Legge elettorale, approvate le preferenze: tre nomi e quote rosa, come si voterà

Wait 5 sec.

L’Aula del Senato ha approvato un emendamento unitario della maggioranza sulla riforma della legge elettorale. Il testo introduce il meccanismo delle preferenze, mantenendo i capolista bloccati. I voti favorevoli sono stati 97, quelli contrari 67 e gli astenuti 2. Il provvedimento dà agli elettori la possibilità di indicare fino a tre preferenze al momento del voto. Le preferenze dovranno rispettare l’alternanza di genere, mentre i capilista no. L’approvazione e il contenuto della modifica sono al centro delle dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati.Fino a tre nomi sulla schedaL’emendamento approvato dal Senato prevede che l’elettore possa esprimere un massimo di tre preferenze in un listino di 7 candidati indicati dal partito. La norma stabilisce anche l’alternanza di genere tra i nomi scelti e indicati nel listino, ad esclusione del capolista. “Ogni elettore dispone di un voto da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista, corredato dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale e dei candidati delle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’eventuale attribuzione del premio di governabilità”, si legge nel testo.Il commento di MeloniGiorgia Meloni, presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia, ha commentato sui social l’approvazione dell’emendamento. La premier ha richiamato l’assenza delle preferenze nel voto per il Parlamento dal 1993. “Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di Fratelli d’Italia – ha detto – Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo tema, chi non le ha mai volute in questi 35 anni e ha votato per bocciarle anche un mese fa. Quindi la differenza non è tra chi vuole più preferenze e chi ne vuole meno. È tra chi le ha rimesse nella legge e chi no”.Il riferimento di Meloni è alla polemica sorta nel pomeriggio quando i senatori si sono trovati a dover votare il sub-emendamento del piddino Dario Parrini che prevedeva il voto di preferenza “per tutti”, senza capolista bloccati. In un primo momento si pensava che Fratelli d’Italia potesse “rompere” con Lega e Forza Italia (favorevoli ai capilista bloccati), tanto che il governo si era rimesso all’Aula. Ma poi ha prevalso l’unità, dopo una riunione di fuoco a Palazzo Madama. “Comprendiamo la strumentalità della presentazione” di questo emendamento sulle preferenze ‘libere’, ma “se aveste voluto approvare le preferenze ci sono state più occasioni alla Camera, in particolare una nella quale le preferenze furono battute di un solo voto e all’esito di quel voto ricordiamo i festeggiamenti da parte dell’opposizione”, ha detto il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan. “Non si può festeggiare la non introduzione delle preferenze alla Camera e poi proporle al Senato, è piuttosto chiaro che il tentativo è quello di spaccare il centrodestra. Ma noi, tra un emendamento del Partito democratico che strumentalmente e non al fine di avercele davvero, e mantenere gli accordi all’interno della maggioranza che permettono la reintroduzione dal 1992 delle preferenze, noi non abbiamo dubbi: manteniamo la parola, introduciamo le preferenze e voteremo contro questo emendamento”.Sulla stessa linea anche Augusta Montaruli, deputata di Fratelli d’Italia e vicecapogruppo del partito alla Camera. “Tutti ricordiamo una sinistra che festeggiava mentre venivano bocciate le preferenze alla Camera dei deputati, dopo che avevano votato contro la proposta di reintrodurle – ha scritto in una nota – Il loro party è finito. Dopo trentacinque anni, colmiamo quella mancanza nella legge elettorale, finalmente restituendo agli italiani la possibilità di scegliere. Grazie ad un centrodestra che non ha mai perso la compattezza, finalmente si mette fine alle liste bloccate e anche ad un sistema di quote che svilisce ogni nostra rappresentanza”.Dura invece la reazione delle opposizioni. “Dovreste vergognarvi”, ha detto il leader Iv Matteo Renzi. “Come volevasi dimostrare la Meloni sì è rimangiata il sì sulle preferenze! Ho avuto gioco facile nel ricordare ciò che Giorgia Meloni aveva detto nel 2014 contro di me”. Meloni “non sa cosa è la coerenza”, dice Parrini (Pd), “in Senato un’iniziativa unitaria delle opposizioni ha mandato in tilt per ore e ore un centrodestra diviso come non mai”. Sulla stessa linea anche il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini: “Meloni ha preferito perdere la faccia e farsi portare al guinzaglio da Forza Italia e Lega per tirare a campare il più possibile”.Cambia anche la cosiddetta norma “anti-cespugli”, attualmente fissata al 3% e arrivata alla Camera attraverso un emendamento di Forza Italia. La nuova ipotesi punta a eliminare completamente la soglia: in questo modo, nel calcolo per l’attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione entrerebbero anche i consensi raccolti dalle formazioni più piccole, comprese quelle che restano sotto l’1%. Per limitare il rischio della proliferazione di “liste civetta”, la contropartita sarebbe però un aumento del numero di firme richieste per poter presentare una lista alle elezioni.L'articolo Legge elettorale, approvate le preferenze: tre nomi e quote rosa, come si voterà proviene da Nicolaporro.it.