Il doppio filo intrecciato tra i risultati delle italiane in Champions e il piano ambizioso della Lega sui diritti tv esteri

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Nonostante le mille attenuanti e gli svariati distinguo l’esito dei due big match che vedeva impegnate le squadre italiane in Champions (Real Madrid-Inter e Napoli- Arsenal) ha portato zero punti ai nostri club nei confronti di squadre che partono per vincere la massima competizione europea. A salvare il calcio italiano in questa prima tornata ci hanno pensato (contro avversari oggettivamente meno forti) la Roma con un buon pareggio a Istanbul contro il Fenerbahce e soprattutto il Como trionfatore sul Lipsia per 4 a 1 in riva al lago. In sostanza le quattro squadre italiane hanno raggranellato quattro punti sui 12 disponibili. Un risultato non certo esaltante specialmente se si tiene presente che per restare nelle cinque grandi leghe: L’Inghilterra ha fatto l’en plein conquistando 15 punti (sono cinque le squadre di Premier League in lizza) La Spagna ne ha totalizzati nove su 15 disponibili (anche la Liga ne ha cinque in gara) La Germania nove su 12 E meglio è andata anche la Francia con 6 punti su 9 disponibili, senza dimenticare però l’eliminazione del Lione nei playoff di agosto per mano del Fenerbahce Ovviamente siamo solo alla prima giornata, tutte le speranze sono intatte perché, come si è fatto notare da subito, non sono poche le attenuanti per le nostre squadre. L’Inter ha giocato al Santiago Bernabeu dove non è mai semplice per nessuno e ne è uscita sconfitta per 2 a 1. I nerazzurri, al di là dei due errori madornali sui gol madridisti, hanno disputato una gara di grande personalità e a tratti di dominio dando vita per dirla come José Mourinho a “una partita pazza” in cui ogni risultato sarebbe stato possibile. D’altro canto però non sarebbe onesto sottacere che se il primo tempo fosse finito con un punteggio ancora più largo in favore dei Blancos non ci sarebbe stato nulla da dire. Anche il Napoli, pur giocando al Maradona, aveva un compito improbo dovendo affrontare l’Arsenal campione di Inghilterra e vicecampione d’Europa. Gli Azzurri hanno perso 1 a 0 reggendo sino al 75esimo e disputando una partita anche gagliarda, però se c’era una squadra che avrebbe meritato ai punti in caso di pareggio senza dubbio sarebbe stata quella londinese. Non a caso il tecnico dei Gunners Mikel Arteta si è lamentato per l’esiguità della vittoria. Insomma, nonostante l’orgoglio e per rimanere sull’asse Italia-Inghilterra, gli Azzurri sono parsi lontani parenti di quelli che nel 2022 avevano appena intrapreso la strada per il terzo scudetto annichilendo al Maradona il Liverpool di Jürgen Klopp alla prima giornata di Champions. La Roma, che tornava in Champiosn dopo sette stagioni, ha ottenuto un buon punto nell’inferno di Istanbul anche se è evidente come gli avversari a livello tecnico non valessero certo quelli di Inter e Napoli. Splendido invece il Como al suo esordio assoluto nella massima competizione europea. I lariani hanno schiantato il Lipsia 4 a 1 in casa salvando il bilancio di questa prima giornata per le italiane. Insomma, nonostante i distinguo di cui sopra e dopo un’estate in cui la Serie A ha speso quasi 900 milioni in cartellini piazzandosi alle spalle della sola Premier League,  l’Europa dei ricchi alla prima occasione ha ribadito come non abitino certo dalle nostre parti i big boys nel torneo. Per altro, per quanto valga il premio, negli stessi giorni France Football ha diramato: sia la lista dei club meritevoli del premio del Pallone d’Oro per società (dove non sono presenti sodalizi di Serie A),  sia quella dei 30 giocatori in lizza per il Pallone d’Oro in sé. E in questa non solo non figuravano calciatori italiani (a causa in larga parte della mancata partecipazione della Nazionale al Mondiale) ma soprattutto la Serie A era rappresentata dal solo Lautaro Martinez, eguagliando così il record negativo del 2014 (quando l’unico giocatore della Serie A in corsa fu lo juventino Paul Pogba) IL RIFLESSO DEI RISULTATI EUROPEI SUI DIRITTI TELEVISIVISi fa notare tutto questo perché è un tema che si intreccia a doppio filo con un altro di carattere economico che è vitale per le nostre società. Come si era già spiegato in altri appuntamenti di questo spazio editoriale, sottotraccia sono già partite le trattative sia per il nuovo pacchetto sui diritti televisivi interni per il quinquennio 2029-2034. Dove le negoziazioni sono veramente all’inizio,sia per quelli internazionali per gli anni futuri. Dove invece i piani sono un po’più avanti.E per meglio capire il contesto prima di proseguire è utile fare notare come la vendita dei diritti interni e la cessione di quelli esteri differiscano molto sia in termini di incassi sia in quelli di dinamiche di target.  