Le riserve di oro italiane sono in crescita. Sono arrivate 2.452 tonnellate, divise in oltre 95 mila lingotti perlopiù, detenute per legge dalla Banca d’Italia. E anche se una postilla alla legge di bilancio 2026 ha specificato che la proprietà è «del popolo italiano», la gestione è di pertinenza dell’istituto bancario centrale. Quella italiana è la quarta riserva aurea al mondo dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo Monetario Internazionale.Il valore ai prezzi correntiIl Sole 24 Ore fa sapere che il valore ai prezzi correnti ammonta a 300 miliardi. Che servino a presidio della fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano. Ed è una regola che vale per tutti. Di recente la banca centrale olandese ha fatto rientrare una parte consistente delle sue riserve stoccate presso la Fed a New York. Il tutto è parte di un’operazione per portare a Londra l’oro e convertirlo in lingotti nella specifica del London Good Delivery, che è un insieme di regole emesse dalla London Bullion Market Association che descrivono le caratteristiche fisiche dei lingotti d’oro e d’argento utilizzati nel regolamento delle operazioni sul quel mercato.Germania e FranciaAnche la Bundesbank tedesca un decennio fa riportò molto oro a Francoforte, lasciando a New York comunque il 30% del totale. La Francia lo ha riportato tutto con l’obiettivo di rendere Parigi un hub aurifero internazionale. La Banca d’Italia invece «non ha effettuato alcun trasferimento d’oro», ha spiegato Palazzo Koch. Che detiene il 44,8% delle riserve auree nazionali nei caveau della sede. Mentre il resto è depositato all’estero: 43,2% negli Stati Uniti, il 5,7% nel Regno Unito e il 6,09% in Svizzera. «Tale scelta deriva, oltre che da ragioni storiche legate ai luoghi in cui l’oro fu acquistato, anche da una strategia di diversificazione finalizzata alla minimizzazione dei rischi. Inoltre, la custodia nelle principali piazze finanziarie ne permette, in caso di necessità, un più rapido utilizzo, limitando i costi e i tempi legati al trasporto del metallo», spiega la banca sul suo sito.La rivalutazioneL’andamento del prezzo dell’oro, che ha raggiunto il livello record storico di 5.417 dollari l’oncia a gennaio 2026, ha consentito una forte rivalutazione del valore delle riserve. Gli acquisti sono cominciati nell’anno dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e sono saliti con lo scoppio della guerra tra Iran, Israele e Usa. La riserva italiana ammonta comunque a meno di un decimo dello stock di Titoli di Stato. Ma in caso di crisi «una banca centrale può disporre dell’oro, al pari delle riserve in valuta estera, per preservare la fiducia nella valuta nazionale utilizzandolo come garanzia per ottenere prestiti o, in ultima istanza, vendendolo sul mercato per acquistare la valuta nazionale così da sostenerne il valore», scrive Via Nazionale.Prestiti e furtiL’oro come collaterale a garanzia di un prestito è stato utilizzato nel 1976 dall’Italia con la Germania. 120 tonnellate di oro vennero trafugate dai nazisti nel settembre 1943, e poi in gran parte recuperate.L'articolo Le riserve di oro italiano a livelli record: «Ora valgono 300 miliardi» proviene da Open.