Legge elettorale, il parlamento si aggiusta le regole

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La legge elettorale è arrivata al Senato e, come spesso accade quando i partiti devono decidere chi avrà il potere domani, improvvisamente tutto diventa complicato. Non per i cittadini, che avrebbero il diritto di capire, ma per il linguaggio parlamentare, che sembra studiato apposta per trasformare una battaglia politica in una collezione di articoli, commi, emendamenti, preclusioni e mandati.Proviamo allora a tradurre tutto in italiano per i non addetti ai lavori.La storia comincia il 21 luglio, quando la 1ª Commissione Affari Costituzionali del Senato avvia le audizioni di costituzionalisti ed esperti. Segue una lunga discussione generale, arrivata fino al 5 agosto, con 38 senatori intervenuti. Poi arrivano gli emendamenti: ben 696, accompagnati da sei ordini del giorno (gli Odg sono “atti di indirizzo politico”, con i quali il Parlamento impegna il Governo a tenere un determinato comportamento su una questione collegata al provvedimento in esame).Dal 1° settembre riprendono i lavori, il 2 e il 3 settembre vengono illustrati gli emendamenti e cominciano le votazioni. Ed è qui che la macchina parlamentare comincia a rallentare. Una montagna di proposte, accantonamenti, votazioni, richieste di discussione e scontri tra maggioranza e opposizione trasformano la 1a Commissione permanente Affari Costituzionali del Senato in una sorta di percorso a ostacoli.Il presidente di tale Commissione, Andrea De Priamo (FdI), parlerà poi di quanto accaduto come di una «legittima, ma oggettiva attività ostruzionistica» dell’opposizione. Questa, però, è la ricostruzione della Presidente della Commissione e come tale va registrata: non può diventare automaticamente una verità politica assoluta. L’opposizione, infatti, contesta la gestione dell’esame e accusa la maggioranza di voler comprimere e ridurre il confronto.Il dato incontestabile è un altro: il tempo passa e la Commissione Affari Costituzionali non riesce a completare il lavoro senza poter conferire al Relatore, un membro della stessa Commissione incaricato in tal senso, di riferire in Aula sull’operato della Commissione, come da regolare procedura parlamentare espressamente previsto.Naturale, allora, porsi il quesito su cosa rappresenti e chi sia la figura del Relatore in precedenza menzionata. Chi è? È il senatore incaricato dalla Commissione di portare in Aula il risultato dell’esame e riferire sul provvedimento. Normalmente il percorso sarebbe semplice da capire: la Commissione esamina la legge, vota gli emendamenti, conclude il lavoro, dà il mandato al Relatore e consegna all’Aula il risultato.Questa volta non accade. La Commissione non riesce a conferire il mandato al Relatore e la partita viene trasferita direttamente in Aula.Si badi bene, non perché la legge sia stata bocciata, ma perché il Regolamento consente, in determinate condizioni, di procedere anche senza la relazione della Commissione Affari Costituzionali a ciò addetta.Politicamente è un passaggio tutt’altro che neutrale. La Commissione avrebbe dovuto essere il luogo nel quale maggioranza e opposizione cercavano, almeno apparentemente e diciamo anche formalmente, di costruire il testo da portare all’Assemblea. Invece la partita arriva direttamente davanti a tutti i senatori, dove contano soprattutto i numeri e la disciplina dei gruppi. È come togliere il tavolo di preparazione e portare la trattativa direttamente davanti alle telecamere. Il Parlamento non si ferma: cambia campo di gioco.Il 9 settembre l’Aula respinge le questioni pregiudiziali dell’opposizione e comincia l’esame del provvedimento. Il giorno successivo arriva il cuore della prima battaglia: “le preferenze”. L’opposizione tenta di cancellare il capolista bloccato e di lasciare all’elettore una scelta più ampia. La maggioranza difende invece il proprio impianto. E qui arriva il primo risultato politico concreto: passa l’emendamento 1.6, che consente fino a tre preferenze, con alternanza di genere, ma mantiene il capolista escluso dalla scelta dell’elettore. Tradotto: il