Per quanto concerne i ricavi i proventi da diritti interni sono nettamente superiori a quelli internazionali. Non a caso al momento l’incasso annuo su quelli nazionali proveniente da DAZN e Sky è di 900 milioni (più una eventuale quota derivante dall’accordo di revenue sharing con la piattaforma streaming) mentre su quelli esteri è di circa 250 milioni a stagione. In termini di target invece si tratta di due mercati con logiche diverse:  quello dei diritti nazionali si basa soprattutto sulla fedeltà dei tifosi alle proprie squadre. Pertanto ha una domanda più rigida e la competitività internazionale dei nostri club di cui sopra impatta in modo relativo e limitato,il mercato dei diritti internazionali invece in primo luogo cambia da Paese a Paese. Soprattutto però è composto da appassionati che si avvicinano di più a essere clienti e non tifosi, perché per quanto le nostre squadre possano avere sostenitori in ogni dove, questi non saranno mai un numero tale da costituire un mercato in sé come avviene in Italia. Pertanto in questa nicchia di mercato non solo la domanda internazionale varia a seconda delle nazioni o dei continenti, ma soprattutto è basata in larga parte su compratori che non hanno legami di affezione con questa o quella squadra e devono apprezzare la bontà del prodotto in quanto tale.  Appare evidente quindi che qui la capacità delle nostre squadre di sapere competere ai massimi livelli internazionali diventa o meno un elemento critico di successo.  Non è un caso d’altronde se la Premier League che domina da anni incassa qualcosa come 2,5 miliardi di euro a stagione dai soli diritti televisivi esteri. Con la Liga spagnola seconda che può contare sulle stelle di Real Madrid e Barcellona e che porta a casa all’anno circa 900 milioni di euro. E l’Italia invece è ferma al momento a 250 milioni annui. JP MORGAN E LA SERIE A: OBIETTIVO MEZZO MILIARDOCome si diceva se per i diritti italiani le negoziazioni sono ancora ai nastri di partenza, i lavori per quelli esteri sono un po’più avanti, dato che l’advisor scelto dalla Lega Serie A, ovvero il colosso dell’investment banking JP Morgan (guidato in Italia da Francesco Cardinali) deve presentare entro novembre il risultato del mandato esplorativo che gli è stato affidato.  In particolare, da quanto è dato sapere, si sta valutando la creazione di una società ad hoc in cui far partecipare in qualità di azionisti di minoranza dei partner finanziari. Al momento almeno dieci tra fondi di private equity e società di investimento hanno palesato attenzione (qui i nomi) e tra questi vi sarebbero anche Oaktree, che possiede l’Inter, e Bain Capital, comproprietario dell’Atalanta. Il che non ha mancato di scaturire qualche perplessità vista l’ombra di un possibile conflitto di interesse.  Soprattutto però, quello che è più importante è che il piano della Lega Serie A, cui sta lavorando personalmente l’amministratore delegato Luigi De Siervo insieme a JP Morgan, si sarebbe posto un obiettivo economico molto ambizioso: ovvero quello di incassare dalla vendita dei diritti di trasmissione nei Paesi esteri un controvalore di circa 500 milioni l’anno. Denaro che, se fosse ottenuto, significherebbe un raddoppio degli introiti nei confronti dei 250 milioni che vengono incassati adesso. Questa è la situazione infatti nelle cinque principali leghe europee: CAMPIONATODIRITTI TV ESTERIPremier League2,5 mld € annuiLiga spagnola900 mln € annuiSerie A250 mln € annuiBundesliga240 mln € annuiLigue 1130 mln € annuiE’ evidente da questi numeri che se si centrasse l’obiettivo dei 500 milioni, sarebbe un grandissimo successo commerciale sia della Lega Serie A che dell’advisor JP Morgan, dato che in qualsiasi campo raddoppiare gli incassi da un esercizio a un altro è davvero qualcosa di non semplice. E in questo senso sarà doveroso capire più nei dettagli, quando emergeranno, il piano e la strategia commerciale dietro questo target. Anche perché, date le cifre attuali, si accorcerebbe di molto il divario con la Liga spagnola. Un torneo che sicuramente è meno livellato (e quindi con meno thrilling) di quello italiano visto che difficilmente esce dalle mani di Barcellona o Real Madrid, però che può allettare i clienti/tifosi esteri con stelle del calibro di Lamine Yamal, Mbappé, Rodri, Julian Alvarez, Vinicius, Bellingham e quasi tutti i componenti della nazionale spagnola campione del mondo e d’Europa. Al contrario la Serie A, come si notava, ha in Lautaro Martinez l’unico suo rappresentane nella lista dei 30 nominati al Pallone d’Oro oltre ai componenti di una Nazionale che non si qualifica ai Mondiale dal 2014. Inoltre, a rendere le cose più complicate, vi è il tema che nel panorama mondiale del calcio, molti dei mercati più ricchi sono quelli meno “calcisticamente educati” di Nord America e Asia. E questi tendenzialmente sono più attratti dai nomi e dalle superstar che non dalle emozioni di un campionato più equilibrato. Per questo mai come quest’anno per tutto il sistema sarebbe di grande aiuto se le nostre squadre andassero molto bene nelle coppe, e soprattutto in Champions League, che è poi la competizione di gran lunga più importante per la vetrina internazionale.