Salvini apre ai nordisti ma blinda la leadership: «Condivisione sì, ma niente formule da pentapartito». La stoccata a Vannacci e il voto in autunno

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Più voce ai territori, più spazio ai governatori, ma nessun cambio di schema al vertice. Matteo Salvini prova a chiudere la giornata più delicata per gli equilibri interni della Lega offrendo ai nordisti una maggiore condivisione delle scelte, senza però mettere sul tavolo né triumvirati né nuove formule di governance della Lega. «La risposta è sì, ma senza formule che riportano al pentapartito», scandisce il segretario dal palco di “A tua difesa”, la due giorni leghista organizzata alle Officine Farneto di Roma. E, dopo il faccia a faccia con i governatori del Nord, fissa già la prossima scadenza: «Ci siamo dati appuntamento tutti insieme, alla faccia di qualche uccello del malaugurio, domenica 20 settembre sul palco di Pontida. Tutti insieme». Il vertice con i governatori e l’apertura ai territoriPoche ore prima Salvini aveva riunito Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e Luca Zaia. Un incontro arrivato dopo settimane di tensioni interne e richieste di un cambio di passo da parte dell’ala nordista. La nota diffusa dalla Lega al termine del vertice non fa cenno alle tensioni, parlando di un «clima di assoluta collaborazione» e annunciando l’avvio del lavoro per un «manifesto programmatico» che raccolga idee, priorità e proposte del partito in vista di Pontida.«Ci siamo visti, scoop: il segretario della Lega si è visto con i governatori. Vi do un altro scoop: oggi ho visto anche dei sindaci, dei parlamentari e perfino dei ministri». Salvini per placare gli animi sceglie l’ironia: «C’è la volontà di dare ancora più forza, più voce, più spazio alla vera grande forza della Lega rispetto ad altri partiti, che è la squadra di governo dei territori». Poi assicura di non vedere l’ora di «condividere le responsabilità quotidiane con chi porta il nome della Lega nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni». È il punto di mediazione con chi, nelle ultime settimane, ha chiesto una gestione più collegiale del partito. Quando però la domanda dell’intervistatore, Francesco Giorgino, diventa esplicita e si passa dall’ascolto dei governatori all’ipotesi di intervenire sulla governance della Lega, Salvini alza il muro. «Coinvolgerò tutte le persone che hanno idee e valori da portare avanti, a partire dai governatori che sono le nostre punte di diamante», promette. Ma senza nuovi organismi o formule che possano ridimensionare la segreteria. E ricorda che al congresso dello scorso anno sono stati i militanti a chiedergli di «andare avanti ancora un po’». «Sono disponibile a condividere scelte, battaglie, programmi, futuro, assolutamente sì». «Io nordista, ho ancora cinque camicie verdi»Sui malumori il leader del Carroccio minimizza: «per me, da milanese, ipotizzare una fronda nordista… Sono su de Milan, c’ero sul Po, c’ero al Monviso, ho ancora cinque camicie verdi nel mio armadio a Milano». Poi rivendica la trasformazione della Lega: «Io ho fatto la tessera nel 1990, non della Lega Nord, della Lega Lombarda». Ma «il mondo del 1990 non è il mondo del 2026» e oggi, sostiene, «per difendere le imprese del Nord devi essere forte a Bruxelles». Insomma la dimensione nazionale del partito, uno dei bersagli principali delle critiche arrivate dall’area nordista, non è in discussione.La frecciata a Vannacci: «Ho dato fiducia a chi non la meritava»Poi arriva una frecciata che sembra avere un destinatario preciso: il generale Roberto Vannacci, ex vicesegretario leghista ora leader di Futuro Nazionale. Salvini non fa nomi e sorride. Quando gli viene chiesto se abbia dato fiducia a qualcuno che poi non la meritava, parte da un vecchio ricordo della Lega milanese e arriva al presente. «Negli ultimi mesi ho dato fiducia a qualcuno che evidentemente non meritava la fiducia, non di Matteo Salvini, ma dello straordinario popolo della Lega». E subito aggiunge: «Tutti quelli che sono usciti dalla Lega non hanno fatto un dispetto alla Lega, sono loro che si sono persi una grande famiglia e una grande comunità».Il voto tedesco e l’elogio all’AfDSul fronte europeo Salvini non cambia invece registro. Al risultato dell’AfD in Germania attribuisce un significato politico netto: «Alcune politiche imposte da Bruxelles sono fallimentari». E respinge la lettura di chi considera l’avanzata della destra tedesca come un ritorno dell’estremismo: «Le elezioni contano o non contano? Perché se le elezioni contano solo se vince la sinistra, ci avvisassero».Il bersaglio principale è ancora una volta il Green Deal, «una boiata pazzesca che dovrebbe essere stralciata oggi pomeriggio». Il segretario leghista rivendica apertamente anche il messaggio inviato alla leader dell’AfD: «Ho fatto i complimenti ad Alice Weidel perché ha avuto un risultato straordinario». Perché il voto tedesco è soprattutto «una bocciatura delle politiche europee» e l’anticipo di una partita destinata ad allargarsi alle elezioni del 2027 negli altri grandi Paesi dell’Unione. La sfida a Forza Italia sulle bancheE se sulle tensioni interne Salvini cerca la tregua, sugli utili delle banche lo scontro a distanza con Antonio Tajani non si placa. Salvini concede provocatoriamente un punto al leader azzurro: «Non esiste l’extraprofitto». Poi gioca con le parole: «Al massimo parlo di profitto extra».La sostanza della proposta non cambia. «Se devo scegliere se tassare gli artigiani o tassare 20 banchieri, tasso 20 banchieri», dice Salvini, indicando come obiettivo «le prime cinque o dieci grandi banche» e lasciando fuori gli istituti locali e di credito cooperativo. «Non vogliamo tagliare gli extraprofitti, vogliamo un contributo su profitti da decine di miliardi di euro i cui unici protagonisti sono i contribuenti italiani». Un contributo che, nei piani della Lega, dovrebbe servire anche a finanziare alcune delle bandiere da portare nella prossima manovra, dalle pensioni alla sicurezza. Sul punto Salvini non considera sufficiente il no già pronunciato dagli azzurri: «Quello che non si può sentire è “no, non si fa”». La mediazione, promette, verrà cercata al tavolo di maggioranza.E sulle elezioni: «Autunno 2027»Infine Salvini prova a spegnere anche le ricostruzioni sulle elezioni anticipate e sul possibile braccio di ferro con Giorgia Meloni sulla data del voto. Alla domanda se si voterà in primavera, a settembre o addirittura già a gennaio, la risposta è netta: «La cosa più naturale e rispettosa del voto degli italiani è votare alla fine del mandato elettorale. Ci rivediamo nell’autunno del 2027. A Dio piacendo». L'articolo Salvini apre ai nordisti ma blinda la leadership: «Condivisione sì, ma niente formule da pentapartito». La stoccata a Vannacci e il voto in autunno proviene da Open.