quando bisogna lasciare il Paese.«È una ricevuta in parte stampata e in parte scritta a mano. Finché il permesso vero e proprio non è pronto, è l’unico “documento” che ci consente di viaggiare», dice Hemanth, 32 anni, specializzato nella strumentazione per l’astrofisica. «Purtroppo, non consente di recarsi in altri paesi area Schengen, ma permette solo viaggi diretti di andata e ritorno verso il proprio paese d’origine». Meeting, conferenze, osservazioni ed esperimenti all’estero possono quindi saltare per mesi.I permessi per chi fa ricerca e le difficoltà amministrativeIl Testo unico sull’immigrazione prevede uno specifico permesso per ricerca scientifica, disciplinato dall’articolo 27-ter, che dovrebbe essere rilasciato entro 30 giorni e avere una durata legata al programma di ricerca. Non riguarda però tutti quelli che lavorano negli enti scientifici: chi arriva in Italia per conseguire un dottorato, come Mary, rientra nei permessi per studio.Gli ostacoli segnalati nelle testimonianze erano già emersi erano già emersi in una rilevazione condotta dall’Inaf tra gennaio e febbraio 2025. Su 53 persone extra-Ue che hanno valutato le procedure per i permessi di soggiorno e di lavoro, il 62,3 per cento le ha giudicate «molto difficili» e un altro 18,9 per cento ha scelto il secondo livello più basso.Per Jane Doe, che si occupa di atmosfere planetarie, la difficoltà maggiore è stata districarsi nel sistema amministrativo, «perché le procedure non sono sempre trasparenti e non sempre vengono applicate in modo coerente». La trafila passa dal ritiro del kit alla consegna dei documenti alle Poste, fino all’appuntamento in Questura per le impronte. «Sulla carta sembra semplice, ma nella pratica può diventare complicato», soprattutto quando uffici diversi forniscono indicazioni o interpretazioni differenti degli stessi requisiti.Irdb, 27 anni e astrofisico delle altissime energie, racconta che durante una delle visite agli uffici è stato spinto via in malo modo. «Un episodio che ha avuto un impatto duraturo sul mio benessere psicologico». Ha scelto di farsi chiamare con l’acronimo di International Researchers Deserve Better, «i ricercatori internazionali meritano di meglio». Per chi arriva in Italia «pieno di entusiasmo e con ambiziosi obiettivi di ricerca», dice, esperienze simili possono essere «profondamente scoraggianti».L’Italia investe per attirare studiosi dall’esteroLe difficoltà arrivano mentre il governo prova ad aumentare la capacità delle università italiane di attirare studiosi che lavorano fuori dal Paese. Il 6 agosto il ministero dell’Università e della Ricerca ha pubblicato la graduatoria dei 54 vincitori del programma Rita Levi Montalcini, finanziato con 25,5 milioni di euro per assumere ricercatori nelle università italiane. Il bando è rivolto a laureati di qualsiasi nazionalità con un dottorato e almeno tre anni di attività scientifica o didattica all’estero.Il divario emerge anche dagli Starting Grant 2026 dello European Research Council. Su 421 progetti finanziati, 50 vincitori sono italiani, seconda nazionalità più rappresentata dopo quella tedesca. Le istituzioni italiane ne ospiteranno però solo 22, contro gli 89 della Germania, i 47 del Regno Unito, i 38 della Francia, i 36 della Svizzera e i 33 dei Paesi Bassi.La burocrazia pesa più della ricercaIrdb non mette in discussione la qualità dei laboratori italiani. La comunità scientifica, dice, è «eccezionale» e il lavoro «stimolante e gratificante». A pesare sono pratiche e procedure possono diventare «così opprimenti da far sembrare la ricerca un’attività secondaria». Un problema che, secondo Martina Cardillo dell’Istituto di astrofisica e planetologia spaziali di Roma, gli enti potrebbero contribuire a ridurre: «Una possibile soluzione sarebbe creare un canale diretto tra università, enti di ricerca e amministrazioni per seguire le pratiche di persone che, arrivate con una borsa di studio o un contratto, si ritrovano totalmente abbandonati».Mary oggi non consiglierebbe ai colleghi di trasferirsi in Italia per fare ricerca. Hemanth arriva alla stessa conclusione: «Li scoraggio vivamente dal venire qui per lavorare», dice, per gli ostacoli burocratici incontrati nella vita quotidiana. Poi aggiunge, sorridendo: «Li incoraggio però tutti a venire come turisti».L'articolo Permessi di soggiorno attesi per mesi e viaggi saltati, la denuncia dei ricercatori extra-Ue in Italia: «Così il nostro lavoro si ferma» proviene da Open.