cittadino potrà scegliere tre candidati, ma uno dei nomi più importanti della lista continuerà a essere deciso dal partito. Una soluzione che la maggioranza può presentare come apertura alle preferenze e che l’opposizione può invece leggere come una concessione parziale. La sintesi più brutale è forse la più comprensibile: scegli pure, ma non tutto.Il 10 settembre l’Aula prosegue con le votazioni sull’articolo 1 e respinge, tra gli altri, l’emendamento 1.36 della senatrice Cucchi (AVS-Alleanza Vedi e Sinistra) e altri. Ma la vera partita non è un singolo emendamento: è capire quanto resterà compatta la maggioranza quando arriveranno le norme capaci di modificare davvero gli equilibri futuri dei partiti. Ed è qui che la legge elettorale smette di essere una materia per specialisti. Non stiamo discutendo soltanto di formule matematiche. Stiamo decidendo chi potrà essere candidato, quanto potrà scegliere l’elettore e quanto resterà nelle mani delle segreterie dei partiti. In altre parole, stiamo parlando delle regole attraverso le quali gli stessi parlamentari che oggi le votano potrebbero essere eletti domani.La maggioranza, finora, ha retto. Ma il passaggio diretto in Aula rende ogni votazione politicamente più interessante. Se maggioranza e opposizione restano compatte, i numeri sono relativamente chiari. Se invece dentro la maggioranza compaiono crepe, assenze o dissensi, anche gruppi numericamente più piccoli possono acquistare un peso superiore alla loro consistenza. Ed è qui che guarderemo con particolare attenzione ai piccoli partiti quali Noi Moderati e altri, senza attribuire loro giochi o strategie finché i voti ufficiali non li avranno dimostrati.Perché questa volta non ci accontenteremo delle dichiarazioni. Vorremo sapere chi propone, chi sottoscrive, chi vota, chi si astiene e chi magari non si presenta proprio quando arriva il voto decisivo. È la differenza questa tra la politica raccontata dai comunicati stampa e la politica raccontata dalle carte.E per gli italiani nel mondo la cautela dovrà essere ancora maggiore. Quando arriveranno le norme che potranno incidere sulla loro rappresentanza, sulle candidature o sulle modalità di scelta dei parlamentari, non basterà sentire proclami sulla difesa degli italiani all’estero. Bisognerà guardare il voto. Perché una cosa è dire di difendere gli italiani nel mondo, un’altra è mettere quella difesa nero su bianco in un emendamento e poi votarla.La previsione? Le prossime sedute potrebbero essere molto più dure delle prime. La maggioranza ha dimostrato di poter imporre la propria linea sulle preferenze, ma il vero banco di prova arriverà quando si toccheranno gli interessi diretti dei partiti e dei loro candidati. A quel punto potrebbe emergere se l’unità del centrodestra è reale o se sotto il tavolo stanno già volando i primi stracci.Il voto finale del Senato è previsto per il 15 settembre. Ma, avendo Palazzo Madama modificato il testo arrivato dalla Camera, la partita non finirà lì: il provvedimento dovrà tornare necessariamente a Montecitorio. Ed ecco il paradosso: dopo dieci giorni di lavoro in Commissione, centinaia di emendamenti e una battaglia politica sempre più aspra, il Parlamento potrebbe ritrovarsi ancora una volta a giocare lo stesso campionato su un altro campo.Nel frattempo il cittadino resta spettatore. Gli si dice che tutto viene fatto per migliorare la democrazia, mentre i partiti discutono con feroce attenzione di preferenze, capilista, soglie e premi di maggioranza. Tutte cose importantissime, naturalmente. Soprattutto per chi spera di sedere ancora in Parlamento dopo le prossime elezioni. La domanda allora resta lì, semplice e scomoda: questa legge nasce per dare più potere agli elettori o per consentire ai partiti più forti di controllare meglio il proprio futuro? La risposta non la cercheremo nei discorsi. La cercheremo negli emendamenti e nei voti. Perché la vera partita della legge elettorale, quella che può raccontare chi vuole davvero cambiare le regole e chi vuole soltanto cambiare la propria posizione dentro il Parlamento, deve ancora cominciare. (Pier Francesco Corso)